Le buone intenzioni alleviano il dolore e aumentano il piacere

Le buone intenzioni alleviano il dolore e aumentano il piacere

Le buone intenzioni cambiano la percezione del dolore del piacere, diminuendo l’uno e aumentando l’altro

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    meno dolore, più piacere grazie alle buone intenzioni

    Ogni cosa, ogni gesto, ogni ricetta, anche la più semplice, se “farcita” con la giusta dose di buone intenzioni diventa davvero più buona, ma non solo. Le buone intenzioni, secondo una recente sperimentazione, avrebbero un vero e proprio potere “magico”, la capacità di alleviare il dolore e di aumentare, al contrario, il piacere, di tenere a bada la sensazioni negative e di sollecitare quelle positive.

    I risultati ottenuti nel corso di una ricerca, pubblicata online su Social Psychological and Personality Science, dal team di esperti a stelle e strisce dell’University of Maryland sembra non lasciare troppi dubbi. Le buone intenzioni hanno il potere di modificare le percezioni e le sensazioni elaborate dal cervello, alleviare il dolore, aumentando, allo stesso tempo, anche il piacere.

    “Il modo in cui leggiamo le intenzioni di un’altra persona cambia le nostre esperienze fisiche. I nostri risultati confermano che le buone intenzioni, anche sbagliate, possono lenire il dolore, moltiplicare il piacere e far sembrare più buoni i cibi. Insomma, sembra che usiamo le intenzioni altrui come una guida per ‘leggere’ le nostre esperienze fisiche” ha sottolineato uno degli autori della ricerca Usa.


    Per aggiudicarsi il premio come fautore di piacere e nemico del dolore, le buone intenzioni hanno dovuto superare “a pieni voti” ben tre esperimenti distinti: sul dolore, sul piacere e sul sapore di alcuni dolci. Nel corso del primo, tre gruppi di partecipanti hanno ricevuto piccole scariche elettriche identiche per mano di un partner: il primo gruppo pensava a una casualità, il secondo a un danno fatto di proposito, con cattive intenzioni, mentre l’ultimo gruppo era convinto che l’azione nascondesse anche un buon motivo. Sono stati proprio questi ultimi a vivere il dolore in modo meno importante rispetto agli altri: merito delle buone intenzioni.

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