Mappato il Dna del fungo che causa la forfora

Mappato il Dna del fungo che causa la forfora

Gli scienziati sono riusciti a mappare il Dna del fungo responsabile della forfora

da in Benessere, Capelli, Ricerca Medica
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    Il suo nome scientifico è Malassezia globosa e milioni di anni fa ha colonizzato il cuoio capelluto di noi esseri umani “regalandoci” un bel problemino da risolvere: la forfora. Sono molte le persone che per anni sono state vittime della famigerata “nevicata bianca” che si deposita inesorabile su cappotti, camice e maglioni con grave disagio per l’immagine e la propria vita sociale. Ebbene, la scienza stavolta ha individuato tutte le abitudini del fungo colpevole, inchiodandolo alle sue responsabilità grazie alla mappatura del suo Dna.

    Degna della serie televisiva C.S.I. la procedura con la quale l’equipe guidata da Thomas Dawson, del Miami Valley Innovation Centre della Procter and Gamble, è riuscita nell’impresa. Per decodificare il Dna del nostro malefico fungo infatti, gli scienziati hanno utilizzato una cisterna nella quale hanno fatto crescere ben 10 litri di lieviti che sono stati poi congelati in nitrogeno liquido. Da questi è stato estratto il Dna e un potente calcolatore elettronico si è occupato di ricostruire la sequenza genetica. Risultato: il genoma della Malassezia globosa ha solo 4.285 geni scritti in 9 milioni di lettere di Dna. Ovviamente un grado di complessità neanche paragonabile a quello del Dna umano.

    Piccolo e semplice non vuol dire però innoquo. Il meccanismo con il quale la Malassezia globosa provoca la forfora sulle nostre teste è in realtà piuttosto semplice.

    Il fungo si è infatti adattato al nuovo ambiente, ossia il cuoio capelluto umano, imparando a nutrirsi delle sostanze oleose prodotte dalla ghiandole sebacee. Dopo averle assimilate, la Malassezia globosa rilascia però delle sostanze tossiche che possono risultare irritanti per la cute. Viene così accellerato il naturale processo con quale l’epidermide si rinnova. Le scaglie della forfora non sono altro infatti che “pezzettini” di pelle morta che cadono ad un ritmo molto superiore al normale.

    La scoperta del genoma del “fungo della forfora”, pubblicata recentemente su “Proceedings of the National Academy of Sciences“, dovrebbe finalmente consentire di creare trattamenti più efficaci per sconfiggere un problema che secondo le statistiche colpisce circa la metà della popolazione.

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