Morbo di Parkinson: le cure e le ultime acquisizioni scientifiche

Morbo di Parkinson: le cure e le ultime acquisizioni scientifiche

Le diverse posture del paziente affetto dal Morbo di Parkinson al variare della gravità della malattia

Dopo aver visto l’incidenza, i sintomi e la causa del Morbo del Parkinson, su quest’ultima bisogna annettere sempre più importanza oltre a quella genetica anche, secondo recenti studi, al contatto prolungato con sostanze chimiche, compresi gli idrocarburi, vediamo adesso a che punto sono gli studi volti alla ricerca di cure e soluzioni per questa malattia degenerativa neurologica.

Le cure per il Morbo di Parkinson

Iniziamo col dire che parliamo di una patologia invalidante sicuramente, ma non mortale, curabile ma non guaribile e queste distinzioni nell’affrontare la malattia sono essenziali per abituare sia i malati che i loro congiunti al giusto approccio che dovranno tenere nei confronti del Morbo di Parkinson.

Esistono cure risalenti alla fine degli anni sessanta che utilizzano farmaci usati in combinazione fra di essi ove si individua il capostipite nella L-Dopa, ovvero un precursore della Dopamina, la sostanza che funge, insieme ad altre, da neurotrasmettitore nella regolazione della contrattilità muscolare. Tale precursore viene trasformato in Dopamina bilanciando gli alti livelli dell’altra sostanza con funzionamento analogo, Acetilcolina. Oggi, in aggiunta al farmaco di base, si preferisce somministrare altre molecole che, pur con funzioni diverse, servono a bilanciare i quantitativi della Dopamina nell’organismo, il tutto, somministrando altri principi attivi atti a limitare gli effetti collaterali previsti dall’assunzione di farmaci nella cura di una malattia cronica e dunque assuntii per un lunghissimo periodo di tempo, se non, addirittura, per tutta la vita.

Accanto ad un approccio terapeutico ormai entrato nella letteratura scientifica per la cura del Morbo di Parkinson, alcuni trattamenti personalizzati per un certo numero di pazienti prevede, a giudizio del medico, anche la possibilità di assumere dosi di Vitamina E, che parrebbe avere un ruolo nel rallentare gli effetti degenerativi della patologia. Così come si riferiscono benefici dall’assunzione concomitante di altre vitamine, specificatamente del Complesso B, B6, sopratutto, per lunghi periodi in aggiunta al Magnesio, un minerale già presente in una certa misura nel nostro organismo, che pare abbiano dato riscontri positivi nella cura del Parkinson. Tali sostanze, in particolare le vitamine, pare abbiano un effetto benefico in virtù della maggiore ossigenazione cerebrale che indurrebbero. Importante segnalare invece la possibilità che il ricorso alle cure o alla malattia stessa determini nei malati fastidiose e spesso importanti stitichezze da prevenirsi principalmente con una dieta appropriata.

Stili di vita e igiene alimentare
Interessanti gli approfondimenti che ci giungono dal Dipartimento di Neurogeriatria di Livorno e diffusi dal responsabile dell’Istituto prof Piero Pezzagli, per’altro già referente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani che sottolinea la necessità che nella dieta di questi malati venga monitorato il quantitativo di proteine ciò al fine di agevolare l’assorbimento dei farmaci utilizzati per la cura della malattia al punto che si ritengono ottimali dosi entro il grammo per chilo lontano dall’assunzione del farmaco previsto. Importante anche indurre il paziente ad una corretta idratazione con l’assunzione di liquidi che rendono più agevoli le evacuazioni limitando la stitichezza, quest’ultima necessità è quella più disattesa dai pazienti, soprattutto molto anziani, poco propensi ad assumere liquidi di propria spontanea volontà

Utile anche l’esercizio fisico, sia pure moderato, in quanto in grado di ridurre la contrazione muscolare a livello degli arti superiori e inferiori. Dunque ottimale è il ricorso alla cyclette e l’abitudine a distensive passeggiate, senza però stancarsi.

Tutta una serie di altri studi, con una valenza scientifica forse un po’ più empirica, dimostrerebbe, ad esempio, che il consumo di fave avrebbe un effetto migliorativo sull’evoluzione della malattia, tale lavoro scientifico proverebbe da Tel Aviv da ricercatori del Medical Center Elios. Il significato del lavoro scientifico deriverebbe dal fatto che le fave conterrebbero una quantità notevole di L-Dopa, con un effetto paragonabile a querllo indotto dai farmaci e che ripercorrerebbe analogo studio degli inizi del ‘900 . Secondo gli esiti di un’altra ricerca pubblicata dal Journal of American Medical Association, anche il consumo moderato di caffè otterrebbe gli stessi risultati. Tale lavoro scientifico, pur se suggestivo, deriverebbe dall’osservazione effettuata nelle isole Hawai da scienziati giapponesi che avrebbero localizzato nella caffeina una sorta di protezione nella malattia di Parkinson la stessa che sarebbe stata annessa a sostanze quali il guaranà, il te verde e nero. Non si è però ancora capito che tipo di protezione ascenderebbe da queste sostanze, fatto che fa propendere i medici a suggerire ai consumatori di queste sostanze di assumerle ugualmente in quantità limitata. Sicuramente più concreta la possibilità di isolare farmaci neuroprotettivi in grado di preservare al meglio il cervello dei soggetti malati o predisposti al Parkinson.

Terapia Chirurgica

La vecchia terapia chirurgica riservata a quei pazienti che non traevano benefici alcuni dalla farmacologia o perché troppo esposti agli effetti collaterali di quest’ultima, ha raggiunto livelli di perfezione con risultati migliori nel tempo e abbattimento dei rischi operatori dei trattamenti riservati a questi pazienti. Tale terapia è praticata con successi sempre maggiori dell’ordine del 90% e si avvale dell’apporto professionale di medici neurologi e neurochirurghi e consiste nell’impianto di un elettrocatetere e di un neurotrasmettitore collegati ad apposito cavetto da collocarsi sottocute. Il tutto per contrastare efficacemente i sintomi della malattia. In questo modo il paziente viene monitorato prima, durante e dopo l’intervento richiedendo il suo apporto nell’informare l’equipe medica di eventuali cambiamenti seguiti all’intervento stesso.

Un siffatto trattamento chirurgico prevede anche che periodicamente e comunque ogni tre, cinque anni, il paziente si affidi ai medici per la sostituzione del neurotrasmettitore aritificiale impiantatogli poiché questo è alimentato da apposite batterie soggette a scaricarsi entro questo lasso di tempo. Tuttavia bisogna ricordare che la sostituzione delle pile è un’operazione rapida, di facile esecuzione e quasi del tutto indolore.

Nuove acquisizioni scientifiche e progressi per la cura del Morbo di Parkinson

La scienza medica ha dichiarato una vera e propria guerra al Morbo di Parkinson che passa su acquisizione sempre nuove e ricerche atte a conoscere sempre più a fondo la malattia neurologica. Per esempio è opinione sempre più diffusa, grazie anche agli studi effettuati dal gruppo di ricercatori capitanato dalla professoressa Rita Levi Montalcini, che assisteremo nei prossimi anni ad un vero e proprio trapianto di cellule staminali atte a ricostituire quelle che producono Dopamina che vengono distrutte dalla malattia. E su questo fronte si ricorda anche il lavoro scientifico di alcuni ricercatori americani del National Istitute of Health di Washington che hanno sperimentato una tecnica innovativa che consiste nell’impianto in loco di cellule staminali embrionali coltivate in provetta destinate a specializzarsi col tempo in cellule nervose capaci, giunte a maturità, di sintetizzare la Dopamina, Attualmente la tecnica è impiegata, sperimentalmente sugli animali, i cui risultati sono davvero incoraggianti al punto da riservarla, presto anche all’uomo.

A questa pratica scientifica se ne aggiungerebbe un’altra rivolta all’individuazione di eventuali geni responsabili o associati alla malattia stessa, il tutto nel tentativo di individuare, mediante il ricorso anche alla bioingegneria, quei geni da “riparare” perché responsabili della grave patologia neurologica, oppure in alternativa, provvedere alla sostituzione dei geni già danneggiati dal Parkinson.

Sempre dall’America, ricercatori del posto e precisamente del Medical Center dell’Università del Nebraska e della Columbia riferiscono di aver sperimentato sui topi la possibilità di prevenire la morte di alcune cellule cerebrali. Secondo Howard Gendelman, responsabile del Centro, la terapia prevedrebbe la possibilità di sperimentare delle vere e proprie protezioni dei neuroni produttori di Dopamina, laddove il danno sia allo stato iniziale. Lo stesso Mount Sinai Institute di New York nel caldeggiare quest’ultima ricerca, rileverebbe la necessità di una protezione di queste strutture avendo acclarato che l’esposizione all’azione di fattori tossici, compresa l’ingestione di cibi e acqua contaminata, aggiunto all’inquinamento atmosferico, sarebbero responsabile di una degenerazione progressiva a livello dei neuroni, soprattutto quelli che secernono Dopamina, dunque, quest’ultimo lavoro scientifico sarebbe anche volto alla prevenzione della patologia.

In conclusione, il Morbo di Parkinson, come si vede, è una malattia che oggi raggruppa le più interessanti acquisizioni scientifiche in ambito a quelle patologie neurologiche gravi e invalidanti e l’attenzione dei ricercatori è del tutto riposta verso quelle soluzioni atte a sconfiggere del tutto queste patologie e in particolare il Morbo di Parkinson. La stessa scienziata Rita Levi Montalcini ipotizzava per queste e altre gravi patologie neurologiche un periodo di un decennio per sconfiggerle; non sappiamo se i tempi verranno rispettati con precisione, ma di sicuro è confortante apprendere che gli sforzi della Comunità Scientifica sono rivolti nella giusta direzione verso la risoluzione di quello che è ancora oggi vissuto per molti sofferenti un vero e proprio calvario esistenziale.

Attualmente risulta utile ricordare che il ricorso allo specialista neurologo fin dalle primissime fasi della malattia, rappresentate dai sintomi lamentati dal paziente, anche se appena evidenziati, è quanto mai necessario, ciò per intervenire prima che i danni si estendano in maniera irreversibile e le prime cure praticate non riescano a sortire gli effetti terapeutici auspicati.

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Mar 08/01/2008 da in , , ,

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23 agosto 2009 22:49

E’ololmol tutto molto nebuloso, si scopre questo, si scopre quello ma le terapie prescritte sono sempre le stesse e quindi molro pericolose con m

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Borsetto emilio 19 settembre 2009 09:53

Buongiorno, da pochi anni mi hanno diagnosticato il morbo di parkinson.
vorrei conoscere le ultimissime cure
per questa malattia. Grazie.

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Ornella53 15 ottobre 2009 23:09

ma….. cosa vuoi che ti dica, sono la moglie di un uomo che soffre di questa maledetta malattia da qualche anno,spero sempre che arrivi questo benedetto miracolo…una grande scoperta della scienza che riesca a debellare sto schifoso parkinson.Intanto continuo a vivere vicino al mio adorato marito cercando di aiutarlo come posso con tanto amore e sostegno morale .baci baci baci…e abbracci a tutte quelle persone che sono nelle nostre stesse condizioni

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7 gennaio 2010 16:58

ciao ornella io sono il marito di una donna affetta da 15 anni e come te gli stò vicino notte e giorno ad aiutarle ma sai quante vote vorrei spaccare tutto e ho paura di nn farcela più rò grazie a Dio fino ad oggi è prevalso il ns amore … mi complimento con te

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Giuseppe 28 gennaio 2010 15:13

ciao ..Anonimo …innanzitutto xkè ti nascondi … io mi trovo nelle stessime tue condizioni da 16 anni … e anke a me a volte mi viene il timore di nn farcela xrò dopo un sec mi passa e ricomincio ke vuoi farci questo ce l’ha riservato qualcuno al quale nn possiamo opporci .. kissà forse poi siamo ricompesati

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