Mai più protesi ossee

Mai più protesi ossee

Così ci affrancheremo da protesi anche sofisticate per sopperire alla mancanza degli arti naturali, la strada tracciata è quella delle cellule staminali e della bioingegneria

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    Protesi dell’anca

    Cio’ che esiste in natura è difficilmente imitabile, nonostante gli sforzi che la scienza possa fare in tal senso, ma fino ad un certo punto, almeno da quando gli scienziati non ci stanno mettendo di fronte a sempre nuove acquisizioni che hanno dell’incredibile e che solo ieri e per ieri si intende un ventennio fa, erano semplicemente impossibili solo da immaginarsi.

    Ad esempio si sarebbe trovato il modo per mandare in soffitta col tempo le vecchie e antiquate protesi artificiali che cercavano in qualche modo di imitare un arto perduto, magari sofisticate lo erano ma avvicinarsi al modello naturale è ben altra storia. Le tante difficoltà cui ci si è dovuti sempre confrontare stavano nel far aderire tendini e muscoli a parti anatomiche estranee all’organismo stesso, ma tutto ciò potrebbe essere superato con la bioingegneria come hanno dimostrato scienziati del Georgia Institute of Technology di Atlanta che hanno impiantato su ossa artificiali, cellule della pelle in grado di aderire a tendini e muscoli come avviene in natura.

    “Una delle sfide più importanti della medicina rigenerativa – spiega Andres Garcia, docente presso la George W. Woodruff School of Mechanical Engineering del Georgia Tech e coordinatore del progetto di ricerca – è quella di creare un’integrazione perfetta tra organi, ossa e tessuti. Questa scoperta rappresenta un passo importante verso la riproduzione di questa armonia”.

    Si tratta insomma di trasformare gruppi di fibroblasti, cellule del tessuto connettivo, in cellule ossee in grado di formare un tutt’uno, pur con la capacità di articolarsi tipica degli arti naturali, creando il legame fra tendini ossa e muscoli e gli esperimenti di ossa artificiali trattati con questa nuova tecnica si sono rivelati soddisfacenti al punto da poter ritenere vicina la possibilità di procedere sull’uomo.


    La ricerca che prosegue uno studio di appena tre anni fa quando si cominciò dalle cellule staminali a constatare come una volta impiantate in un tessuto diverso si specializzassero in modo da ricreare il tessuto desiderato, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, incontrando il parere entusiasta della comunità scientifica: “Un momento importante – ha detto il professor Giovanni Orlandini, preside della facoltà di Medicina di Firenze e presidente della Società Italiana di Anatomia e Istologia – che mette la parola fine al rischio di rigetto e regala una speranza concreta a tutti coloro che, per colpa di un osteosarcoma di un incidente, hanno perso un arto”. Come ricorda il professore, finora i sostituti delle ossa erano molti e diversi: “Quando ho iniziato a lavorare, 40 anni fa, usavamo protesi fatte con resina speciale o metallo. Ma il rischio di rigetto era elevatissimo. Oggi, grazie alle cellule staminali, la medicina riparatrice va incontro a una nuova era”.

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