Morbo di Crohn: sintomi, diagnosi, alimentazione e cura

Morbo di Crohn: sintomi, diagnosi, alimentazione e cura
da in Malattie Autoimmuni, Morbo di Crohn
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    Stomaco

    Il morbo di Crohn è una malattia che provoca diversi gravi sintomi, per cui una diagnosi tempestiva è ciò che occorre per poter intraprendere la cura corretta. Di fondamentale importanza è, inoltre, l’alimentazione. Ma cos’è il morbo di Crohn? Si tratta di un’infiammazione cronica che può interessare diverse parti dell’apparato digerente: teoricamente, potrebbe localizzarsi in ogni tratto del canale alimentare, ovvero dalla bocca all’ano ma, in realtà, si può dire che le parti più colpite sono la zona finale dell’intestino tenue, il colon e l’ano. Esiste un rapporto molto stretto fra colite ulcerosa e morbo di Crohn, ma la prima interessa di solito il retto o il colon e non colpisce altre parti dell’intestino. Al pari della colite ulcerosa, può anche essere causa d’invalidità il morbo di Crohn. Qual è la sintomatologia legata a questa malattia infiammatoria cronica? Quali sono le sue cause? Qual è il trattamento da seguire per poter giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

    La qualità della vita dei malati di Crohn è seriamente compromessa, soprattutto nelle acuzie della malattia, quando i pazienti riferiscono, nelle forme più gravi, dolori addominali severi, al punto da essere costretti a ricoveri d’urgenza con la paura di essere stati colpiti da una colica di tipo appendicolare. I tessuti coinvolti dalla malattia sono ulcerosi e infiammati e possono presentare lesioni anche profonde. La diarrea – per cui esistono alcuni rimedi naturali - è quasi sempre una costante di questa patologia, così come la febbre – spesso persistente – eventuali artralgie, stanchezza generale, dolori articolari e stati astenici con diminuzione progressiva dell’appetito e conseguente dimagrimento. Dai pazienti sono, inoltre, spesso riferiti dolori alla destra dell’addome – in prossimità dell’ombelico e spesso dopo i pasti o le continue evacuazioni – e ascessi anali aggravati, a volte, da vere e proprie fistole. L’andamento della malattia è incostante tanto che, dopo periodi di aggravamento, il paziente riferisce periodi di remissione dei sintomi al punto da ritenersi del tutto guarito, spesso dopo una cura o dopo un intervento chirurgico. Tuttavia, i casi in cui la malattia si complica al punto da arrecare gravi danni all’intestino o al di fuori di esso sono, generalmente, limitati al 20%-25%, poiché la restante parte dei pazienti risponde alla terapia medica, pur con i limiti rappresentati da una patologia cronica. In gravi casi, possono presentarsi anche meteorismo, nausea, calcoli renali, vomito, anemia grave e sanguinamenti anali. La comparsa dei sintomi è lenta, ma progressiva.

    Pur non conoscendo a fondo l’eziologia della malattia, la constatazione che questa sia più diffusa nelle aree più sviluppate del pianeta – così come nei grossi centri urbani, spesso sovraffollati – non esclude situazioni come lo stress e l’inquinamento, oltre a una predisposizione genetica, quali eventuali cause scatenanti. Per quanto riguarda l’insorgenza, la malattia colpisce i giovani, in particolar modo, avendo il massimo picco d’insorgenza dai 15 ai 45 anni d’età e, più raramente, in età adulta, comprese forme senili che colpiscono oltre i 65-70 anni d’età. Pur essendo le cause del morbo di Crohn sconosciute, tra le ipotesi vi è anche quella di una reazione immunologica abnorme dell’intestino verso antigeni, oltre a un grado di familiarità: sembra, infatti, che vi sia un maggior rischio nei familiari delle persone affette, pur non essendo una malattia ereditaria. Sebbene, inoltre, le cause scatenanti del morbo di Crohn non siano ancora del tutto chiare, si sa che la sua comparsa è, solitamente, autoimmune, ovvero si verifica perché il sistema immunitario attacca la parete intestinale o gli altri tessuti coinvolti.

    Purtroppo, pur nella percentuale dei casi appena visti, non si possono escludere eventuali complicanze che – anche dopo diverso tempo dall’insorgenza dei primi sintomi – il morbo di Crohn può arrecare al paziente. Le più diffuse sono a carico dell’intestino che, in casi gravi, può giungere all’ostruzione totale, a causa della perdita di elasticità dell’organo per effetto dell’infiammazione e dei continui restringimenti che esso accusa: quando si giunge all’ostruzione completa, il ricorso al chirurgo – spesso in urgenza – diventa una tappa obbligata, anche per il rischio di una perforazione intestinale con le gravi conseguenze del caso. Più frequentemente, comunque, si assiste a soli restringimenti o ad una subocclusione dell’intestino che causa nel paziente una sintomatologia contraddistinta da sintomi quali, meteorismo, nausea, vomito ed eventuali sanguinamenti anali, così come non sono infrequenti fistole o ascessi in sede anale. Le malattie espressione del morbo di Crohn, che hanno altrove i propri sintomi o gli eventuali danni, sono a carico di bocca, cute, articolazioni e apparato della vista: può, inoltre, aumentare il rischio di infezioni batteriche.

    Da segnalare che altri organi – in maniera indiretta – possono presentare danni nel tempo, a causa della malattia principale: fra questi, interessati possono essere fegato, colecisti e reni. In casi estremi, se la patologia non viene adeguatamente curata, tra le complicanze può esserci anche la morte.

    Alla comparsa di segni e dubbi in merito alla comparsa del morbo di Crohn, è opportuno contattare il medico che – tramite una serie di analisi ed esami – potrà stabilire la diagnosi e, di conseguenza, la corretta terapia da seguire. La diagnosi del morbo di Crohn implica, di solito, l’integrazione di differenti specialità mediche, anche per esaminare meglio tutte le complicanze della malattia: non è, infatti, semplice da diagnosticare, i quanto i sintomi possono essere comuni a molte altre patologie, come intolleranze alimentari, gastroenterite, sindrome del colon irritabile e reflusso gastroesofageo. Negli ultimi tempi, in ogni caso, le tecniche di diagnosi sono migliorate, riuscendo a coprire tempi più brevi e riuscendo a distinguere anche la patologia di Crohn dalla colite ulcerosa dai sintomi simili. A differenza del colon irritabile, la diagnosi della malattia si basa sulla storia clinica del paziente e su una serie di dati di laboratorio: VES, albuminemia, coprocultura, ricerca di determinati anticorpi e del sangue occulto nelle feci. Molto utili sono anche altri esami diagnostici, come l’ecografia addominale, la scintigrafia, la radiografia all’addome, la TAC e la coloncoscopia. Si può ricorrere anche, come prova decisiva, alla biopsia del tessuto, prelevato per mezzo dell’endoscopia.

    Quali sono, quindi, i rimedi contro il morbo di Crohn? Le cure consistono nelle terapie farmacologiche e nel ricorso all’intervento chirurgico: i farmaci sono aminosalicilati e salicilati, cortisonici, antibiotici, immunosoppressori e antidiarroici. In ogni caso, purtroppo, non esiste alcuna cura risolutiva per questo disturbo: in genere, infatti, i farmaci servono solo a tenere sotto controllo i sintomi e ad evitare possibili complicazioni, così come l’intervento chirurgico per cui può presentarsi una recidiva entro l’anno. Più della metà dei pazienti ha bisogno di ricorrere a un intervento chirurgico in un periodo da 10 a 15 anni dalla diagnosi della malattia: l’operazione viene richiesta nel caso in cui non si risponda alla terapia farmacologica o si presentino complicazioni, come emorragie e perforazioni. Inoltre, è consigliabile smettere di fumare e potrebbero essere di aiuto alcuni rimedi naturali, come l’aloe vera, la malva – dai numerosi benefici - la camomilla e la boswellia dalle proprietà antinfiammatorie: è opportuno ricordare, però, di chiedere prima il parere del proprio medico anche quando si tratta di prodotti naturali apparentemente innocui, in quanto potrebbero peggiorare la condizione.

    L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale per migliorare i sintomi di questa malattia: una dieta adeguata è, infatti, molto importante in casi del genere. I soggetti affetti dalla patologia dovrebbero portare avanti una dieta povera di fibre, quindi cercare di ridurre – oltre che i cibi piccanti – il consumo di frutta, verdura, noci e cereali integrali. Per rimediare ad eventuali carenze di vitamine, si può fare ricorso ad integratori polivitaminici. Va, inoltre, bene il consumo di riso, piuttosto che di pane e patate. Un’altra regola consiste nel limitare il consumo di latte e latticini, in quanto spesso nei pazienti con morbo di Crohn si assiste ad un fenomeno d’intolleranza al lattosio. Fondamentale è, inoltre, l’abbondante assunzione di liquidi.

    Infine, la prognosi della malattia di Crohn dipende da diversi fattori, tra cui la tempestività di intervento, l’estensione della malattia e la sua localizzazione, così come eventuali complicazioni e la risposta alle cure: in generale, si può, comunque, affermare che questa è tendenzialmente buona.

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