Malattie cardiache: anche il mal d’amore sul banco degli imputati

Malattie cardiache: anche il mal d’amore sul banco degli imputati

Senza estremizzare il concetto, una cosa è certa e l'avrebbero scoperta scienziati britannici, il mal d'amore apre la strada alle malattie, al contrario una relazione sentimentale sana aiuta a sconfiggere le patologie

da in Infarto, Malattie, Psicologia
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    Mal D’amore

    Senza giungere alla conclusione riferita a qualche anno fa che sosteneva quanto di…. amor si muoia, visto che per arrivare a tanto devono intervenire altre patologie, una cosa è certa ed avrebbe acquisito la veste scientifica che si merita, una relazione affettiva travagliata al contrario di una felice, se vogliamo inserire in questo anche un matrimonio, può far ammalare o al contrario far superare al meglio persino le malattie.

    Lo dicono studiosi inglesi che hanno condotto numerosi test ed esperimenti in proposito e che hanno constatato come malattie cardiache, infarto in testa, non solo sono più frequenti in scapoli che ammogliati ma che un matrimonio o comunque una relazione sentimentale che causa sofferenze potrebbe essere l’anticamera per questo tipo di malattie.

    Insomma, secondo i ricercatori britannici le buone relazioni aprono la strada a uno stato di salute potenzialmente sano, al contrario non è solo il cuore a risentirne ma si apre la strada ad altre malattie, anche infettive o forme di depressioni. Non mancano comunque le classificazioni fra sessi, pare che siano le donne a soffrire di più di una relazione sentimentale travagliata, soprattutto se emarginate già nella vita per l’immancabile stress in agguato col quale rispondono alla crisi.


    Indipendentemente dal sesso, comunque, si alzerebbe del 34% il rischio coronarico laddove si vivano situazioni sentimentali difficili rispetto a chi vive una relazione tranquilla e quel che si evidenzia e inquieta al contempo è il fatto che ciò avvenga anche indipendentemente dagli eventuali fattori di rischio aggiunti, fumo, alcol, obesità, perché in assenza di ciò, il rischio si abbassa sicuramente ma resta pur sempre più alto di oltre il 20% .

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