Medicina predittiva per ritrovare il benessere

Durante un recente convegno sulla Medicina del Benessere che si è svolto a Milano, il Prof

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    Durante un recente convegno sulla Medicina del Benessere che si è svolto a Milano, il Prof. Massimiliano M. Corsi, specialista in Endocrinologia Sperimentale ha posto l’accento sulla Medicina Predittiva e sulla sua capacità di integrare la Medicina del Benessere per pronosticare la probabile storia clinica del singolo individuo, suggerendo comportamenti e/o terapie personalizzate. Una nuova metodologia destinata a cambiare la vita del singolo, della società in genere, dell’essere e dello svolgere la professione del medico.

    La medicina predittiva deriva dall’interazione tra tecniche di laboratorio, analisi statistica, calcolo delle probabilità, identificazione dei fattori di rischio genetici ed ambientali di malattia, e ambisce a pronosticare la probabile storia clinica del singolo individuo in qualsiasi momento o di rallentarne lo sviluppo, suggerendo stili di vita e/o terapie personalizzate.

    La medicina predittiva permetterà di determinare il profilo di rischio, di predisposizione alla malattia di ciascuno, di monitorizzarne l’evoluzione e realizzare interventi preventivi appropriati che agiscano sugli stili di vita e sul tipo di dieta, che utilizzino vaccini o identifichino il lavoro maggiormente conforme alle proprie attitudini fisiche. La medicina predittiva inoltre permetterà di selezionare la terapia, la dose, il tempo di trattamento più appropriati per il singolo individuo. La medicina predittiva quindi si pone come medicina dell’individualità.

    Il Prof. Corsi sottolinea però che “la medicina predittiva non è, comunque, la nuova panacea, non essendo peraltro scevra di pericoli. Importanti questioni etiche vengono sollevate dall’applicazione clinica di tale metodologia. Test e screening genetici potrebbero permettere di individuare soggetti a rischio ma senza poter modificare la probabilità di sviluppare la malattia. Persone clinicamente normali potrebbero, quindi, diventare “pre-pazienti” o “malati di rischio” per anni, prima di sviluppare la condizione per la quale sono a rischio. La conoscenza di essere a rischio di sviluppare una malattia potrebbe far insorgere nei soggetti psicologicamente più deboli stati d’ansia difficilmente gestibili. Si potrebbero verificare, inoltre, discriminazioni sociali, in ambito lavorativo o nel settore assicurativo”.