Morte in culla: scoperta la causa, linee guida per evitarla

Morte in culla: scoperta la causa, linee guida per evitarla

E' un evento drammaticissimo che riguarda almeno 300 neonati ogni anno in Italia, parliamo della Sindrome della morte in culla, ma pare che le medicina possa sconfiggerla

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    Bambino

    E’ una morte atroce, soprattutto per i genitori che si vedono strappato il figlio o la propria figlia in un modo assurdo e inspiegabile, magari dopo averci giocato e averlo adagiato nella culla per il riposo notturno, salvo poi accorgersi, senza un rumore, senza un sussulto, insomma in maniera incredibile, che il proprio figlio/a è appena morto. Stiamo parlando della morte in culla e chissà in quanti che adesso ci leggono hanno un ricordo indelebile e lancinante al solo pensiero di imporsi di farsi una ragione per la disgrazia loro occorsa, ma oggi una speranza di debellare questa assurda situazione pare esserci.

    A scoprire la causa della morte in culla uno studio tutto italiano che avrebbe evidenziato come la cause dell’esito di questa affezione risiedano tutte nel cervello a livello di un sistema che mette in relazione i neuroni ed in grado di inviare impulsi per il normale funzionamento del battito cardiaco e della respirazione, il tutto regolato da un altro sistema parallelo che mette in comunicazione il cervello con la spina dorsale.

    Il disastro che si consumerebbe in silenzio nell’arco di pochi minuti, con abbassamento improvviso della temperatura corporea del bambino e crollo della frequenza cardiaca, potrebbe verificarsi a causa di un difetto congenito come chiarisce uno studio portato avanti dal Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare di Monterotondo i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science e diretti dal professore Cornelius Gross. Lo studio è stato sperimentato su topi transgenici che presentavano questi difetti paragonabili a quelli che si repertano nella morte in culla e che finivano per perire allo stesso modo dei neonati.

    Il problema in un interruttore
    Secondo gli scienziati si assisterebbe ad un malfunzionamento da parte di un “interruttore” naturale che agisce su un importante neurotrasmettitore, la serotonina, che sarebbe difettoso alla nascita e provocherebbe dei ritardi di connessione tra neuroni, ciò sarebbe sufficiente ad abbassare la temperatura corporea del neonato che si rifletterebbe, a livello cardiaco, con un arresto improvviso del battito allorquando i due sistemi, respiratorio e cardiocircolatorio, non riceverebbero più da parte del cervello l’impulso a funzionare.

    A seguito di ciò si verificherebbe quella che ormai è consuetudine denominare come sinrdome della morte in culla o Sids e che causerebbe il decesso di un bambino al di sotto dell’anno di età, nonostante all’apparenza non presenti nessun sintomo di una patologia in atto Fino adesso non si riusciva a spiegare, neanche dopo esame autoptico, la causa di questa evenienza, nonostante, pur non essendo un’eventualità diffusissima, uccide nella sola Italia non meno di 300 bambini all’anno.

    L’insorgenza della morte nella culla è intorno ai tre, quattro mesi di vita del neonato e riguarda entrambi i sessi allo stesso modo e, per lo più, la morte avviene quasi sempre, durante il sonno.


    I consigli dei pediatri per cercare di evitare in qualche modo il dramma

    In attesa che dalla sperimentazione si passi all’utilizzo pratico di quanto scoperto dagli scienziati italiani, i pediatri danno delle linee guida molto semplici per arginare o evitare tale gravissima emergenza.

    L’unico consiglio utile è quello di lasciare al bambino il ciuccio durante il sonno, ciò, pare, favorisca la respirazione mentre il bambino dorme. Non sembrano esserci altri consigli utili da darsi a scopo preventivo, per il resto dovremo rifarci al lavoro degli scienziati che stanno lavorando su questa grave patologia e che sarebbero ad un passo dall’aver trovato un meccanismo di controllo del recettore della serotonina capace di contrastare il blocco della comunicazione fra strutture deputate al normale funzionamento cardiaco e della respirazione.

    Il prossimo passo sarà quello di poter individuare per tempo quei soggetti che più di altri sono esposti alla patologia intervenendo preventivamente su di loro e predisponendo, ove necessario, le linee guida per risolvere definitivamente il grave problema.

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