Le tipologie di persone tossiche che vanno allontanate per essere felici

Le tipologie di persone tossiche che vanno allontanate per essere felici

Ecco come evitare che le persone tossiche vi facciano del male con problemi, abitudini o atteggiamenti negativi

da in Pazienti.it: l'esperto risponde, Psicologia
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    Le tipologie di persone tossiche che vanno allontanate per essere felici

    Non tutti coloro che ci circondano sono in grado di trasmettere serenità, instaurando dei rapporti solidi e costruttivi. A volte, infatti, le persone sono “tossiche” per l’equilibrio psicologico di chi è attorno. Abbiamo rivolto alcune domande alla dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia, per capire insieme come reagire alla tossicità che si può incontrare negli altri.

    Possiamo definire “tossiche” quelle persone che mantengono un atteggiamento negativo costante, in grado di avvelenare le persone che gli sono accanto. Spesso, questi soggetti sono spinti da un desiderio competitivo che li induce a competere sul tema dell’infelicità.

    La prima constatazione da fare è che a essere tossica è in genere la dinamica, quindi la relazione, non la natura della persona che la vive. La persona diventa “tossica” quando riesce, tramite il suo atteggiamento, a influenzare negativamente l’altro. Le personalità tossiche hanno un’elevata capacità nel saper riconoscere le paure e i fantasmi delle loro “vittime”, unita a grandi abilità manipolatorie, che gli permettono di prevaricare sull’altro, strategia tanto più efficace quanto più viene usata in maniera sistematica e ripetitiva.

    Agisci invece di reagire! Il potere che esercitano le persone “tossiche” sta proprio nella loro abilità di manipolare gli altri, di riuscire ad assumere il ruolo di vittima andando a creare un sentimento di dipendenza nell’altro che non solo ne rimane influenzato ma cerca con i propri mezzi di salvare il proprio “carnefice”.

    Bisogna trovare la forza di apportare un cambiamento fondamentale a questo gioco delle parti, un cambiamento interiore con cui alimentare la propria autostima e indipendenza emotiva tale per cui non si senta più il bisogno di colmare i propri vuoti attraverso la relazione con l’altro.

    Pensare a proteggersi piuttosto che a proteggere. Quindi, lavorare sull’accrescimento della propria autostima e sulla percezione di se stessi, ricordandoci che la nostra autostima non deve dipendere dalle opinioni né tantomeno dai giudizi di chi ci circonda.

    L’obiettivo dovrebbe essere quello di riuscire ad adottare un punto di vista più positivo, che vada a sostituire il pensiero negativo sollecitato dall’altro “tossico”.

    Solitamente, parliamo di soggetti che portano in sé una debolezza più profonda che le rende schiave di sentimenti ed emozioni negative.

    Il loro obiettivo principale è quello di sabotare la loro esistenza e nel farlo sabotano anche quella altrui.

    Spesso, le persone “tossiche” sono arrabbiate con la vita per le esperienze che hanno vissuto, ignorando del tutto che è stato l’approccio “negativo” alla vita ad aver determinato l’andamento della loro esistenza. Si potrebbe ipotizzare per alcuni di questi soggetti la presenza di un sottofondo depressivo che ne giustifichi la condotta.

    Va ricordato che alcuni tipi di persone “tossiche” possono nascondere disturbi psichiatrici ben più seri, come ad esempio alcuni disturbi di personalità, come quello narcisista, quello antisociale, quello borderline e quello

    istrionico, difficili da trattare anche per i terapisti. È sconsigliato in questi casi cercare di aiutare queste persone, soprattutto se rifiutano l’aiuto dei professionisti.

    Per decidere quali delle due strategie mettere in atto è essenziale imparare a conoscere bene se stessi e i propri limiti. Se si decide di aiutare il prossimo, e quindi di rimanere accanto a questo tipo di soggetti, bisogna sempre tenere a mente che non si è responsabile dei loro stati d’animo e della loro sfera emotiva.

    Questo però è possibile farlo sono se siamo in grado di gestire la loro negatività senza però esserne coinvolti, altrimenti si rischia di farsi male due volte: non riuscendo ad aiutarli il rischio maggiore è quello di rinforzare i propri pensieri negativi, alimentando un vissuto di fallimento in grado di intaccare la propria autostima e farci ricadere in una posizione di sudditanza nei confronti della persona tossica.

    La difficoltà maggiore è quella di riuscire a individuare quali sono i nostri limiti e dove questi risiedono. Se non si è in grado di fare questo, la cosa migliore da fare è tentare di distaccarsi offrendogli appoggio ma mantenendo una certa distanza emotiva.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr.ssa Martina Valizzone
    Specialista in psicologia

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