Mammografia: più facile accesso agli screening mammografici

Mammografia: più facile accesso agli screening mammografici
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    Non ci devono essere più ostacoli per le donne nell’accesso agli screening mammografici e ciò se si vuole davvero fare prevenzione nei confronti di una patologia impegnativa qual è il tumore del seno e questa deve essere la priorità per il Governo in ambito sanitario; a chiederlo Salute Donna onlus, il cui Presidente Annamaria Mancuso, ha letto oggi una lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al Ministro della Salute Ferruccio Fazio.

    Del resto la proposta fatta da Salute Donna non si discosta troppo da analoga presa di posizione fatta a livello europeo da parte di un gruppo di parlamentari, di fronte alla necessità che tutti i governi del Vecchio Continente si organizzino per rendere più facile l’accesso alle strutture dove si pratica la mammografia.

    Il problema del cancro al seno è giustamente sentito se si pensa che parliamo di una vera e propria malattia sociale se si pensa al solo fatto che ogni anno si presentano all’attenzione della medicina 38 mila nuovi casi e che in atto sono quasi mezzo milione le donne italiane affette dalla patologia. Lo screening mammografico organizzato, inserito dal 2001 tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), è risorsa strategica per la diagnosi precoce e la riduzione del rischio di mortalità.

    “Sono molteplici i vantaggi offerti dallo screening organizzato” – dichiara Marco Zappa, Direttore ONS – soprattutto in termini di accesso ad un percorso strutturato e codificato e di qualità della prestazione. Nel 2008 sono stati invitati a fare lo screening per il tumore del seno, della cervice e del colon retto oltre 8 milioni e mezzo di persone”.

    Eppure nella civilissima Italia che in ambito sanitario ha poco da invidiare agli altri Paesi europei sono esclusi dagli screening per il tumore al seno quasi due milioni di donne cui si aggiunge l’evidenza di come meno del 70% delle donne tra i 50 ed i 69 anni, fascia target dello screening mammografico organizzato, vengono inviate a fare la mammografia biennale, ed è soltanto la metà che aderisce all’invito.

    Cioè solo 1 milione e 300.000 donne, il 36% delle aventi diritto, esegue la mammografia, e ci sono grosse differenze tra Nord e Sud.

    Solo nel 70% delle regioni meridionali sono attivi programmi di screening, mentre al Nord e nel Centro si registrano percentuali del 100%. Forte lo squilibrio anche in termini di adesione all’invito: nel 2008 ha aderito all’invito il 61% delle donne residenti al Nord, il 57% delle donne del Centro e solo una donna su tre (il 35%) nel Sud, un tasso ben sotto la soglia di accettabilità.

    E da qui l’amara constatazione di come esistano sempre due Italie così differenti anche in quest’ambito sanitario; “Noi crediamo che il Governo possa e debba farsi carico del superamento di queste differenze, attivando una serie di iniziative e mettendo al centro della politica sanitaria la tutela della salute delle donne” ha dichiarato Annamaria Mancuso. Questi sono gli impegni che Salute Donna ha chiesto al Governo: convocare i rappresentanti delle Regioni in ritardo nell’attuazione dei programmi di screening e fissare insieme a loro una road map che consenta di allinearsi alla media nazionale entro i prossimi 5 anni; far partecipare le associazioni pazienti ai tavoli di verifica dell’implementazione dello screening mammografico; sollecitare le Regioni a invitare ASL e medici di famiglia a promuovere attivamente l’accesso allo screening, informando le donne della possibilità di eseguire una mammografia ogni due anni.

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