Malattie cardiache: bilancio positivo sugli standard di assistenza

Malattie cardiache: bilancio positivo sugli standard di assistenza

Lo scompenso cardiaco una delle cause di morte più frequernti dei cardiopatici aggravata dall'età del paziente molto spesso elevata

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    In Italia nascono circa 4.500 bambini cardiopatici,grazie ai progressi della medicina la sopravvivenza di questi pazienti nell’età adulta può giungere quasi al 90%, un bel traguardo sicuramente, se solo si pensa cosa accadeva qualche decennio fa quando la mortalità era ben diversa rispetto ai risultati ottenuti oggi, ma perché il dato addirittura migliori e si assicuri sempre un elevato standard qualitativo di vita a queste persone occorre che il connubio fra il cardiologo ed il cardiologo specialista in patologie congenite del cuore, sia sempre stretto.

    Un auspicio questo che rientra nell’ambito delle raccomandazioni contenute nel capitolo su ‘Epidemiologia nazionale e regionale’ del volume ‘Criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza alle malattie del sistema cardiovascolarei’, il primo dei ‘Quaderni del Ministero della Salute’. Una collana voluta e presentata dal ministro Ferruccio Fazio per promuovere l’armonizzazione nella definizione delle linee guida per la riorganizzazione dell’assistenza e della prevenzione sanitaria.

    L’occasione ha dato anche spunto alla trattazione di un tema spinoso quale è quello della mortalità e della morbosità delle malattie cardiologiche che rappresentano la prima causa di morte nel nostro Paese e che evidenzia un aspetto che è quello dell’assistenza che si differenzia da regione a regione italiana. A complicare il quadro c’è anche da segnalare una delle malattie più diffuse del nostro tempo in ambito, in particolar modo, alle persone anziane; stiamo parlando dello scompenso cardiaco che proprio per l’allungamento della vita degli italiani è divenuta una vera e propria emergenza sanitaria ed è dunque realistico prevedere un ulteriore incremento di queste patologie.

    La conoscenza della realta’ epidemiologica italiana, conclude il capitolo, e’ dunque indispensabile per valutare l’adeguatezza delle risposte assistenziali e dare solide basi al processo di regionalizzazione della sanita’.

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