Mastopatia al seno: terapia farmacologica o chirurgica?

Mastopatia al seno: terapia farmacologica o chirurgica?

In generale occorre ricordare che tutte le donne in età fertile, prima o poi vanno incontro alla formazioni di piccole formazioni per lo più benigne che potenzialmente tendono a divenire nel tempo vere e proprie cisti

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    mastopatia

    Sia chiaro, la nostra epoca, di fronte al rischio di incorrere in gravi malattie neoplastiche è quella maggiormente esposta a suggestioni di fronte alla paura di un tumore alimentati da tutta una letteratura che invoca la prevenzione, l’allontanamento dei fattori di rischio, come rimedi principi per opporsi ai tumori.

    Tutte cose sacrosante ma non sempre praticabili che finiscono per far scivolare il malato di cancro nella consapevolezza della gravbtà della situazione derivante dal fatto di non essersi attenuto a certi criteri che avrebbero potuto evitargli la malattia, con la conseguenza di farne un soggetto portatore esso stesso di una colpa vera o presunta che dovrà espiare con la malattia stessa.

    Questo clima che si è fatto strada nella nostra Società ha comportato anche una sorta di terrorismo psicologico di fronte ad ogni mutazione che il nostro corpo dovesse subire a causa di un qualsiasi evento, anche non patologico. Ne sanno qualcosa le donne, che anche soltanto sfiorando il proprio seno in occasione di una doccia frettolosa, finiscono per trasalire di fronte ad un rigonfiamento qualsiasi, una nodosità e qualsiasi altra anomalia, pensando subito all’angoscia di un tumore al seno maligno. Quasi sempre così non è, ma poiché dietro un qualsiasi cambiamento di uno stato fisiologico può celarsi una malattia, anche la peggiore, bene fanno quelle donne che si sottopongono immediatamente a quegli esami volti a scongiurare o ad intervenire sul peggio. Nell’attesa di procedere in questo senso, però, potrà essere utile qualche informazione aggiuntiva sulla spiegazione che giustifichi la presenza dei cosidetti noduletti mammari.

    In generale occorre ricordare che tutte le donne in età fertile, prima o poi vanno incontro alla formazioni di piccole formazioni per lo più benigne che potenzialmente tendono a divenire nel tempo vere e proprie cisti. Queste possono reperisi isolatamente, a gruppi, a grappolo, disseminate, per lo più fluttuanti; tecnicamente ci si può trovare insomma di fronte ad una mastopatia fibroadenomatoso cistica che al di là di quelle che saranno le cure per intervenire sul problema, per lo meno andrà attentamente valutata dal medico.

    Prima di tutto occorrerà spiegare il motivo per cui tali mastopatie fibrocistiche possano farsi strada nel seno di una donna e qui bisogna ricondurre il tutto all’attività dell’ovaio, tanto è vera questa consapevolezza che al regredire di tale attività, tali formazioni tendono a regredire contestualmente, si pensi alla menopausa, periodo della vita della donna per lo più affrancato da tali problematiche. Ciò non toglie tuttavia che la storia clinica della donna denuncia spesso una predisposizione familiare nei confronti della malattia.

    Non possiamo tuttavia non considerare che una mastopatia è pur sempre una patologia, anche se l’origine è spesso lontana dalla sede di elezione del sintomo, anche perché, al di là dell’attività dell’ovaio, spesso a generare i sintomi potrebbe essere la stessa condizione della ghiandola mammaria che risponde in maniera abnorme alla presenza delle cisti generando al contempo altre malattie, comprese infiammazioni o infezioni. Basterebbe anche solo questo per giustificare un’indagine approfondita e specialistica volta a constatare lo stato dell’organo interessato.


    Alla luce delle diverse acquisizioni a proposito di mastopatia fibrocistica, una cosa è certa, parliamo di un processo benigno e che dunque molto difficilmente degenera ma che di certo non è del tutto scevro da fastidi e sofferenze per la donna, tutt’altro; dolore, senso di pesantezza, fastidio in generale, soprattutto in concomitanza con il ciclo mestruale sono costanti importanti che difficilmente passano inosservati, in primis, alla diretta interessata dal problema, che troverà conferma dalla visita senologica da parte del medico, della presenza del suo stato patologico in atto. Da questo momento in poi, si da inizio a tutta una serie di accertamenti diagnostici che non sono più solamente basati sulla palpazione del seno da parte del medico,momento questo importantissimo nel proseguo dell’attività diagnostica, ma su indagini approfondite, ecografia, mammografia, in primis, atti a scongiurare il peggio ed ad inquadrare la patologia. Solo in presenza di quadri atipici il medico potrebbe ritenere appropriato aggiungere a tutti questi esami, anche la biopsia, al fine di valutare l’esatta natura delle formazioni.

    Il capitolo della cura delle mastopatie di norma è affidato all’esperienza del medico di fronte a situazioni analoghe via, via presentatesi lungo il suo percorso professionale, che si baseranno tuttavia sull’inquadramento anamnestico della paziente, pur tenendo conto di certi protocolli terapeutici generali applicati nella normale attività clinica. In ogni caso ciò che si cercherà di fare immediatamente è immaginare una terapia che metta al riparo la paziente dai fastidi della patologia e dunque prescrivendole farmaci antinfiammatori (FANS) che agiscano intervenendo sul sintomo ed in parte riducendo il processo infiammatorio in atto.

    Antinfiammatori specifici compresi alcuni enzimi, in certi casi migliorano la situazione attesa la loro capacità di ridurre l’edema andatosi a formare; ricordiamo la bromelina e l’escina che in qualche situazione, soprattutto di fronte a cisti di piccola portata, possono, combinandosi con i fans, dare il loro piccolo contributo. In questa logica trova posto anche il cortisone che è noto per l’attività espletata dal farmaco di agire anch’esso come antinfiammatorio principe, al di là degli effetti collaterali che l’uso prolungato determina nel tempo. Eventuali ormoni da somministrarsi caso per caso, molte volte possono ricondurre lo stato patologico verso una remissione della sintomatologia e della stessa malattia.

    L’intervento chirurgico invece può trovare applicazione laddove il volume di queste formazioni fosse tale da interferire sulle normali funzioni della ghiandola, o se la sintomatologia dolorosa fosse tanto severa da dover essere costretti a fare ricorso continuo agli antidolorifici. Si tratta a questo punto di capire l’orientamento che il medico vorrà attuare di concerto con la paziente, ad esempio, l’aspirazione chirurgica volta all’allontanamento degli essudati flogistici è ben visto come ottimo presidio per opporsi alla malattia, così come la stessa enucleazione consistente nell’asportazione di tutte quelle formazioni cistiche che avevano provocato la patologia, è un intervento in parte ritenuto ancora d’elezione in questa forme patologiche benigne; parliamo di interventi per lo più semplici che riportano il tutto alla normalità in breve tempo e senza troppi stress per la paziente, dove la conservazione dell’organo è sempre tenuta nella massima considerazione da parte del chirurgo che si ritrova nella necessità di intervenire in tal senso, il tutto volto alla rassicurazione della donna interessata dal problema, tendente a sottolineare che una mastopatia fibroadenomatosa evolve quasi sempre verso la guarigione se trattata adeguatamente.

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