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Monossido di carbonio, un killer inodore forse con potenzialità terapeutiche

Monossido di carbonio, un killer inodore forse con potenzialità terapeutiche

Il monossido di carbonio potrebbe avere potenzialità terapeutiche

da in Inquinamento, Malattie, Ricerca Medica, Nuove terapie

    Inquinante atmosferico velenoso o sostanza utile per il trattamento di diverse malattie? Il monossido di carbonio, il micidiale killer inodore assurto spesso alle cronache in seguito al malfunzionamento di stufe e scaldabagni, la stessa sostanza contenuta nei gas di scarico delle automobili, nei gas di città e nel fumo di sigaretta, ha rivelato le sue potenzialità terapeutiche. Nuovi studi sono in corso per carpire le potenzialità benefiche della molecola e definire metodi di somministrazione che, sfruttando il lato buono del monossido di carbonio, permettano di limitarne gli effetti nocivi.

    “Il monossido di carbonio” spiegano Ian Fairlamb e Jason Lynam, gli studiosi americani a cui è stato assegnato il compito di condurre l’indagine “ha numerosi effetti che potrebbero essere sfruttati per scopi terapeutici. Possiede attività antinfiammatoria, regola la pressione arteriosa in condizioni di stress, sopprime i fenomeni di rigetto che si verificano dopo il trapianto d’organo, regola l’aggregazione delle piastrine e di conseguenza la formazione di trombi, è un neurotrasmettitore, cioè è importante per l’attività del sistema nervoso”. Molto numerosi potrebbero essere quindi i suoi utilizzi per la cura di diverse malattie. Diversi rappresentanti della comunità scientifica ne hanno proposto un possibile impiego nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, di malattie cardiache e forse anche del cancro.

    Ma nella sua forma gassosa l’ossido di carbonio è un veleno micidiale che ha una speciale affinità per l’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che serve per trasportare l’ossigeno dai polmoni ai diversi organi dell’organismo. Quando il monossido di carbonio si ancora all’emoglobina forma la carbossiemoglobina che non riesce più a legare l’ossigeno dell’aria. Essendoci meno emoglobina libera nel sangue, meno ossigeno viene trasportato alle cellule dei vari tessuti. E senza ossigeno le cellule muoiono.

    Come mascherare il lato cattivo dell’ossido di carbonio, lasciando esprimere tutte le sue qualità? “L’idea” spiega Fairlamb “è quella di non somministrare l’ossido di carbonio nella sua normale forma gassosa, che è velenosa, ma di sfruttare la capacità di alcuni composti detti organometallici di legare e rilasciare monossido di carbonio in modo lento e controllato”. Svelato il segreto quindi. Se è troppo l’ossido di carbonio uccide, ma grazie a questi composti che lo rilasciano a goccia a goccia diventa molto utile.

    Vista la loro capacità di legare l’ossido di carbonio potrebbe essere ipotizzato un utilizzo dei composti organometallici “scarichi” nel trattamento degli avvelenamenti con il gas.

    “ Questo purtroppo non è possibile al momento” spiega lo studioso “L’affinità dell’emoglobina per il monossido di carbonio è molto elevata. E gli organometallici che stiamo studiando non sono adatti. Dal punto di vista teorico potrebbe essere prodotto un composto con questo scopo, ma siamo ancora molto lontano dall’ottenerlo”.

    “Come tutti i farmaci prima della loro commercializzazione, i composti che stiamo mettendo a punto” aggiunge lo studioso “devono essere esaminati per valutare la loro tossicità per le cellule. Per questo occorreranno ancora almeno 8-10 anni prima che possano essere realmente utilizzati. Ma sappiamo già che i composti organometallici vengono degradati a dare acido acetico (componente del comune aceto) e ferro, sostanze ben tollerate dall’organismo”. La prospettiva dunque è promettente. “Anche perché questi composti” dice ancora Fairlamb “possono essere utilizzati per la sintesi di alcune materie prime essenziali per i moderni processi chimici industriali”.

    Da cattivo e inutilizzabile a buono e utile. La storia del monossido di carbonio sembra quasi una favola. Come Cenerentola, senza fata ma con due maghi che stanno cercando di creare la giusta carrozza.

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