Mal di testa: musica imputata

Lo dicono gli scienziati, addebitando a questo conseguenza l’utilizzo di sorgenti sonore di musica

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    Per certi versi può considerarsi la piaga delle attuali generazioni, ovvero il bombardamento di decibel a cui si sottopongono volontariamente le nuove generazioni che aggiunto ad analoga sequela di suoni provenienti dall’ambiente in cui si vive, fanno dei giovani d’oggi un vero e proprio esercito di candidati alla sordità e non solo, le conseguenze rappresentate dal fatto di andare incontro a cronici mal di testa sono quanto mai probabili negli adolescenti

    Lo dicono gli scienziati, addebitando a questo conseguenza l’utilizzo di sorgenti sonore di musica.Questo ulteriore tassello a proposito dei rischi corsi in chi si sottopone all’ascolto di musica per più di un’ora al giorno, lo appone un gruppo di ricercatori dell’Università Ludwing-Maximilians di Monaco in Germania, che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista scientifica BMC Neurology.

    La ricerca così come è stata presentata tuttavia parrebbe incompleta perché non specifica se l’ascolto della musica debba intendersi effettuata con cuffie o altri oggetti similari oppure senza l’ausilio di alcun dispositivo per l’ascolto individuale. Resta il fatto che l’esame effettuato su 1.025 adolescenti di età compresa fra 13 e 17 anni che ascoltavano musica per due ore tutti giorni era associato al mal di testa.

    Altro anello mancante della ricerca, che tuttavia gli scienziati provvederanno a colmare, è quello relativo al fatto di non aver fino adesso potuto appurare se tale sintomatologia fosse o meno connessa da parte dei giovani che si sono sottoposti all’esperimento, all’utilizzo delle attuali apparecchiature sempre più in uso agli adolescenti, ovvero, telefonino, computer, televisione e quant’altro. I ricercatori sono tuttavia convinti che questi apparati non sarebbero responsabili del mal di testa, alla stregua di quanto concerne i videogiochi tant’è che “”Studi sulla comparsa dei mal di testa – ha detto Astrid Milde-Busch che ha coordinato lo studio – hanno avuto risultati contrastanti e per alcuni media, in particolare i giochi per computer, sono del tutto assenti”.