Malattie rare: Harrison Ford al cinema contro la Malattia di Dompè

Malattie rare: Harrison Ford al cinema contro la Malattia di Dompè

La Malattia di Dompè, una grave malattia rara che conduce a volte a morte certa chi ne è affetto, in Italia si contano circa 200 pazienti, ma che potrebbe trovare presto una cura come ci racconta magistarlmente il film nelle sale da due giorni, Misure Straordinarie il cui protagonista è il superlativo Harrison Ford

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    Malattie rare: Harrison Ford al cinema contro la Malattia di Dompè

    La ricerca scientifica, i traguardi raggiunti in ambito diagnostico e terapeutico stimolano la fantasia di produttori cinematografici col risultato di produrre uno dei più bei films sull’argomento che il Cinema abbia mai potuto realizzare e che, nello specifico, vede la magistrale interpretazione del notissimo Harrison Ford nei panni di un ricercatore americano impegnato nello studio della Malattia di Dompè.

    Per ben comprendere il significato di “Misure straordinarie” , questo il nome dell’opera cinematografica nelle sale già da un paio di giorni, è importante ricordare le prime parole che lo scienziato impersonato da Harrison Ford pronuncia all’inizio di tutta l’opera cinematografica, ovvero “Euforia da zuccheri”, quando, cercando di penetrare nell’intimo meccanismo della malattia di Dompè, una patologia genetica che determina glicogenosi di tipo II, il ricercatore che ne sta studiando gli effetti più nefasti, prende coscienza che l’unica vera cura efficace per affrancare quei due bambini che gli stanno davanti affetti dal male, debba essere rappresentata da una cura a base di un enzima in grado di opporsi all’accumulo di zuccheri e che dunque ritardi la progressione della patologia.

    Proprio quell’enzima è infatti alla base della malattia, o meglio, proprio quel difetto enzimatico che non si oppone all’accumulo di glicogeno è alla base di tutti i danni derivanti dalla patologia e che senza cure, fino ad adesso, determinava quei disastri che a volte la natura è in grado di arrecare a causa di un semplice sbaglio alla nascita o, come in questo caso, nella vita intrauterina. Danni seri, dunque, anche mortali nei piccoli pazienti affetti da grave cardiomiopatia dilatattiva, danneggiamento diffuso agli apparati di locomozione ed ai centri respiratori. Una felice intuizione, quella dello studioso americano che non può non riempire di gioia l’attento scopritore della cura, Robert Stonehill, tanto arguto e preciso e tanto poco disponibile al dialogo con la gente, burbero e così tanto alieno ai rapporti interpersonali, così ben rappresentato dall’attore americano.

    Il film è un magistrale esempio di come a volte la fiction, se ben realizzata possa servire meglio di ogni altra informazione gestita in altro modo a rappresentare la realtà, una realtà che nello specifico ci ricorda come la Malattia di Dompè sia, pur se rara, drammaticamente evidente nelle 7.000 malattie rare fin’ora conosciute col suo carico di disperazione riservato ai malati, per lo più bambini, che nella sola Italia si contano in oltre duecento pazienti. Lo stesso film però accende le speranze delle famiglie interessate dal problema, quando ci palesa le possibilità terapeutiche offerte da un enzima sostitutivo, l’alglucosidasi alfa, in grado di rallentare la progressione della malattia e prolungare la sopravvivenza dei malati, quale prossimo baluardo reale contro gli effetti più nefasti della Malattia di Dompè, il tutto narrato con quella leggerezza affidata ad un’arguta regia e all’attenta cura della scelta dei protagonisti, Harrison Ford in primis.

    Un plauso al film americano ci giunge dall’Associazione italiana glicogenosi (Aig) quando afferma che. «Harrison Ford si è calato nella difficile avventura delle malattie rare con un preciso obiettivo: far sì che gli spettatori si pongano domande e approfondiscano le loro conoscenze su queste patologie e sui farmaci orfani» afferma Fabrizio Seidita, presidente Aig. «Per associazioni come la nostra, impegnate tutti i giorni nell’assistenza e nel supporto ai malati, queste si rivelano occasioni uniche per portare all’attenzione dell’opinione pubblica i problemi concreti che in Italia devono affrontare quasi due milioni di persone colpite da una malattia rara».

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