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Morbo di Parkinson: farmaco antiparkinsoniano causerebbe tumore alla prostata?

Morbo di Parkinson: farmaco antiparkinsoniano causerebbe tumore alla prostata?

Un farmaco antiparkinson può determinare una più alta incidenza di tumore alla prostata? non si sa bene, ma la FDA vuole vederci più chiaro e per questo ha dato vita ad uno studio accurato

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    il farmaco stalevo

    Un antiparkinsoniano, nello specifico facente parte delle sostanze dopaminergiche come quelle rappresentate da Stalevo, un farmaco nella cui formulazione reperiamo tre principi attivi, Carbidopa, Levodopa ed Entacapone che insieme agiscono bene opponendosi alla malattia ma soprattutto nei confronti dei sintomi più penosi della patologia stessa; il Morbo di Parkinson; può ancora essere prescritto o bisogna studiarlo meglio?

    Sicuramente bisogna saperne di più, tant’è che sul farmaco è intervenuta la FDA, l’Organo di controllo americano sui farmaci, per capire se esiste relazione fra l’assunzione protratta del preparato e la maggiore esposizione del paziente al tumore alla prostata.

    Per intendere bene l’eventuale correlazione, si è dato vita ad uno studio denominato Stride-PD, che è consistito nell’osservazione di un gruppo di pazienti per due, quattro e sei anni e constatando alla fine i risultati ottenuti fra il gruppo di pazienti che assumeva il farmaco citato e quelli trattati con altro farmaco che conteneva la sola associazione dei due principi attivi, la carbidopa e la Levodopa.

    Si è così visto che prendendo a riferimento una popolazione di 245 pazienti in cura con Stalevo i casi di tumore alla prostata venivano riferiti a nove ammalati, mentre nel caso di quei pazienti trattati con la sola associazione Carbidopa e Levodopoa si assisteva a soli due casi di neoplasia prostatica riferita a due uomini di età diversa.

    Secondo la FDA la constatazione dei fatti giustifica lo studio al fine di dimostrare se possa mai esistere una correlazione fra la somministrazione del farmaco contenente i tre principi attivi e l’eventuale insorgenza della neoplasia o se ci si debba orientare sulla terapia mediante farmaco contenente i duplici principi attivi. L’evidenza dei risultati fin’ora ottenuti fanno pensare che la triplice terapia determini un’incidenza del tumore alla prostata di 14 casi su mille che scende a poco più di tre casi su mille all’anno con la duplice terapia.

    La durata della terapia prima della diagnosi di cancro alla prostata nel gruppo Starlevo ( triplice principio attivo ) era in media di 664 giorni.

    Adesso tocca alla FDA la decisione finale da adottare, ricordando che fra le decisioni potrebbero esserci particolari indicazioni da dare ai medici, quali ad esempio valutare bene la necessità o meno di prescrivere la sostanza farmacologica in presenza di individui che presentino un’eventuale positività alla patologia rappresentata, quale ad esempio, una predisposizione familiare riferita a neoplasie, oppure tenere in considerazione anche la sospensione del farmaco dalla vendita.

    Fonte foto: Wikipedia
    Fonte: FDA, 2010

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