Lebbra: sintomi, cause e contagio

Lebbra: sintomi, cause e contagio
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    La lebbra è una malattia infettiva dai gravi sintomi, le cui cause sono imputabili al bacillo acido-resistente Mycobacterium Leprae: si tratta di una patologia il cui contagio avviene tramite contatti stretti con le persone infette. Questa malattia è presente, ancora oggi, in Asia e in Africa; mentre, in Italia, i casi sembrano essere una decina l’anno. Ma qual è la sintomatologia riguardante la lebbra? Quali sono le sue cause? Quale il trattamento da seguire per giungere alla guarigione? Scopriamo di più in merito.

    Cos’è la lebbra? Come anticipato prima, si tratta di una malattia infettiva in grado di provocare gravi sintomi e causata dal bacillo acido-resistente Mycobacterium Leprae. La lebbra era, un tempo, una malattia diffusa in tutto il mondo in modo endemico; oggi, invece, è presente sia in Africa che in Asia; mentre, nel nostro Paese, i casi registrati sembrano essere circa una decina l’anno.

    I sintomi della lebbra possono manifestarsi anche 5 anni dopo aver contratto la malattia e includono febbre, cefalea – per cui esistono alcuni rimedi - epistassi, dolori nevralgici, piaghe cutanee e lesioni che non guariscono, depigmentazione della pelle, macchie della pelle, eritemi, debolezza muscolare, gonfiori nella pelle e perdita della sensibilità della pelle. Questa malattia infettiva può colpire la pelle e i nervi di mani e piedi, oltre che gli occhi, le mucose nasali e, in alcuni casi, anche altri organi come reni e testicoli.

    Non mancano le complicazioni riguardanti la lebbra: se non curata in tempo, infatti, questa patologia può provocare danni irreversibili a carico di nervi di mani e piedi, oltre a sterilità, insufficienza renale, glaucoma – che può avere varie cause - e cecità quando questa colpisce gli occhi. Inoltre, la lebbra può provocare danni alle mucose nasali, causando sanguinamenti nasali frequenti e sensazione di naso chiuso.

    La lebbra è causata dal bacillo acido-resistente conosciuto con il nome di Mycobacterium Leprae. Esistono, ad ogni modo, diversi tipi di lebbra, tra cui la tubercoloide, la tuberosa e la mista, che hanno sintomatologia simile, ma gravità in misura diversa.

    Ancora oggi, non è noto come il bacillo della lebbra venga trasmesso; sebbene, nella maggior parte dei casi, pare che il contagio avvenga in seguito a contatti stretti con i soggetti malati.

    È bene specificare che non tutte le persone entrate in contatto con il bacillo si ammalano e che la patologia colpisce, in special modo, anziani, bambini e le persone con sistemi immunitari deboli: ad esempio, quando le difese immunitarie sono indebolite da disturbi cronici, come il diabete, l’AIDS o patologie cardiache. La trasmissione avviene, dunque, tramite il contatto con le mucose e la pelle delle persone infette, ma anche attraverso tosse, starnuti e secrezioni nasali. Inoltre, il latte materno può contagiare il neonato e, in alcuni casi, il batterio pare riuscire a sopravvivere anche fuori dal corpo umano, rendendo infetti terreni e oggetti.

    Generalmente, l’incubazione dura un periodo di 30 giorni, ma può variare da uno a due anni, dato che la malattia si sviluppa in modo molto lento.

    Alla comparsa di sintomi e segni, è opportuno contattare, urgentemente, il medico che – tramite una serie di analisi ed esami – stabilirà la corretta diagnosi e prescriverà la giusta terapia, a seconda del caso specifico. La diagnosi avviene tramite visita medica, anamnesi, esami del sangue e la ricerca del batterio sulla cute e sui fluidi delle mucose: in tal senso, la biopsia può rivelarsi utile, prelevando un campione di pelle infetta per controllare la presenza del batterio.

    Quali sono i rimedi contro la lebbra? Le cure comprendono l’assunzione di farmaci antibiotici, in grado di debellare il bacillo responsabile della malattia: ovviamente, prima si inizia la terapia e meglio sarà per evitare danni irreversibili all’organismo. La cura contro la lebbra può durare anche fino a sei mesi e più, in base alla gravità dell’infezione.

    Anche in questo caso, non è da sottovalutare la prevenzione, quantomeno per cercare di diminuire il rischio di contagio: occorre, quindi, evitare il contatto con le lesioni cutanee e le secrezioni dei pazienti malati.

    La prognosi non è pessima, se la malattia infettiva è curata tempestivamente: è, infatti, importante evitare danni irreversibili. Infine, la guarigione dipende anche dallo stato di salute del paziente, dalla sua età e dalla gravità della lebbra che ha colpito l’organismo.

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