Longevità: pensare positivo allunga la vita

Longevità: pensare positivo allunga la vita

Il segreto contro l'invecchiamento? Imparare a pensare positivo

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    sorridere fa bene

    Pensare positivo è una ricetta di lunga vita: a sostenerlo sono gli esperti di Assomensana, associazione di neuropsicologi che da tempo studia le caratteristiche degli ultracentenari. Certo, la longevità dipende anche dalla genetica e dallo stile di vita, in particolare alimentare, ma l’atteggiamento positivo nella vita di tutti i giorni sembra giocare un ruolo importante.

    Chi pensa positivo, infatti, mostra migliori capacità di flessibilità e di adattamento ai cambiamenti delle esigenze quotidiane, anche in tarda età: “Queste attitudini influenzano e permeano tutte le altre dimensioni esistenziali. Infatti consentono di attenuare gli stati di stress cattivo (distress), dovuti agli eventi sfavorevoli (quali lutti, perdite, precarietà e malattia) e di far fronte alle avversità, attingendo alle risorse personali (la cosiddetta “resilienza”)” spiega Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana. “Un atteggiamento positivo è favorevole all’allungamento della vita anche perché permette di aderire con fiducia alle prescrizioni dei professionisti della salute per ottenere il miglior trattamento possibile in caso di malattia”.

    Ma come imparare a pensare positivo? Assomensana suggerisce sette semplici accorgimenti. Prima di tutto è importante essere disposti a cambiare atteggiamento mentale.

    In secondo luogo è bene imparare a soffermarsi su quanto di positivo ci arriva dall’esterno: “Sfogliando una rivista o un giornale, si deve scegliere di soffermarsi sulle notizie a carattere positivo (come ricerche sulla salute, eventi positivi e vicende a lieto fine) anziché su notizie di cronaca o di politica” consiglia Iannoccari. Allo stesso modo, a fine giornata, prima di coricarsi, è consigliabile ripensare a due eventi positivi vissuti o ai quali si è assistito nell’arco della giornata.

    Due i suggerimenti più “fisici”: “In un giorno, per tre volte, occorre fare esercizi di mimica facciale sorridendo sette volte, in quanto la muscolatura del volto improntata al sorriso rinvia segnali al cervello che rimandano a schemi automatici riferiti a situazioni piacevoli” spiega il neuropsicologo. E altrettanto benefica è la respirazione: respirare profondamente con il diaframma (mantenendo ferma la gabbia toracica e gonfiando e sgonfiando solo la pancia), per due minuti due volte al giorno, ha anche un ruolo rilassante.

    Attenzione, infine, all’interazione sociale: è bene cercare occupazioni che consentono di stare con altre persone, con le quali condividere scopi e obiettivi e, ultima regola d’oro, quando si conversa, cercare di evitare il più possibile espressioni negative, svalutative e lamentose (no, non possono, nessuno, mai eccetera), preferendo, invece, i termini che aprono possibilità (forse, magari, mi piacerebbe).

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