Malattia infiammatoria pelvica: sintomi, cause e rimedi

Malattia infiammatoria pelvica: sintomi, cause e rimedi
da in Apparato genitale, Infezioni, Malattie sessualmente trasmissibili
Ultimo aggiornamento: Venerdì 12/08/2016 07:07

    Malattia infiammatoria pelvica

    La malattia infiammatoria pelvica provoca sintomi fastidiosi, ha cause diverse e rimedi non sempre efficaci: occorre, infatti, essere tempestivi nel trattamento di questa patologia o i danni da essa causati potrebbero essere permanenti. Ma cos’è la malattia infiammatoria pelvica? Si tratta di un’infezione degli organi superiori dell’apparato genitale femminile: le parti colpite sono, solitamente, l’utero, le tube di Falloppio – quella parte del corpo che si occupa del transito dell’ovulo, dall’ovaio all’utero – le ovaie e altri organi riproduttivi. Questa patologia è conosciuta anche come PID, che sta a indicare la Pelvic Inflammatory Disease. Ma qual è la sintomatologia legata alla malattia infiammatoria pelvica? Quali sono le cause? E quale la terapia più efficace? Scopriamo di più in merito.


    I sintomi della malattia infiammatoria pelvica non sempre sono evidenti e può capitare che la patologia resti asintomatica: sono, infatti, molte le donne a soffrirne senza saperlo. Altre donne, invece, accusano sintomi tipici, la cui intensità può variare. Ma quali sono, dunque, alcuni dei sintomi? Dolore nel basso ventre – il più frequente dei sintomi – perdite vaginali, febbre, dolore durante la minzione, dolore durante i rapporti sessuali, ciclo mestruale irregolare, mal di schiena, stanchezza, diarrea, nausea, vomito, svenimenti e mal di stomaco. Può capitare che febbre e dolori facciano la loro comparsa improvvisamente e abbastanza violentemente: si tratta, infatti, di una malattia che è bene non prendere alla leggera. Dopo aver contratto l’infezione, potrebbero passare alcuni giorni – così come mesi – prima che la PID si manifesti.


    Le cause della malattia infiammatoria pelvica sono, principalmente, i batteri che infettano gli organi riproduttivi femminili, spostandosi dalla vagina alle tube di Falloppio, alle ovaie e all’utero. La PID può essere provocata da differenti tipi di germi, ma i più comuni sono causa anche di malattie sessualmente trasmissibili come la clamidia – che può essere curata con la giusta terapia - e la gonorrea, che ha una sintomatologia e delle cause ben precise. Proprio per quest’ultima ragione, le donne più a rischio sono quelle maggiormente esposte al contagio delle malattie sessualmente trasmissibili, oltre a quelle che già hanno sofferto di malattia infiammatoria pelvica in precedenza. Tra i fattori di rischio sono, poi, presenti le lavande vaginali – da effettuare solo sotto prescrizione medica – l’uso della spirale, interventi ginecologici – in rari casi – rapporti sessuali non protetti, rapporti sessuali con diversi partner, avere un’età inferiore ai 25 anni ed essere sessualmente attive, il parto, l’aborto e la presenza di tumori benigni come fibromi dell’utero o polipi.


    È di massima importanza rivolgersi immediatamente al proprio ginecologo in presenza di sintomi o, comunque, effettuare periodicamente dei controlli che escludano la presenza della PID: una tempestiva e corretta diagnosi potrebbe, infatti, accelerare i tempi per la guarigione ed evitare la comparsa di conseguenze serie come la sterilità, gravi problemi per la gravidanza, la comparsa di cicatrici, dolore pelvico cronico, ascessi e, persino, emorragie interne e la morte della paziente. Importante è, poi, anche la prevenzione: essendo, nella maggior parte dei casi, un’infezione causata da una malattia sessualmente trasmissibile non curata, occorre prevenire la PID prevenendo le malattie sessualmente trasmesse e ciò è possibile limitando i rapporti sessuali e usando il preservativo, evitando lavande vaginali – se non prescritte dal medico – mantenendo un’adeguata igiene intima – senza esagerare, perché potrebbe alterarsi il corretto equilibrio della flora batterica vaginale – e facendo regolari esami di controllo. La diagnosi viene effettuata eseguendo una visita ginecologica ed esami – come le analisi del sangue, test del muco cervicale, ecografia, biopsia endometriale e laparoscopia – per escludere la presenza di altre patologie. La cura consiste nella somministrazione di farmaci e, per l’esattezza, antibiotici ad ampio spettro, così da agire contro diversi tipi di batteri: solitamente, vengono associati due antibiotici, che vengono somministrati per via orale o per endovena. Nei casi più gravi, può essere necessario il ricovero ospedaliero e l’intervento chirurgico. Infine, ricordiamo di seguire le indicazioni del proprio medico e non interrompere o variare la terapia autonomamente.

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