Amianto: si prevedono ancora più vittime

Amianto: si prevedono ancora più vittime

Non si sa l'esatta quantità di amianto in Italia, i costi per smaltirlo sono ancora alti e a carico dei privati, ma, soprattuto, le malattie correlate a questa fibra continuano a colpire, anzi si prevede un peggioramento della situazione nei prossimi 5 anni

da in Malattie, Primo Piano, Sanità, Tumore al polmone
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    L’amianto continua a fare vittime

    18 anni di messa al bando non sono ancora sufficienti per poterci dire liberi dal pericolo dell’amianto e delle sue gravi conseguenze sulla salute: 3 mila vittime ogni anno per malattie asbesto correlate di cui 1200 sono i casi accertati di mesotelioma, secondo i dati dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl).

    Ma la situazione potrebbe addirittura peggiorare: ”E’ prevedibile, infatti, ancora una dinamica tragicamente importante di casi di mesotelioma e di tumore del polmone. Il picco e’ previsto nei prossimi anni, intorno al 2015” spiega Alessandro Marinaccio, responsabile del Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam) presso l’Ispesl.

    I più a rischio sono quei lavoratori impiegati proprio nella lavorazione dell’amianto (industria Eternit, cantieri navali e industria di riparazione dei rotabili ferroviari), ma non vanno dimenticati quelli che lavorano in edifici rivestiti di amianto, diffusi nell’industria chimica, petrolchimica, siderurgica, metalmeccanica.

    Se per i lavoratori c’è la magra consolazione di poter denunciare l’eventuale malattia da asbesto all’Inail e percepire risarcimento per malattia professionale, lo stesso non si può dire per chi si ammala a causa dell’amianto con cui sono rivestite ancora numerose abitazioni o perché semplicemente abita vicino a siti industriali a rischio.

    Certo, è stato recentemente istituito un Fondo per le vittime, ma ancora deve essere attuato e per chi, ancora sano, vuole disfarsi dei rivestimenti in amianto della propria abitazione i costi sono proibitivi. Che cosa fare? “Gli enti a cui un cittadino si può rivolgere per richiedere la scheda di autocensimento sono la Asl o l’Arpa, che hanno anche registri di ditte specializzate, iscritte all’albo e quindi sicure per rimozione e smaltimento amianto” spiega Katia Le Donne ricercatrice di Legambiente.

    Che ricorda anche: “Il bene in amianto per essere pericoloso deve essere in stato avanzato di degradazione. A volte quindi bastano delle vernici, dei collanti o strutture di incapsulamento che bloccano definitivamente la fibra”.

    E intanto ancora oggi non è possibile stabilire con esattezza quanto amianto sia presente sul territorio nazionale: fino al 1992 l’Italia produceva attorno alle 100 mila tonnellate annue di amianto e ne importava addirittura 40-50 mila tonnellate dall’estero, soprattutto da Australia e Sud Africa. “Questo è abbastanza preoccupante perché da questi paesi importavamo amianto crocidolite, ossia la fibra più pericolosa” sottolinea Marinaccio dell’Ispesl.

    Immagine tratta da: Aerspa.it

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