Mal di schiena: microchirurgia in crescita

Mal di schiena: microchirurgia in crescita

Fratture vretebrali, discopatie e ernia del disco: che fare quando fisioterapia e farmaci non sono sufficienti? Occorre operare e oggi si può fare sempre di più con tecniche mininvasive

da in Colonna vertebrale, Ernia, Fratture, Interventi Chirurgici
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    Microchirurgia contro i problemi alla schiena

    Sono circa 15 milioni gli Italiani che soffrono di dolori alla colonna vertebrale. Tra di essi spicca anche, come tutti ormai sanno, il portiere della nazionale Gigi Buffon, colpito da ernia del disco e costretto a saltare le partite di calcio, esattamente come un terzo degli Italiani è costretto a sospendere l’attività lavorativa.

    Ernia del disco, discopatie in genere e fratture, infatti, sono tra le cause più diffuse del mal di schiena, ma non sempre sono trattabili efficacemente con la fisioterapia e i farmaci: a volte diventa indispensabile ricorrere all’intervento chirurgico.

    Da qualche anno esistono tecniche di chirurgia sempre più raffinate e poco invasive per i pazienti, che si basano sulla microchirurgia percutanea: si opera con microincisioni, al massimo di 1,5 cm, intervenendo sotto controllo radiologico. E’ il caso della cifoplastica con palloncino, di cui abbiamo già parlato su Tantasalute, utile per riparare le vertebre fratturate in seguito a traumi, osteoporosi o metastasi tumorali.

    Ma anche altri problemi vertebrali possono trovare soluzione con questo approccio: “Le discopatie degenerative della colonna vertebrale come lesioni o cedimenti strutturali, ad esempio, possono essere trattate con successo, in casi selezionati, per mezzo di un’innovativa procedura chirurgica percutanea mininvasiva grazie alla quale è possibile recuperare in modo eccellente l’assetto anatomico-funzionale della colonna vertebrale a fronte di una riduzione sostanziale del trauma chirurgico” spiega il dottor Franco Chioffi, Direttore del Reparto di Neurochirurgia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento.

    Fino a pochi anni fa, infatti, interventi di stabilizzazione delle vertebre danneggiate richiedevano operazioni “a cielo aperto”, molto estese e invasive. Oggi, invece, è possibile inserire, sempre per via percutanea, barre e viti di connessione che stabilizzano i vari segmenti vertebrali lesionati.

    Tutto questo limitando l’aggressione ai tessuti muscolari circostanti, riducendo sanguinamento e dolore post chirurgico e accorciando anche i tempi di degenza, con cicatrici meno estese e un minor rischio di infezioni.

    La chirurgia mininvasiva percutanea esiste già da qualche anno e riscuote sempre più successo: “Ogni anno nella Provincia di Trento vengono eseguiti circa 400 interventi chirurgici per malattie della colonna vertebrale di cui, oltre la metà per patologie degenerative. Il numero di queste trattate con tecnica mininvasiva è in continua crescita” conclude Chioffi.

    Immagine tratta da: Nuke.ishin.it

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