Menopausa: possibile previsione con un esame del sangue

Menopausa: possibile previsione con un esame del sangue

Con la menopausa cessa il periodico appuntamento con il ciclo mestruale, ma termina anche la possibilità di mettere al mondo un figlio; conoscere prima quando si arriverà a questa fase potrebbe, quindi, essere molto utile: forse sarà possibile con un semplice test del sangue

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    Prevedere la menopausa

    Col termine menopausa ci si riferisce alla cessazione definitiva del ciclo mestruale e dell’ovulazione nella donna: da questo momento in poi le ovaie cominciano a perdere la loro completa funzionalità, non vengono più prodotti gli ovuli e, di conseguenza, non è più possibile la procreazione.

    Mediamente una donna entra in menopausa attorno ai 50 anni, ma ovviamente l’orologio biologico non “squilla” per tutte alla stessa età: c’è chi, infatti, può andare incontro a una menopausa precoce, e altre, invece, nelle quali la cessazione definitiva del ciclo può verificarsi anche dopo il mezzo secolo di vita.

    Gli scienziati iraniani della Shahid Beheshti University of Medical Sciences di Teheran hanno però messo a punto un semplice esame del sangue che, a detta degli esperti, permetterebbe di prevedere il momento in cui il ciclo mestruale cesserà definitivamente. Il test ricerca nel sangue i livelli di un ormone, l’antimulleriano (AMH), prodotto dalle ovaie e la cui funzione è appunto quella di controllare la funzionalità ovarica.

    I ricercatori, infatti, avrebbero scoperto, prelevando a cadenza annuale campioni di sangue da 266 donne di età compresa tra i 20 e i 49 anni, che tanto è maggiore è la presenza dell’ormone nel sangue, tanto meno precoce sarà la menopausa. Durante lo svolgimento dello studio, 63 delle donne esaminate sono entrate in menopausa e questo ha permesso una prima valutazione dell’efficacia concreta del test: “La differenza media tra l’età prevista e quella effettiva è risultata di circa quattro mesi, e il margine d’errore massimo è stato stimato intorno ai 3-4 anni” spiega il dottor Ramezani Tehrani, coordinatore dello studio. “Ora sono necessari studi su una popolazione di donne più estesa per avvalorare ulteriormente i nostri risultati”.

    Immagine tratta da: Giorgiobertin.files.wordpress.com

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