Linfonodi ingrossati nei bambini: cause e cosa fare

È tipica nei bambini una maggiore reattività dei linfonodi, che porta ad un loro anomalo ingrossamento. Generalmente, non sarà un fenomeno di cui preoccuparsi se nel giro di qualche settimana guarirà spontaneamente. Tuttavia, tra le numerose cause del problema ci sono anche delle forme neoplastiche responsabili del gonfiore linfonoidale. Pertanto, è fondamentale conoscere il disturbo e sapere sempre cosa fare.

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    Linfonodi ingrossati nei bambini cause e cosa fare

    Quali sono le cause e cosa fare quando si presentano dei linfonodi ingrossati nei bambini? I linfonodi sono piccole masse globose, disseminate un po’ ovunque nel corpo umano, soprattutto nella regione ascellare e inguinale, e fungono da stazioni di difesa dell’intero organismo umano, in quanto sono la sede di riproduzione degli anticorpi. Il tessuto linfoide nei bambini è in continuo sviluppo fino agli 8-11 anni. Pertanto, il loro ingrossamento è più comune che negli adulti. Scopriamo più in dettaglio il problema.

    I linfonodi nei bambini

    Quando i linfonodi intercettano eventuali infezioni, o infiammazioni, nell’organismo, per debellarle producono più anticorpi. In questi casi, è quindi normale che i linfonodi aumentino di volume e di consistenza in modo anomalo.

    In genere, tendono ad ingrossarsi solamente i linfonodi vicini alla zona dove si verifica l’infezione. Se il bambino viene colpito da una faringite, quindi, si ingrosseranno i linfonodi del collo; nel caso di un’infezione intestinale, ad gonfiarsi saranno i linfonodi inguinali; se il problema riguarda braccia o torace, si ingrosseranno i linfonodi ascellari.

    Possibili cause

    Nei bambini gli organi più colpiti dai processi infettivi in campo otorinolaringoiatrico sono proprio gli organi linfatici, cioè le adenoidi e le tonsille. Come abbiamo visto, nella stragrande maggioranza dei casi, l’ingrossamento dei linfonodi può avere come causa la presenza di diverse infezioni, tra cui:

    Molto più raramente, l’ingrossamento dei linfonodi nei bambini può essere il segnale di una malattia cronica come immunodeficienze, ad esempio l’Hiv, neoplasie, come linfomi o leucemia, malattie autoimmuni, come lupus eritematoso sistemico, o tubercolosi. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi, si tratta di una reazione fisiologica dell’organismo a stimoli infettivi.

    A rafforzare il sospetto di avere a che fare con un’infezione dei linfonodi possono essere anche altri fattori come recenti infezioni delle vie aeree, otalgie, punture di insetto, rash, il contatto con animali, eventuali viaggi in aree a rischio, il contatto con persone affette da tubercolosi o il consumo di alimenti a rischio di contaminazione batterica, ad esempio carne cruda e latte o formaggi non pastorizzati.

    Non è poi da escludere che la percezione di linfonodi ingrossati nei bambini potrebbe essere causata anche dalla presenza di un tessuto sottocutaneo talmente sottile da risaltare le ghiandole, dando così la falsa impressione che siano ingrossate.

    Sintomi più frequenti

    Le infezioni a carico di uno o più linfonodi, cioè la linfoadenite, colpisce in prevalenza molto più i bambini che gli adulti, a causa di un sistema immunitario ancora non efficacemente sviluppato.

    In età pediatrica, è possibile riconoscere una linfoadenite in base a tre fattori tipici: le dimensioni del linfonodo, l’età del bambino e i sintomi manifestati. Per quanto riguarda il primo punto, un linfonodo può considerarsi anomalo e gonfio se ha un diametro superiore a un centimetro nella zona cervicale o ascellare e di 1,5 centimetri nella zona inguinale. Anche i linfonodi della nuca sono spesso soggetti a ingrossamento nei bambini.

    Tuttavia, tali fenomeni sono considerati frequenti nei bambini al di sotto dei 4 anni e non è necessario preoccuparsi seriamente se non in presenza di altri sintomi come:

    • febbre
    • dolore
    • prurito
    • sudorazione notturna
    • arrossamento della cute gonfia
    • tosse

    A volte, nei bambini piccoli affetti da tonsillite si può assistere ad un marcato rigonfiamento dei linfonodi con rapido aumento del dolore. Nell’arco di 24-48 ore, il bambino presenta una sorta di torcicollo e non gira liberamente la testa; la pelle che riveste il linfonodo diventa rossa e calda, la febbre è alta. Se l’infezione non viene arrestata può provocare l’ascesso dei linfonodi del collo, con la conseguente formazione di pus. Nel caso gli antibiotici non siano più in grado di fermare la malattia, diventa indispensabile un intervento chirurgico d’urgenza per drenare il pus dal linfonodo malato e prevenire ulteriori aggravamenti.

    In presenza di una malattia infettiva, virale o batterica, il volume dei linfonodi dovrebbe regredire spontaneamente nel giro di 4-6 settimane, per tornare definitivamente alle dimensioni originarie entro i 3 mesi. Non è quindi fonte di preoccupazione se a distanza di settimane da quando l’episodio infettivo si è concluso, i linfonodi sono ancora ingrossati.

    Può essere anche del tutto normale notare una piccola pallina in corrispondenza dei linfonodi retronucali del bambino, purché le sue dimensioni non superino i 2 cm di diametro. Ma è comunque importante rivolgersi sempre al pediatra affinché monitori costantemente la salute del bambino.

    Chi sono i bambini linfatici?

    Può capitare che un medico giudichi un bambino “linfatico”, ovvero con una maggiore predisposizione all’ingrossamento dei linfonodi, e quindi affetto da linfatismo, che non è da considerarsi una malattia.

    In genere, tale fenomeno è una prerogativa di quei bambini nati da genitori che possiedono la stessa caratteristica e si accentua prevalentemente nell’età compresa fra i 2 -3 anni e i 7- 8, cioè quando il bambino comincia ad interagire con i compagni di scuola.

    Con la crescita, il sistema immunitario del bambino si rafforza anch’esso contro le infezioni esterne e, di conseguenza, anche l’apparato linfatico gradualmente si riduce di volume. Nonostante non sia un problema grave, in un organismo giovane, il linfatismo provoca una maggior propensione a contrarre influenza, raffreddore e tosse con relative complicazioni, come bronchite, asma, allergie, acetone. Pertanto, le cure saranno rivolte verso questo tipo di disturbi, considerato che il linfatismo può essere definito come una condizione costituzionale che non necessita di trattamenti.

    Linfonodi ingrossati nei bambini e tumori

    Purtroppo, alcune forme tumorali possono essere fonte di linfonodi ingrossati anche nei bambini, seppur in misura meno comune. Ma quando è necessario preoccuparsi in tal senso? Ritenendo fondamentale rivolgersi ad uno specialista ogni qualvolta il proprio bambino manifesti linfonodi gonfi, una ghiandola linfonoidale del collo è ritenuta potenzialmente maligna quando ha un diametro superiore ai 3 cm. Altre caratteristiche generali riguardano:

    • linfonodi di diametro superiore ai 2 cm
    • linfonodi ingrossati per più di 2 settimane
    • mancata riduzione delle dimensioni dei linfonodi dopo 4-6 settimane
    • mancata regressione completa dopo 8-12 settimane
    • alterazioni alla radiografia del torace
    • presenza di segni e sintomi come perdita di peso del 10%

    Le tumefazioni linfonodali di natura maligna sono in genere dure, non dolenti, monolaterali, singole e non si accompagnano a febbre o altri sintomi. In tali casi è essenziale una diagnosi tempestiva che consenta allo specialista otorinolaringoiatra di impostare rapidamente la terapia, migliorando le chance di guarigione.

    Cosa fare

    Innanzitutto è necessario non allarmarsi; spesso, in presenza di un linfonodo ingrossato, la miglior cura è l’attesa di una guarigione spontanea. Tuttavia però, a seconda dello stato di salute del bambino, sarà importante rivolgersi in prima istanza al proprio pediatra, il quale agirà sulla causa che ha determinato l’ingrossamento.

    Nel caso in cui i sospetti di infezione batterica acuta venissero confermati, potrebbe essere utile un ciclo di terapia antibiotica di 10-14 giorni. Il tipo di antibiotico prescritto varierà a seconda del batterio responsabile. Può accadere che i linfonodi reattivi potrebbero impiegare anche diverse settimane (a volte anche mesi) a regredire e tornare alla dimensione normale.

    Se le soluzioni sopra proposte non dovessero risultare efficaci sul problema, potrebbe rendersi necessario approfondire la diagnosi con analisi del sangue ed ecografie più mirate.