Morbo di Crohn e tumore: simile la cura

Morbo di Crohn e tumore: simile la cura
da in Malattie, Morbo di Crohn, Ricerca Medica, Tumori
Ultimo aggiornamento:

    Un'importante scoperta scientifica avvenuta all'Istituto Humanitas, cambierebbe l'approccio terapeutico nei confronti del Morbo di Crohn

    Abbiamo parlato del Morbo di Crohn, non nascondendo che si tratta di una malattia complessa e, sicuramente, penosa per chi la subisce; parliamo di una malattia autoimmune, con risvolti, quasi sicuramente, che possono assimilarla alle malattie psicosomatiche, una malattia i cui pazienti, soprattutto quelli appartenenti a quella percentuale di casi in cui la malattia ha esacerbazioni al punto da arrecare danni, a volte anche importanti, ad altri organi e apparati, si aspettano dalla scienza degli interventi più risolutivi contro il Morbo di Crohn ed oggi si è in grado di accendere la speranza in tutti i malati di questa infiammazione cronica dell’intestino e di altre del genere.

    Ciò, in considerazione dell’evidenza che il progresso scientifico, oggi, è in grado di giungere ad un punto in cui si è capita l’origine della patologia e, soprattutto, si è ipotizzato il modo di affrontarla, sulla scorta delle conoscenze che potranno, in un prossimo futuro, dare la possibilità ai medici di giungere ad una risoluzione, quasi completa, della grave infiammazione cronica.

    Vediamo, dunque, l’attuale approccio terapeutico a questa malattia ma, sopratutto, a quelli che saranno i nuovi orizzonti di cura di questa grave e non solo di questa, infezione cronica dell’intestino, dai risvolti, a volte, molto seri.

    La terapia
    Oggi esistono terapie in grado di arrestare, migliorando la prognosi e intervenendo sui sintomi della malattia,l’evoluzione della patologia; tenendo tuttavia a precisare che diversi fattori entrano in gioco nell’approccio terapeutico del Crohn. Innanzitutto bisogna constatare le condizioni degli organi colpiti, compresa l’estensione agli eventuali danni, la stessa cura ha una risposta individuale, tenuto conto che, come quasi sempre accade, ogni paziente reagisce in modo diverso da un altro pur se colpito dalla stessa malattia.

    Attualmente si ricorre ad una classe di farmaci chiamati, aminosalicilati, in cui la Mesalazina risulta il capostipite; purtroppo questi farmaci non sono esenti da effetti collaterali, valutati attentamente dal medico, di volta in volta. Anche il ricorso ai cortisonici ed ad altri immunosoppressori, da benefici nella remissione dei sintomi e nel miglioramento della malattia stessa.

    Il ricorso a queste terapie, o in altri casi, all’intervento chirurgico, non stravolge la vita del paziente che dovrà essere seguito, periodicamente, per tutta la vita, anche quando non presenta da tempo, sintomi della malattia stessa. Le donne potranno programmare una gravidanza, atteso che i farmaci per controllare la malattia verranno orientati, dallo specialista, in modo da scegliere quelle specialità che non presentino controindicazioni in gravidanza e nel nascituro. Così come gli uomini, che potranno continuare ad avere una normale fertilità ed una regolare vita sessuale, a meno che nei periodi di acuzie della malattia, dove il ricorso a particolari farmaci potrebbe, temporaneamente, avere effetti negativi sulla fertilità stessa.

    Inutile precisare che il Morbo di Crohn non è una malattia contagiosa, né ereditaria, tuttavia, potrebbe esserci una predisposizione familiare nell’ammalarsi.

    Le più recenti acquisizioni scientifiche sul Morbo di Crohn
    Un recente studio, effettuato da ricercatori dell’Unità operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Istituto Humanitas, diretta dal prof. Alberto Malesci, con la collaborazione del dott. Silvio Danese, ha aperto nuovi orizzonti circa la conoscenza del Morbo di Crohn, fatto, quest’ultimo, che potrebbe aprire la strada verso lo studio e la realizzazione di farmaci più adatti a fronteggiare la patologia stessa.

    La constatazione del gruppo di studio italiano è basata sulla scarsa conoscenza che in atto abbiamo sui meccanismi che entrano a far parte dell’insorgenza della malattia; ovvero, quali le cause imputate affinché la patologia abbia inizio? La soluzione potrebbe essere in una risposta esagerata dell’organismo nei confronti dei batteri che attaccano l’intestino, una risposta eccessiva e senza fine da parte dei globuli bianchi intervenuti dopo l’allarme lanciato dall’organismo nella sede dell’infezione, ma che mancherebbe poi di un’azione di freno divenendo quindi inarrestabile. L’assenza di questo controllo sarebbe dovuta ad una mancanza di un meccanismo di regolazione che avrebbe sede nell’endotelio e proprio in questo distretto, nei malati di Crohn o di altre patologie croniche dell’apparato digerente, mancherebbe questo sistema di controllo.

    Tale controllo viene svolto anche da proteine della coagulazione e dalle citochine che servono ad innescare il sistema immunitario entrando in questo delicato equilibrio di regolazione di risposta infiammatoria.

    Le possibili cure in futuro
    Grazie alla ricerca scientifica incessante, anche nei confronti di questa malattia, oggi si sono studiati e messi in pratica farmaci costituiti da anticorpi in grado di interagire con le proteine responsabili di innescare la risposta all’infiammazione, quello cui si tende maggiormente, in atto, è comunque conoscere il maggior numero possibile di proteine e fattori di attivazione della risposta all’infiammazione,atteso che, intervenendo su queste si limiterebbero al massimo i danni della malattia.

    Ma c’è di più, i ricercatori vogliono anche interagire su un altro fenomeno conseguente delle malattie croniche intestinali, chiaramente, Crohn compreso, avendo osservato che in loco, il sistema linfatico, deputato al trasporto di linfociti e cellule adibite alla difesa e all’immunità dell’organismo, si svilupperebbe in maniera esagerata, il che determina un’area di scambio ancora più allargata con conseguente maggior numero di cellule infiammatorie, così come, studiando le reazioni dell’organismo, tramite il sistema linfatico si capirà bene perché, come nel Morbo di Crohn, le difese non si arrestano neanche di fronte al riconoscimento del nemico da attaccare.

    Ma c’è un’ipotesi tenuta sotto strettissima osservazione da parte degli studiosi e che potrebbe, un domani, determinare persino la guarigione dalla malattia, atteso che in atto sono state messe a punto terapie, ancora sperimentali, in parte, che però stanno determinando effetti positivi sul decorso della malattia stessa.

    Il Crohn come il tumore

    Gli studiosi sono stati colpiti da un fenomeno che accomuna diverse patologie croniche intestinali, come il Morbo di Crohn, con alcune neoplasie, il fenomeno, già conosciuto come angiogenesi, spiega il motivo per cui, i tessuti tumorali prolifichino e si alimentino in maniera inarrestabile e ciò, è dovuto alla formazione di un numero di vasi superiori a quello che, in salute, si avrebbe, fatto questo che determina lo sviluppo, più o meno repentino, del tumore stesso. Ebbene, nel Morbo di Crohn si è evidenziato lo stesso fenomeno e, nello specifico, l’organismo partecipa ad aumentare l’infiammazione apportando al tessuto colpito dalla malattia, ossigeno, sangue e globuli bianchi, senza fine.

    Se dunque, s’è potuto osservare che un farmaco antitumorale, contribuiva ad arrestare il passaggio di sostanze nutritive al tessuto affetto dalla neoplasia, s’è voluto osservare se, somministrando lo stesso farmaco, in questo caso, l’ATN161, si sarebbe giunti allo stesso risultato, ovvero, a bloccare del tutto la risposta esagerata dell’organismo davanti ad un’infiammazione come quella prodotta dal Morbo di Crohn.

    Ebbene, i risultati sono incoraggianti, considerato che la somministrazione di questo farmaco ha dato risposte positive in termini di guarigione o comunque remissione dei sintomi e della malattia stessa. Resta da stabilire se nella terapia del Morbo di Crohn che, generalmente, dura tutta la vita del paziente, è possibile somministrare, sine die, un farmaco come quello attualmente sperimentato. Gli studi nei confronti dell’approccio e nella cura definitiva del Morbo di Crohn, oggi, passano proprio da qui, ovvero nella scoperta di quel farmaco, con la stessa azione dell’ATN161, privandolo, nel possibile, però, degli effetti collaterali che lo stesso potrebbe arrecare nel lungo periodo.

    1270

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN MalattieMorbo di CrohnRicerca MedicaTumori
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI