Le caratteristiche tipiche delle persone con un carattere forte

Le caratteristiche tipiche delle persone con un carattere forte

Le indicazioni dello psicologo su come avere un carattere forte e sicuro per affrontare meglio la vita

da in Pazienti.it: l'esperto risponde, Psicologia
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    Le caratteristiche tipiche delle persone con un carattere forte

    Quando si dice “ha un carattere forte”, si pensa a una persona con tanta energia positiva da riuscire a superare anche i momenti più difficili. Ma cosa caratterizza questi soggetti e qual è il loro “segreto”? Abbiamo chiesto al dr. Renato Vignati, psicologo.

    La personalità può definirsi come quell’aspetto di una persona che, a parte i caratteri somatici, ne costituisce l’unicità, segnandone la differenza dagli altri individui. La sua valutazione appare come un compito complesso da affrontare, e rappresenta sempre un’astrazione e uno dei modi soggettivi di osservare gli esseri umani, spesso avulso dal contesto sociale che pure è determinante.

    Descrivere i tratti caratterizzanti di una personalità forte, comporta accumulare riferimenti importanti sui dettagli e le modalità del tipo personologico, comunque, tenendo presente l’estrema variabilità degli individui.

    Alcuni termini e i loro significati, o forse tendenze, possono circoscrivere la personalità forte e renderla riconoscibile in determinate caratteristiche quali “autorevole”, “assertiva” o “efficace”, o anche molto “sicura di sé” e “dominante”, e richiamare facoltà quali la volontà e la determinazione, o la caparbietà, l’autonomia e la disciplina interiore. Può essere presente anche una dose molto moderata di aggressività che non trascende però in violenza o manifestazioni di brutalità.

    In ogni caso, è necessario distinguerla dalla personalità autoritaria, descritta come una struttura profonda da Adorno e Horkheimer, e caratterizzata da rigidità morale, convenzionalismo, intolleranza e tendenza a imporre agli altri le proprie opinioni.

    Come esseri umani, possiamo trovarci in numerose difficoltà che la vita a volte ci sottopone nelle diverse fasi del nostro sviluppo. Ritrovare la forza interiore e l’energia giusta per affrontare le prove che il destino ci riserva nella nostra esistenza, può partire dalla nostra volontà e dalle nostre emozioni. La coscienza di sé e la consapevolezza della situazione difficile in cui si versa, può farci ritrovare la strada necessaria per il superamento delle avversità. Occorre avere quindi fiducia in sé ma anche un realistico ottimismo, che può nascere da una rappresentazione e valutazione oggettiva dei problemi e delle risorse presenti nella situazione contingente.

    Nel mio libro più recente (Lo sguardo sull’altro.

    Psicologia delle relazioni umane, Libreriauniversitaria, Padova, 2016) richiamo, a tal proposito, l’esperienza traumatica di Robinson Crusoe (raccontata da Daniel Defoe nell’omonimo romanzo del 1719) che, nelle difficoltà del naufragio ed essendo rimasto l’unico superstite in un’isola deserta, trova infine la forza interiore di superare ogni ostacolo provando a descrivere per iscritto tutte le avversità accadute e, per ogni contrarietà, scoprire la definizione opposta e positiva, proprio per non abbandonarsi alla disperazione. La sua strategia (in fondo ha messo in atto un esercizio di ottimismo) è di fare un bilancio della propria condizione, obiettivamente difficile, riuscendo in ogni caso a scovare le risorse di cui può disporre per fronteggiare le difficoltà.

    Per rafforzare l’autostima, almeno a un buon livello, è necessario rivalutare se stessi, apprezzarsi di più e volersi bene, ristabilendo quel contatto e vicinanza con la parte più profonda di noi stessi.

    Per arrivare a questo risultato è indispensabile conoscersi maggiormente, attenuare l’autocritica e accettarsi sia negli aspetti carenziali (specialmente in quelli che si considerano difetti) e sia in quelli positivi e di maggior forza della personalità. Sostanzialmente, trasformare la fragilità in una forza, costruendo prospettive costruttive e restituendo fiducia alle proprie potenzialità, senza abbandonarsi al pessimismo e allo scoraggiamento.

    Anche Boris Cyrulnik proviene da esperienze devastanti (i genitori scompaiono in un campo di concentramento e lui stesso deve sfuggire ai nazisti), eppure trova la forza di non piegarsi e abbandonarsi al dolore, e in modo resiliente, riesce con tutte le forze a diventare neuropsichiatra e a descrivere le sue vicende tragiche in numerosi libri, rielaborandole in modo liberatorio. Per superare le prove più dure, il messaggio che ci lancia, è di coltivare i sogni, le speranze, senza scoraggiarsi, per trasformarsi da spaventapasseri malinconici in persone luminose e vitali.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr. Renato Vignanti
    Specialista in psicologia

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