Mente: come reagisce al licenziamento chi resta

Una ricerca dimostra che il licenziamento di personale non aiuta contro la crisi e determina sfiducia in chi resta al lavoro, facendo abbassare la produttività

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    sicurezza aziendale

    Le reazioni della nostra mente di fronte agli eventi che giorno per giorno ci troviamo a fronteggiare sono ricche di sorprese. Nel caso in cui si dovesse perdere il lavoro perché si viene licenziati gli effetti psicologici si fanno sentire anche su chi continua a mantenere il posto di lavoro e non soltanto in chi perde il lavoro. E’ quanto è emerso da una ricerca condotta da David Edwards, manager della Drake International, famosa azienda di consulenza che si occupa di risorse umane.

    In particolare dalla ricerca si è potuto constatare che in seguito al licenziamento del personale nell’intera azienda si verifica un calo di motivazione che influisce negativamente sulla produttività. In un tempo di crisi economica e di disoccupazione come il nostro il dato non è da sottovalutare, perché ci fornisce informazioni molto preziose.

    Nella ricerca sono state coinvolti 6300 dirigenti di imprese, nelle quali era stato avviato un processo di riduzione del personale. Da ciò che i dirigenti hanno dichiarato è venuto fuori che il 40 % dei dipendenti era demotivato e che il licenziamento non aveva affatto risolto la crisi, infatti solo il 21 % delle imprese era stato interessato da un aumento della produttività, il 79 % invece continuava ad attraversare un periodo di mancanza di crescita.

    I dipendenti che restano far parte dell’azienda infatti sono costretti a lavorare di più, ma restando in un clima in cui predomina la sfiducia a la minaccia di eventuali altri esuberi si scoraggiano e non producono affatto di più. Condizionamenti negativi per i licenziamenti ai hanno anche nell’ambito del rispetto verso i dirigenti, che diminuisce nel 41 % dei casi e nel campo dell’attaccamento all’azienda, che scende nel 46 % dei dipendenti.

    Immagine tratta da: retepiacenza.it