Morbo di Parkinson: una grave degenerazione neurologica progressiva, diverse le cause in gioco

Morbo di Parkinson: una grave degenerazione neurologica progressiva, diverse le cause in gioco

Diverse le Cause del Morbo di Parkinson, la grave malattia degenerativa neurologica, anche l'Ectasy un'imputata importante per l'esordio della patologia

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    La tipica postura di un malato di Morbo di Parkinson

    Il Morbo di Parkinson, una malattia in crescita, anche per via dell’allungamento della vita media della popolazione degli Stati evoluti, una patologia conosciuta da almeno duecento anni, da quando il medico inglese, James Parkinson, constatando il caratteristico atteggiamento dei pazienti che ne soffrivano, ne studio e individuò i sintomi e poi le cause.

    Il famoso trattato medico sulla “paralisi agitante” già allora, ben descriveva i drammi dei pazienti affetti da questa patologia successivamente definita, degenerativa neurologica, che oggi ha un’incidenza sulla popolazione di oltre lo 0,3%, risultato, nella sola Italia, a fare i conti con questa patologia, sono quasi 250.000 pazienti.

    Frequenza della malattia

    Quando parliamo di Morbo di Parkinson c’è da dire che, fin’ora, non si annette una causa ereditaria, della malattia, mentre a soffrirne sono entrambi i sessi, anche se i maschi più delle donne ne vengono leggermente più colpiti. A proposito dell’ereditarietà oggi si preferisce parlare di incidenza familiare, intendendo con essa la maggiore probabilità che nell’ambito dello stesso nucleo familiare, ove vi sia un malato di Parkinson, se ritrovi un altro individuo a soffrirne, questa osservazione sta orientando gli scienziati a considerare un’origine genetica della malattia e su questo oggi e, soprattutto, in futuro, si orienteranno gli studi e le cure del Parkinson.

    Per quanto invece concerne l’età di esordio, si considera il Morbo di Parkinson una malattia della senilità, ma oggi che, come detto, stiamo assistendo ad un aumento della vita media degli individui, definire una malattia senile quella patologia che inizia a manifestarsi intorno ai 55 anni d’età è davvero esagerato, oltretutto, approfondendo l’osservazione del Morbo di Parkinson, si rileva che una percentuale ridotta di casi possa esordire a qualunque età, anche intorno ai 40 anni e con queste forme, in Italia, ci devono fare i conti, qualcosa come 20.000 pazienti, circa.

    Effetti del Morbo di Parkinson

    Parliamo, dunque, di una malattia degenerativa a carico dei centri nervosi deputati al controllo dei movimenti che colpisce il malato in maniera più o meno lenta e, soprattutto, progressiva e ciò perché, proprio in questi centri parte l’impulso che viene poi veicolato alle cellule muscolari che contraggono i muscoli e, dunque, determinano i movimenti della persona. La patologia una volta fatto il suo esordio, va a danneggiare quelle cellule in grado di produrre due importanti neurotrasmettitori, che, di fatto, regolano il movimento dei muscoli, parliamo della Dopamina e dell’Acetilcolina. Quando, a seguito della degenerazione causata dal Parkinson, si danneggia la produzione di questi due neurotrasmettitori la conseguenza è uno squilibrio nella concentrazione delle due sostanze secrete, ma in particolar modo a carico della Dopamnina,col risultato di assistere in maniera sempre più grave sulla mancanza del controllo dei movimenti muscolari. Sarebbe facile a questo punto immaginare che la sola introduzione dall’esterno di questa sostanza, di fatto secreta in misura minore, sarebbe sufficiente a sconfiggere la sintomatologia, se non la stessa malattia. Ma purtroppo non è così, studi approfonditi sul Parkinson e già risalenti a quasi mezzo secolo fa, hanno palesemente dimostrato come la Dopamina veicolata dall’esterno non ha alcuna rilevanza benefica sulla malattia, per il semplice fatto che le è impedita la circolazione a causa della barriera ematomeningea che si frappone alla sostanza come un filtro bloccandola.

    Sintomatologia del Morbo di Parkinson

    Una malattia progressiva quella del Morbo di Parkinson con esordio lento ed inesorabile che inizia dalla nuova postura assunta dall’ammalato e dall’atteggiamento da questi tenuto che, man mano che la patologia va conclamandosi, diventa sempre più evidente ed ingravescente, fermo restando che i diversi stadi del Morbo di Parkinson si differenziano, spesso, in maniera netta, l’uno dall’altro, in una serie di sintomi così suddivisi:

    Tremore a riposo: Generalmente è il primo ingresso nella malattia, distinguibile per il fatto che il paziente, a riposo, intervalla fasi di tremore, localizzati alle mani e al capo che diventano sempre più frequenti e persistenti.

    Disordini dell’equilibrio: L’ammalato denuncia notevoli difficoltà a camminare, anche per l’impossibilità, spesso, di stare in equilibrio, ragion per cui, l’andatura diviene irregolare, caratterizzata da piccoli passi effettuati con le gambe lievemente piegate e un po’ in flessione . Il risultato è l’assistere a movimenti lenti ed incerti, quasi sempre in condizioni di equilibrio precario, a questo si aggiunga poi che difficoltosa quanto mai sarà l’esecuzione di un qualsiasi gesto effettuato con gli arti superiori, compreso lo sforzo di esercitare una qualsiasi pressione con le mani che risulta, oltre che difficoltosa, sempre incerta, ciò a causa dell’aumentata resistenza ai movimenti passivi degli arti.

    Fissità dello sguardo:
    un altro elemento che indirizza il medico, indipendentemente dalle indagini che intenderà effettuare sul paziente, alla diagnosi di Parkinson, è la fissità dello sguardo del paziente, sempre meno espressivo e sempre più statico.

    Movimento involontario del pollice e difficoltà di scrittura: completano spesso il quadro clinico di un malato di Morbo di Parkinson, spesso sorpreso a “girare il pollice della mano contro la superficie dell’indice come a voler sbriciolare il pane, in un movimento incessante ed estenuante , anche solo per questo, la scrittura di un paziente si fa tremula, con grafia sempre più minuscola ed incerta.

    Esistono sintomi minori, perché rilevati in alcuni pazienti o a diversi stadi della malattia, quali la perdita involontaria della saliva, la difficoltà di deglutizione, l’eccessiva sudorazione, l’aumento della quantità delle urine emesse, la stitichezza la perdita dell’appetito, a volte tanto grave da assistere a veri e propri stati di malnutrizione dei malati di Parkinson. Così come, non è raro anche assistere ad una sorta di esitazione dell’eloquio, ovvero, il malato ha difficoltà a scandire le prime parole di un discorso, salvo poi normalizzarsi via, via che discute. Dunque, una sequela di sintomi che stravolge la vita di questi pazienti, senza, però, alterare minimamente le loro facoltà mentali, semmai incidendo negativamente sul carattere degli individui affetti, sempre più irritabili e spesso irascibili, non tanto per gli effetti della patologia, quanto per la constatazione di uno scadimento sempre peggiore della qualità della propria vita.

    Cause della malattia

    A parte le cause note e accennate che entrano in gioco nel Morbo di Parkinson, via, via che si è proceduto negli studi, si sono accertate altre motivazioni che, pur non incidendo in maniera per lo meno certa, nell’esordio della patologia, potrebbero contribuire a peggiorarla o ad anticiparla. Per esempio, la carenza di Vitamina E nella primissima infanzia parrebbe avere un ruolo, da adulti, nell’insorgenza della patologia. Ma vi potrebbe essere un’altra causa ancora più grave e, oggi, in parte acclarata e che discenderebbe da uno studio statunitense finanziato dallo stesso Ministero della Salute americano che correlava negli agricoltori che facevano uso per le proprie colture di disserbanti e pesticidi chimici, lo sviluppo significativo del Morbo di Parkinson con tali sostanze. A questo studio si è aggiunto un lavoro scientifico, stavolta tutto italiano, che avrebbe dimostrato come l’esposizione protratta agli idrocarburi, non solo allo stato puro ma anche disciolti in vernici e collanti, avrebbe un peso significativo nello sviluppo della grave patologia neurologica. Persino l’inquinamento atmosferico gioca un ruolo importante nell’esordio della patologia.

    Infine,esiste un recente studio molto importante che, partendo dagli effetti su base neurologica nei giovani assuntori di ectasy, avrebbe rilevato che il consumo di questa sostanza avrebbe come esito finale, devastanti danni di natura neurologica, molto simili a quelli causati dal Morbo di Parkinson, una sorta di Parkinson indotto, insomma e ciò in quanto l’ectasy depauperebbe le cellule produttrici di dopamina, per queste chiamate, dopaminergiche, della sostanza stessa e ciò si è palesato proprio in giovani assuntori della sostanza stupefacente che manifesterebbero sintomi molto simili al Parkinson con progressione dei danni e relativa invalidità precoce.Ma c’è di più, tali danni non sarebbero sempre dose dipendenti, bastano sporadici dosaggi da “discoteca” per assistere a questi gravi fenomeni con l’unico dubbio, non ancora risolto da parte dei ricercatori, se i danni da ectasy sui giovani possano o meno considerarsi irreversibili o cesserebbero o si mitigherebbero con l’allontanamento della sostanza stupefacente.

    A questo punto, sulla base delle conoscenze fin ora raggiunte dalla scienza medica, si tratta di stabilire che cure si possono oggi prevedere per questa malattia neurologica, fatto che sarà argomento della prossima trattazione.

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