Melanoma: farmaco biologico accende un po’ le speranze di guarigione

Melanoma: farmaco biologico accende un po’ le speranze di guarigione

Non si può certo affermare che negli anni, soprattutto gli ultimi, la ricerca medico-scientifico sia rimasta al palo assistendo ai disastri di questa neoplasia, a sostenere la speranza di quanti a vario titolo si imbattono nel melanoma ci sono, infatti, i farmaci cosiddetti biologici e nello specifico il bevacizumab

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    melanoma

    Nonostante gli enormi passi avanti compiuti dalla moderna medicina in campo diagnostico e curativo, grazie soprattutto alla ricerca scientifica, il melanoma, gravissimo tumore della pelle ad alta malignità, è ancora lontano dal poter essere debellato. Ciò nonostante si conoscano bene le cause che partecipano alla formazione della grave patologia, raggi ultravioletti e dunque eccessiva esposizione ai raggi solari privi di protezione, ma anche lettini solari e, ancora, una predisposizione familiare alla malattia, gli stessi nei e la pelle chiara sono tutti fattori che aprono la strada al melanoma cui ogni anno devono fare i conti qualcosa come 160 mila persone in tutto il mondo.

    Il problema più grande di questa neoplasia è il breve tempo occorrente a che la malattia conduca a morte il paziente, mediamente un anno dalla diagnosi, per la capacità del tumore di metastatizzare in breve tempo.

    Non si può certo affermare che negli anni, soprattutto gli ultimi, la ricerca medico-scientifico sia rimasta al palo assistendo ai disastri di questa neoplasia, a sostenere la speranza di quanti a vario titolo si imbattono nel melanoma ci sono, infatti, i farmaci cosiddetti biologici e nello specifico il bevacizumab, una molecola che di fatto rende difficile al tumore alimentarsi evitando la creazione di vasi sanguigni atto a nutrirlo, scientificamente in questo caso si parla di angiogenesi e il farmaco blocca in parte, non in tutto ancora, proprio questa caratteristica del tumore.

    Secondo le ultime acquisizioni scientifiche parrebbe certo che bevacizumab somministrato insieme alla chemioterapia riduce la possibilità che il tumore progredisca di almeno il 22%, il che significa ancora che anche questo farmaco non guarisce del tutto dal tumore, ma aumenta di almeno tre mesi la vita del paziente e soprattutto riduce di almeno il 20% e oltre il rischio di una prognosi infausta dalla neoplasia stessa.

    Al Congresso di Berlino dove si è parlato di oncologia, melanoma e questo nuovo farmaco, si sono anche riportati i dati dell’utilizzo della molecola farmacologica sottolineando il fatto che i pazienti che facevano uso di bavacizumab e chemioterapia di concerto, vivevano mediamente un anno e tre mesi, chi non ne aveva fatto uso viveva in media poco più di 9 mesi, nonostante l’ausilio della chemioterapia.

    Certo, non si può ancora gridare al miracolo di fronte a questa pur breve aspettativa di vita, pero, “I risultati dello studio BEAM sono molto incoraggianti e impongono ulteriori ricerche”, come ha dichiarato il dottor Steven O’Day, responsabile della Ricerca e direttore del programma per il Melanoma presso il The Angeles Clinic and Research Institute, California. “Per il melanoma maligno esistono attualmente cosi’ poche opzioni terapeutiche che meno del 5 per cento dei pazienti sopravvive oltre 5 anni, percio’ sono davvero felice delle evidenze di un possibile miglioramento degli esiti per questa devastante malattia”.

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