Malaria: sintomi, contagio e prevenzione

La malaria è una malattia infettiva molto pericolosa, diffusa soprattutto in Africa, nel Sudest asiatico e in America centrale. È provocata da un parassita che si trasmette prevalentemente tramite un particolare tipo di zanzara. La malattia si manifesta con febbre alta. Ecco i sintomi della malaria, le modalità di contagio e le forme di prevenzione da attuare per evitare di contrarla.

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    La malaria è una grave parassitosi, ovvero una malattia infettiva provocata da un parassita che si trasmette attraverso la puntura di zanzare infette. La malattia è presente prevalentemente nelle zone più disagiate delle località tropicali, ma talvolta arriva anche presso i paesi sviluppati. Scopriamo insieme quali sono le cause e i sintomi della malaria, come avviene il contagio e quali sono le misure preventive da adottare per non correre il rischio di ammalarsi.

    Che cos’è la malaria e dove è diffusa?

    La malaria è una grave malattia infettiva, la seconda al mondo per mortalità con oltre 400.000 decessi all’anno. Si stima che il 40% della popolazione mondiale abiti in zone in cui questa malattia è endemica. In particolare, la malaria è diffusa nei paesi in via di sviluppo presenti nelle zone tropicali.

    L’Africa centrale, il Sudest asiatico, il subcontinente indiano e l’America centrale sono le zone più colpite dalla malaria, ma anche le isole dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico. La frequenza della malattia è legata al clima (aree tropicali con altitudine inferiore ai 1800 mt) e al numero di individui infetti in maniera cronica.

    La malaria in Italia

    In Italia la malaria è considerata eradicata dal 1970, sebbene periodicamente si siano manifestati dei casi. In prevalenza, gli episodi di malaria nel nostro paese sono d’importazione: ad essere colpiti sono turisti in viaggio in paesi in cui la malattia è endemica, o immigrati che arrivano in Italia da paesi a rischio.

    Nel decennio che va dal 1989 al 1999, si sono riscontrati nel nostro paese circa 8.000 casi. Solo 20 sono le persone che hanno contratto la malattia in Italia, di cui 8 a causa di trasfusione di sangue infetto, 2 per contaminazione accidentale con siringhe e 9 per probabile contagio da zanzare provenienti da paesi a rischio.

    In un solo caso non si è riusciti a stabilire l’esatta modalità di contagio: è quindi possibile che si sia trattato di un episodio di malaria autoctona, ovvero contratta da una zanzara presente in Italia. L’ultimo caso di morte per malaria nel nostro paese è quello della piccola Sofia, deceduta a Brescia nell’estate del 2017.

    Come già accennato sopra, in l’Italia la malaria è stata debellata, sebbene alcuni episodi sporadici di malattia autoctona continuino a verificarsi. In Sicilia, in Sardegna e nell’Agro Pontino è ancora presente la zanzara responsabile della trasmissione della malaria, nonostante le periodiche disinfestazioni.

    Le cause

    La malaria è una malattia causata da un parassita patogeno chiamato Plasmodium. Le specie esistenti di questo parassita sono molte, ma le più diffuse sono quattro:

    • Plasmodium falciparum (la forma più pericolosa);
    • Plasmodium vivax;
    • Plasmodium ovale;
    • Plasmodium malariae.

    Quando il parassita entra nel sangue di una persona, raggiunge il fegato e si moltiplica. In pochissimo tempo migliaia di parassiti vengono messi in circolo nel sangue e distruggono i globuli rossi. Da qui rientrano nel fegato e continuano a moltiplicarsi, in un ciclo continuo.

    Il periodo di incubazione

    Dal momento in cui avviene il contagio alla comparsa dei primi sintomi passano diversi giorni. Questo lasso di tempo, chiamato periodo di incubazione, è diverso in base al tipo di parassita infestante.

    Solitamente si vanno dai 9-14 giorni del Plasmodium falciparum, quello più pericoloso, ai 18-40 giorni del Plasmodium malariae. Solo in casi rari, il Plasmodium vivax e quello ovale possono sopravvivere all’interno del fegato del malato per mesi, addirittura fino a 4 anni dal momento del contagio.

    I sintomi

    Anche i sintomi sono diversi in base al tipo di parassita. La febbre è il comune denominatore della malaria, presente in forma ciclica. La temperatura si alza fino ai 40°, quindi rimane stabile per alcune ore e poi si riabbassa, con grande sudorazione del malato.

    Questo ciclo si ripete a distanza di due giorni nelle infezioni da Plasmodium vivax e ovale, e ogni 3 giorni nel Plasmodium malariae. Diverso invece per quanto riguarda il Plasmodium falciparum: la febbre può essere alta e ricorrere ogni 36-48 ore oppure essere continua, ma molto più lieve.

    Gli altri sintomi della malaria sono:

    Nel caso di infezione da Plasmodium falciparum, il decorso della malattia può essere molto rapido e portare alla morte nel giro di poche ore o di qualche giorno. Per questo motivo è fondamentale intervenire rapidamente.

    Le fasi della malattia

    Dopo il contagio e il periodo di incubazione, si manifestano i primi sintomi. Prima della fase invasiva sono presenti sintomi quali stanchezza, mancanza di appetito e debolezza generale.

    Durante la fase invasiva si ha febbri ricorrenti, sintomi gastrointestinali e sintomi influenzali. Segue poi una fase tardiva, in cui si manifesta la tipica febbre della malaria, che si ripropone ogni 48-72 ore.

    Se non curata a dovere, la malaria può avere una fase di recrudescenza, in cui i sintomi si ripresentano dopo qualche settimana di latenza. La recidiva, invece, è tipica delle infezioni da Plasmodium vivax e ovale: alcuni parassiti rimangono silenti nel fegato e ricominciano il loro ciclo vitale dopo 5-6 mesi dall’infezione principale.

    Le complicanze

    La malaria può manifestarsi in forma leggera o in forma molto grave, spesso mortale. I soggetti più colpiti sono i bambini tra i 6 mesi e i 3 anni, ma anche gli anziani e le persone immunodepresse. Le donne in gravidanza sono a rischio, e in caso di infezione da malaria la mortalità è 10 volte più alta.

    Sono diverse le complicanze che possono insorgere durante l’infezione da malaria. Tra le più diffuse citiamo l’anemia, l’insufficienza renale, l’ipoglicemia, l’edema polmonare, l’acidosi lattica e l’ipertermia.

    La malaria cerebrale è una forma di encefalopatia acuta molto grave. Solitamente il paziente manifesta febbre molto alta, vomito e tosse. Nel giro di uno o due giorni, il malato cade in coma per un periodo che va da poche ore ad alcuni giorni.

    La mortalità è molto elevata. Coloro che sopravvivono presentano nel 10% dei casi problemi neurologici gravi: ritardo mentale, emiparesi, ipotonia severa, afasia, atassia cerebellare.

    Come si trasmette la malaria?

    La malaria viene principalmente trasmessa mediante la puntura di un particolare tipo di zanzara, del genere Anopheles. Il parassita Plasmodium è presente all’interno delle ghiandole salivari della zanzara anofele, che infetta l’uomo durante il pasto di sangue.

    Esistono però altre forme di trasmissione: il contagio della malaria può avvenire raramente da persona a persona mediante trasfusione di sangue infetto, tramite scambio di siringhe o a causa di un trapianto di organi. Inoltre la malaria può essere trasmessa da madre a figlio attraverso la placenta, durante la gravidanza.

    Infine esiste una forma di malattia chiamata “malaria da aeroporto”. In questo caso il contagio avviene ad opera di una zanzara anofele proveniente da paesi in cui la malaria è endemica, e che è arrivata in zone non a rischio a bordo di un aereo o all’interno di un bagaglio.

    La malaria non è contagiosa e non si trasmette tramite contatto con infetti. Non sono altresì rischiosi lo scambio di saliva e i rapporti sessuali.

    La diagnosi

    Inizialmente il medico sottopone il paziente ad un colloquio, per individuare i fattori di rischio. L’anamnesi prevede il riscontro di un eventuale soggiorno del malato in zone in cui la malaria è endemica.

    La diagnosi della malaria avviene poi mediante analisi del sangue specifiche. È infatti sufficiente analizzare al microscopio un campione di sangue per individuare i parassiti della malaria, che si rinvengono all’interno dei globuli rossi.

    Le cure

    Data la rapida progressione della parassitosi, la malaria deve essere trattata tempestivamente. Attualmente esistono diversi farmaci antimalarici, che possono essere somministrati sia per via orale che endovena.

    Il farmaco viene scelto dal medico in base al tipo di infezione, all’età e alle condizioni generali del paziente e dalla gravità dei sintomi. Ci sono parassiti resistenti ad alcuni tipi di medicinali, ma molto sensibili ad altri.

    Inoltre possono venire somministrati farmaci sintomatici per combattere alcune complicanze della malattia, quali ad esempio le convulsioni o l’anemia. In alcuni casi è necessario ricorrere alla reidratazione del paziente, all’ausilio respiratorio o alla trasfusione di sangue.

    La terapia deve essere continuata finché tutti i parassiti della malaria non sono stati debellati all’interno dell’organismo. In caso contrario, l’infezione può avere una recrudescenza o una recidiva. La malattia può essere efficacemente combattuta in due settimane.

    La profilassi

    Naturalmente la profilassi per la malaria è estremamente importante. Dovrebbe essere adottata da tutti coloro che compiono viaggi in zone ad alto rischio. La profilassi si basa sulla somministrazione di farmaci antimalarici a basse dosi, che impediscono il contagio anche nel caso di puntura da parte di una zanzara infetta.

    Il medicinale deve essere assunto da qualche giorno prima della partenza fino a qualche settimana dopo il ritorno, e naturalmente non deve mai essere interrotta la sua assunzione durante la permanenza in un paese a rischio.

    Il medico sceglierà il farmaco più adatto alle vostre esigenze in base al luogo in cui volete recarvi, alla vostra età e alle vostre condizioni di salute. Purtroppo nessuna medicina è in grado di impedire con certezza assoluta il contagio, ma quantomeno limita le possibilità di insorgenza di complicazioni gravi.

    Oltre alla profilassi antimalarica, sono suggeriti diversi consigli importanti che possono prevenire il contagio. Nelle zone in cui la malaria è endemica, è fondamentale installare zanzariere alle finestre e attorno al letto (poiché le femmine della zanzara anofele pungono principalmente di notte), ed è buona norma utilizzare prodotti repellenti per le zanzare.

    Infine nelle zone a rischio è importante effettuare delle periodiche disinfestazioni, per cercare di controllare la riproduzione delle zanzare che, tramite la loro puntura, provocano la malaria.

    Il vaccino

    Da anni gli scienziati stanno studiando per mettere a punto un vaccino contro la malaria, finora senza risultati soddisfacenti. Al momento sono stati sequenziati due genomi molto importanti: quello del Plasmodium falciparum, ovvero il parassita che provoca la forma più grave della malaria, e quello della zanzara anofele, il vettore della malattia.

    Purtroppo il parassita ha un ciclo vitale molto complicato, per cui non è semplice trovare il punto debole del microrganismo su cui intervenire con un vaccino. Le ricerche proseguono, e parallelamente si sta studiando un metodo per debellare la zanzara anofele.