HIV, un progetto italiano di prevenzione

I dati dell’Istituto di Sanità italiano parlano chiaro: dall’85 al 2000 la percentuale dei contagi della malattia in Italia sul numero totale delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) era del 4%

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    Il simbolo della lotta all'Aids

    I dati dell’Istituto di Sanità italiano parlano chiaro: dall’85 al 2000 la percentuale dei contagi della malattia in Italia sul numero totale delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) era del 4%. Dal 2000 ad oggi si rileva una progressione del 12%. Un trend che segue la tendenza europea. Ma perchè si verifica questo fenomeno? Una prima spiegazione potrebbe essere un calo di attenzione nei confronti dei rischi di infezione anche nei soggetti più informati sulle modalità di trasmissione del virus.

    Ma abitudini sessuali sempre più diffuse come l’uso, durante i rapporti, di sostanze finalizzate alla perdita del controllo. A denunciare questi dati è stato l’ISSN che insieme all’associazione omosessuale “Mario Mieli” sta lanciando a Roma, insieme con l’Istituto dermopatico San Gallicano e il san Giovanni il progetto “Coroh” contro l’Aids e le malattie sessuali come gonorrea, epatite b, ma soprattutto sifilide (a Roma e Milano esistono due veri e propri “focolai” di questa sindrome che sembrava scomparsa). Il progetto è semplice: ottenere test gratuiti (per omosessuali e non solo) alle malattie sessualmente trasmesse, ed entrare al contempo in un “panel” di soggetti costantemente monitorati e seguiti nel tempo (il test va fatto ogni sei mesi) dal personale sanitario. Un modello innovativo, teso a evitare i contagi seguendo i pazienti nel tempo, a cui anche le strutture sanitarie di altri paesi Ue guardano con interesse.