Lipofilling seno, viso e cicatrici: come funziona, costo e controindicazioni

Lipofilling seno, viso e cicatrici: come funziona, costo e controindicazioni

Il lipofilling è la tecnica che permette di prelevare del grasso da una parte del corpo e di iniettarlo in un'altra zona come riempimento

da in Chirurgia estetica, Cicatrici, Estetica e Trattamenti
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    lipofilling

    Il lipofilling non è la “magia” in grado di creare qualsiasi tipo di tessuto, né le forme che esattamente vorremmo, ma comunque ha tanti impieghi e tantissime potenzialità. E, qualche zona d’ombra, per non dire qualche rischio. «Sul lipofilling manca chiarezza e informazione corretta – dice Luca Grimaldi, professore di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università degli Studi di Siena e membro del consiglio direttivo della SICPRE, la società che rappresenta il 90% dei chirurghi plastici nel nostro Paese -. È facile accorgersene nel contatto con il paziente: a volte non ne sa niente e in alcuni casi sa cose sbagliate. Solo molto raramente ha informazioni corrette».

    Quando e perché
    Il lipofilling è una tecnica sempre più utilizzata in chirurgia plastica, con scopo sia ricostruttivo, sia estetico. «Non si tratta però di una “novità” – dice il professor Grimaldi -: le prime applicazioni dell’autotrapianto di grasso risalgono ai primi anni ‘60». Ma come funziona? Il principio base è quello di trasferire. Con una normale cannula da lipoaspirazione si preleva una quantità prestabilita di tessuto adiposo dalle aree del corpo in cui questo è naturalmente presente. Dopo averlo centrifugato e depurato, lo si inietta nella zona che si vuole rendere più “piena”.
    Ma non solo: il grasso migliora anche le cicatrici, da quelle superficiali lasciate dall’acne agli esiti di ustione. Dopo un solo lipofilling, infatti, la cute diventa più elastica, uniforme e “sana”.

    Sono ancora da indagare, però, le ragioni per cui questo accade. Dice ancora il professor Grimaldi: «Si sa che dalle cellule staminali adulte presenti nel grasso, grazie all’intervento di fattori di crescita si ottengono cellule differenti, come quelle che costituiscono le ossa, le cartilagini e il tessuto connettivo, ovvero il tessuto molle del nostro organismo. Si tratta, però, di risultati ottenuti in vitro. L’unica certezza a proposito di quello che accade nel nostro organismo è che il grasso prelevato e trasferito sopravvive in buona parte e si integra perfettamente nel nuovo tessuto».

    Effetto filler
    Il lipofilling è anche molto utilizzato come riempitivo, alla stregua di un filler. Per questo, in ambito estetico, serve per aumentare il volume di zigomi e guance, ma anche per rendere più proiettato un mento altrimenti sfuggente, o per colmare l’avvallamento prodotto sul dorso del naso da una rinoplastica sbagliata. Ancora, lo si usa per colmare rughe e solchi, come quelli che si formano con il passare degli anni tra il naso e la bocca. Rispetto ad esempio all’acido ialuronico, il lipofilling ha il vantaggio di essere un trattamento definitivo. «In realtà – dice ancora il professor Grimaldi – il 30-40% del materiale trasferito non sopravvive al trattamento e solo la parte restante entra stabilmente a far parte dei tessuti». Una perdita di cui è importante tener conto nei casi in cui il desiderio di aumento riguarda volumi maggiori, come nel caso del seno.

    Seno: lipofilling al posto delle protesi?
    «Stiamo orientando la ricerca per arrivare a utilizzare il lipofilling come alternativa all’impianto delle protesi mammarie – dice ancora il professor Grimaldi.

    Attualmente, con il grasso della paziente è possibile aumentare il volume delle mammelle, ma spesso non nella misura desiderata. Anche a causa di quella percentuale di grasso che viene metabolizzato dall’organismo, e che quindi si perde, con il lipofilling gli aumenti sono di modesta entità e possibili solo per pazienti che hanno aree donatrici piuttosto ampie. Per le donne magre, l’unica soluzione sono le protesi».

    Diverso il caso del lipofilling utilizzato a scopo ricostruttivo, come nel caso di ulcere o dopo una quadrantectomia, cioè l’asportazione solo di una parte del seno. «Quando l’eliminazione chirurgica del tumore ha prodotto una perdita di sostanza circoscritta, l’autotrapianto di grasso è utile per riempirla». Se il risultato estetico è buono, con un effetto molto naturale, la soluzione lipofilling presenta comunque delle incertezze, almeno allo stato attuale degli studi. Secondo alcune ricerche, infatti, il lipofilling nella ricostruzione mammaria post tumore aumenta il rischio di recidive. «Ma non ci sono certezze, anzi. Al momento, il numero di studi che sostengono ed escludono il rischio di recidive è pari».

    Veloce e “indolore”: ecco perché piace
    In base all’indagine dell’International Society of Aestethic Plastic Surgery, l’associazione che conta circa 20.000 chirurghi plastici nel mondo, nel 2011 in Italia sono stati fatti oltre 24.000 lipofilling, trattamento che si colloca al terzo posto tra le procedure più “soft”, dopo botulino e acido ialuronico.
    Rapido e versatile, il lipofilling piace anche perché poco invasivo. Infatti, per prelevare il grasso dall’area donatrice basta un’incisione di pochi mm e il trasferimento avviene con aghi sottili, che non lasciano segni. «La convalescenza praticamente non esiste: l’intervento avviene in day hospital e il disagio che il paziente si trova ad affrontare sono solo poche ecchimosi, che scompaiono al massimo in 7-10 giorni». Last but not least, i costi. Quando lo si utilizza a scopo ricostruttivo, il lipofilling è un trattamento completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Quando ha finalità estetiche, invece, a seconda dell’area da trattare e dello specialista che esegue il trattamento può costare da 2.000 a 5.000 euro.

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