Medicina: esiste l’effetto nocebo

Medicina: esiste l’effetto nocebo

La fiducia o la sfiducia nelle terapie mediche ha un ruolo nell'efficacia delle cure a cui ci si sottopone: dopo la conferma dell'esistenza dell'effetto placebo arriva anche quella del suo opposto, l'effetto nocebo

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    L’effetto nocebo esiste

    Si parla spesso di effetto placebo con riferimento alla scomparsa o alla riduzione di un sintomo in seguito alla sola convinzione che il sintomo debba davvero scomparire. C’è chi lo ritiene solo un effetto della suggestione, ma gli studi scientifici in proposito vanno aprendo nuove frontiere: l’effetto placebo esiste, è un fenomeno che si basa su meccanismi biologici e va studiato, per poterne trarre tutti i vantaggi possibili.

    Ma c’è anche il rovescio della medaglia: in pratica, se il paziente ha la ferma convinzione di non guarire, le cure mediche possono effettivamente non avere i risultati sperati. Questa risposta ha un nome: è l’effetto nocebo. Solo suggestione? Anche in questo caso sembra di no. A sostenerlo è un team di studiosi tedeschi dell’Università di Amburgo, per il quale non solo l’effetto nocebo esiste, ma può durare anche alcuni giorni.

    Gli scienziati sono arrivati a questa conclusione dopo un esperimento condotto su 38 volontari per un periodo di sei giorni: a metà dei soggetti gli studiosi hanno dato informazioni negative sul test che avrebbero svolto, cioè hanno detto loro che sul loro braccio sarebbe stato applicato un getto di calore sempre più intenso, mentre ai rimanenti volontari non è stato detto nulla.

    In realtà, l’informazione oltre che negativa era falsa perché lo stimolo caldo è rimasto leggero e identico per tutto il test.

    Eppure, alla fine dell’esperimento il primo gruppo aveva riportato livelli più alti e costanti di dolore rispetto al secondo, che si era quasi abituato allo stimolo dopo qualche tempo. Ma non è solo suggestione: esami clinici hanno evidenziato, sempre nei soggetti del primo gruppo, un aumento dell’attività dell’area del cervello coinvolta nella percezione del dolore. “Non mi aspettavo che dare informazioni negative e spaventose per cinque minuti potesse avere un effetto fino a una settimana dopo” ha confessato uno degli autori dello studio.

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