L’ipertensione: il sale l’imputato numero uno

L’ipertensione: il sale l’imputato numero uno

Accertato il ruolo negativo del sale da cucina sulla nostra salute

da in Alimentazione, Ipertensione, Malattie
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    Ribadito il ruolo negativo del sale sulla salute

    Se mai ce ne fosse ancora bisogno, lo si ribadisce con forza, l’ipertensione arteriosa, ovvero la pressione alta, sale di più, se si eccede col… sale, al punto che, uno slogan della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, risulta quanto mai attinente rispetto alla constatazione che il comunissimo sale da cucina ha sull’ipertensione.

    Dunque, al grido “Meno sale a tavola, meno sale la pressione”, la Società citata punta il dito su questo alimento che entra sempre più prepotentemente nelle nostre tavole e, in questo allarme, si sommano anche gli studi condotti dall’Isa-Cnr e dell’Università Federico II di Napoli che hanno pubblicato i dati del lavoro scientifico sulla rivista internazionale: Journal of Hypertension.

    Secondo il gruppo scientifico, vi sarebbe maggior rischio di ipertensione per quei pazienti maggiormente sensibili agli effetti del sale da cucina, ovvero, 88 pazienti monitorati su 100 hanno sviluppato ipertensione, perché su questi soggetti la sensibilità al sale da cucina è risultata quanto mai elevata rispetto agli altri 50 pazienti su 100 meno sensibili all’azione di questo elemento onnipresente nelle nostre tavole.

    A sottolineare ancora di più il ruolo centrale del sale da cucina sulla pressione del sangue, uno studio dall’Università di Napoli, capitanato dal professore Francesco Strazzullo, che hanno studiato l’effetto del sale presso i dipendenti dello stabilimento Olivetti di Pozzuoli e Marcianise in Campania.

    Il risultato che ne è derivato è stata la constatazione del fatto che i partecipanti, pur se normotesi, avevano risposte diverse dopo l’assunzione del sale da cucina previsto nelle loro diete, da segnalare che la cucina italiana, in Europa, è la più ricca di sale.

    Si notava altresì, che coloro che si sottoponevano ad una dieta più povera del composto chimico in questione, manifestavano una più ridotta pressione arteriosa, anche senza l’ausilio di farmaci antiipertensivi. Oltretutto si dimostrava anche che, coloro che assumevano più sale, oltre a picchi di alta pressione di non poco conto, manifestavano anche un superlavoro, patologico, da parte dei reni, costretti a filtrare il composto con le urine.

    Alla fine della ricerca scientifica “napoletana”, si riscontra anche che, negli anni di osservazione dello stile di vita dei dipendenti Olivetti, la diversa risposta alla sensibilità del sale da cucina non abilita questo composto nei confronti di coloro che sono risultati meno sensibili ad esso, per il semplice fatto che è ormai certo che il sale, in eccesso, fa male a tutti, sensibili e non, in quanto il grado di percettibilità al cloruro di sodio, è un elemento soltanto temporale per sviluppare una forma di ipertensione; insomma, per coloro che abusano del sale, sarebbe solo questione di tempo, ma l’ipertensione, prima o poi, si svilupperebbe e, oltretutto, la pressione alta, è dimostrato ampiamente, che è una delle cause più frequenti di morte prematura, tanto che, nella lotta alle patologie annesse a questa condizione, non si può non abbassare la guardia sulle diverse diete da seguire nel corso della vita, da un lato, senza, però, trascurare anche la quantità di questo composto negli alimenti preconfezionati.

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