Melanoma: crema solare ogni giorno dimezza il rischio

La pelle va sempre protetta dai raggi solari, anche lontano dalle spiagge: una ricerca australiana ha dimostrato che l’uso quotidiano delle creme solari dimezza il rischio di melanoma

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    La crema solare quotidiana dimezza il rischio melanoma

    Le creme solari, si sa, sono lo schermo ideale, la protezione migliore per tenere alla larga gli eventuali danni solari dalla pelle, prima fra tutti il melanoma, il tumore cutaneo: una recente ricerca ne conferma i benefici e li quantifica con precisione. Infatti, secondo i risultati dello studio condotto da un team di ricercatori australiani, l’utilizzo quotidiano della crema solare è in grado di dimezzare il rischio di insorgenza del melanoma.

    Una generosa spalmata di crema ogni giorno, toglie il medico o, meglio, il melanoma di torno? Non proprio, ma l’utilizzo assiduo, con frequenza giornaliera, delle creme solari, potrebbe, secondo le evidenze della ricerca australiana davvero cambiare il destino della pelle e, in particolare, del suo stato di salute.

    Lo studio condotto dall’Istituto di ricerca medica del Queensland e pubblicato sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Journal of Clinical Oncology sembra davvero lasciare poco spazio ai dubbi, chiarendo la relazione tra creme solari e melanoma. La pelle deve sempre essere protetta dalle aggressioni dei raggi solari, in ogni stagione.

    I ricercatori hanno coinvolto circa 1600 persone, monitorandone lo stato di salute per ben 15 anni: metà dei soggetti ha utilizzato quotidianamente creme solari e la restante metà le ha usate solo saltuariamente, in caso di esposizione al sole.

    Dopo 15 anni di osservazione, l’incidenza del cancro alla pelle tra gli utilizzatori saltuari delle creme solari è stata circa il doppio rispetto alle percentuali di diffusione calcolate nel primo gruppo di “consumatori” quotidiani.

    “Assegnando su base casuale le persone nei due gruppi è stata superata ogni distorsione presente in altri studi” ha sottolineato Adele Green, alla guida del gruppo di ricerca.