Morbo di Alzheimer: e se lo prevenissero i cellulari?

Dunque verrebbe meno non solo il rischio derivante dalle emissioni elettromagnetiche dei cellulari utilizzati per troppo tempo e troppo vicino al nostro orecchio anche quando sono in stand-bay, ma addirittura quello che era un rischio temuto potrebbe tramutarsi in un vantaggio non da poco se davvero proprio i telefonini fossero in grado di prevenire la terribile malattia della vecchiaia e non solo

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    Se così fosse ci saremmo preoccupati per niente per tanto tempo, almeno da un decennio, da quando si cominciò a parlare del rischio annesso all’utilizzo intensivo dei telefonini cellulari imputati di immettere onde elettromagnetiche che finivano col surriscaldare il cervello e dunque per provocare tumori enecefalici e sordità a seguito dei danni irreversibili a carico del nervo acustico; ma a quanto pare così non è!

    Con un effetto a sorpresa si sarebbe invece palesata ben altra situazione che addirittura ascriverebbe ai cellulari un ruolo preventivo di una grave malattia degenerativa a carico del cervello, ovvero, il Morbo di Alzheimer. Lo avrebbero asserito ricercatori del Dipartimento di Biologia Cellulare dell’Università della Florida guidati da Gary W. Arendash.”È stata una sorpresa anche per noi – ammettono ora – scoprire che le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari possono migliorare le funzioni cognitive tra cui appunto la memoria che è una delle più colpite da questa malattia”.

    Dunque verrebbe meno non solo il rischio derivante dalle emissioni elettromagnetiche dei cellulari utilizzati per troppo tempo e troppo vicino al nostro orecchio anche quando sono in stand-bay, ma addirittura quello che era un rischio temuto potrebbe tramutarsi in un vantaggio non da poco se davvero proprio i telefonini fossero in grado di prevenire la terribile malattia della vecchiaia e non solo. Verranno dunque riabilitati i cellulari già a partire da questo nuovo anno? Forse, ma per adesso è ancora presto per poter emanare il verdetto di assoluzione, quello che conforta sapere è il fatto che la ricerca americana suscita sorpresa perché il fine inizialmente degli studi era proprio rivolto al fatto di stabilire il nesso esistente fra l’utilizzo dei cellulari e le malattie istaurate a causa di queste apparecchiature, mentre a sorpresa si sarebbe svelata quest’altra verità.

    In laboratorio si sarebbe infatti constatato che l’uso del cellulari avrebbe fatto scomparire le placche “amiloide” – depositi di proteine nel cervello – ritenute responsabili della demenza.”Nei topi giovani quindi senza sintomi benché predisposti a sviluppare la malattia da adulti, le onde elettromagnetiche hanno invece impedito la formazione di queste placche amiloidi portando anche diversi effetti benefici cognitivi” scrivono i ricercatori nell’articolo pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, suggerendo che “le onde potrebbero impedire l’adesione reciproca delle placche a formare grumi sempre più grossi e invasivi, o stimolare direttamente i neuroni a contrastarne la formazione”.

    Rebecca Wood, capo esecutivo dell’Alzheimer’s Research Trust, ha dichiarato che “questa ricerca è stata effettuata in topi che imitano alcuni dei sintomi della malattia di Alzheimer” e che quindi “non è ancora possibile dire se nelle persone si hanno effetti simili”.