Malessere e stanchezza causati dai neuroni ipocretinergici

Studi recenti e passati si sono occupati dell’associazione tra stanchezza, fiacchezza, presente sia nell’influenza sia in altre patologie croniche, e attività dei neuroni ipocretinergici

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    Il malessere e la stanchezza, che sopraggiungono durante l’influenza, sarebbero la conseguenza dell’attività di specifici neuroni: ipocretinergici. Questi ultimi entrano in gioco nel momento in cui il nostro organismo si trova in balìa del virus dell’influenza. Infatti, tale microrganismo nel momento che penetra nel corpo crea una situazione di malessere, caratterizzata da febbre, cefalea, problemi alle vie respiratorie, dolori alle ossa, ma anche stanchezza e fiacchezza, che si sviluppano a causa dell’attività dei neuroni ipocretinergici in difesa dell’organismo. Il coinvolgimento dei neuroni dell’ipotalamo e anche dell’amigdala è stato il risultato di uno studio statunitense recente che ha ripreso dei dati di alcune ricerche passate che si erano occupate della reale causa della sintomatologia influenzale, e non solo (presente anche in altre patologie croniche).

    Studi americani passati e recenti

    studi americani passati recenti

    Un gruppo di ricercatori americani della Oregon University di Portland, recentemente, ha condotto uno studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, scoprendo che i neuroni ipocretinergici entrano in gioco indirizzando tutte le energie del corpo per combattere l’ospite ed eliminarlo. Tutto ciò viene attivato proprio per aiutare e migliorare la salute, e sconfiggere il microrganismo il prima possibile. Come è immaginabile se le forze e le energie vengono indirizzate per sconfiggere il virus e migliorare la sopravvivenza del corpo, gli vengono comunque tolte rendendolo stanco e fiacco. La scoperta e l’attività di questi neuroni, come accennato prima, si deve anche a degli studi passati, che risalgono a 5-6 anni fa, condotti dagli scienziati della Stanford University, insieme ai ricercatori dello Scripps Institute di La Jolla e della Yale University. Precisamente gli studiosi avevano scoperto che la sostanza contenuta nei neuroni in questione, l’ipocretina (distinta in varie specie), era coinvolta nelle attività controllate dall’ipotalamo, come appunto il metabolismo energetico, la temperatura corporea, la pressione sanguigna, i ritmi ormonali ed endocrini, il senso dell’appetito. Ancora prima, nel 1998, a proposito di quest’ultimo, l’ipocretina coinvolta nell’appetito era stata chiamata orexina dagli studiosi dell’University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas.

    Farmaci sviluppati grazie a queste ricerche

    farmaci sviluppati grazie ricerche

    Grazie a questi risultati sono stati sviluppati dei farmaci in grado di combattere la narcolessia (patologia caratterizzata da stanchezza cronica ed eccessiva sonnolenza diurna). Questi medicinali psicostimolanti agiscono sui neuroni, cercando di riattivarli, a causa della carenza di ipocretina/orexina. Al contrario sono state e, tuttora, si stanno sviluppando sostanze in grado di agire sull’insonnia, sempre gestendo le quantità dell’ipocretina. Come ogni nuovo farmaco ci possono essere gli abusi con tutti i problemi che ne conseguono, e per ovviare a ciò si sono cercate delle soluzioni. Ora l’ipocretina carente potrà essere reintegrata per via nasale, e non più oralmente, tramite uno spray nasale all’ipocretina 1 migliorando lo stato di veglia nei pazienti narcolettici. Gli studiosi ai quali si deve dare il merito di questa creazione sono provengono dalla Christian Albrecht University di Kiel, in Germania. Gli studi continueranno per confermare e migliorare questi risultati.