Le aritmie cardicahe: bradicardia e fibrillazione atriale, come intervenire

Le aritmie cardicahe: bradicardia e fibrillazione atriale, come intervenire

Se il cuore batte troppo lentamente, parliamo di bradicardia, una situazione questa che è dipendente anche da particolari stati dell’individuo senza che per questo si entri nella patologia; l’esempio è quello di atleti allenati che riescono ad avere un ritmo cardiaco con una frequenza pari a metà di quella riscontrata in altri individui che atleti non sono e non solo stanno benissimo

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    controllo cardiaco

    Quando parliamo di malattie cardiache il pensiero va spesso all’infarto, oppure ai soffi, spesso congeniti; ma il cuore, che è una vera e propria pompa naturale nell’organismo e che è un po’ il centro dell’universo per esso, pur nella sua perfezione, a causa dell’età, oppure a fattori esterni anche responsabili dal tipo di vita che si conduce, può essere affetto da altre problematiche che possono influire sul normale ritmo cardiaco, ovvero la frequenza.

    Fra i tanti disturbi della frequenza quelli che saltano maggiormente all’occhio, proprio perché costellati da tutta una serie di sintomi che non passano di certo inosservati, sono rappresentati dalle aritmie cardiache, ovvero quell’anomalia che di fatto altera il ritmo dei battiti cardiaci.

    Se il cuore batte troppo lentamente, parliamo di bradicardia, una situazione questa che è dipendente anche da particolari stati dell’individuo senza che per questo si entri nella patologia; l’esempio è quello di atleti allenati che riescono ad avere un ritmo cardiaco con una frequenza pari a metà di quella riscontrata in altri individui che atleti non sono e non solo stanno benissimo, ma proprio per la bassa frequenza ci deliziano con le loro imprese sportive. Quando però la bradicardia diventa patologica bisogna sicuramente intervenire per non mettere in pericolo la vita stessa del paziente. L’intervento praticato da tanti decenni è molto semplice e consiste nell’applicazione chirurgica di un cosi detto “pace maker” che si sostituisce a quello naturale, deputato a far battere il cuore, che si è guastato e il tutto torna alla normalità.

    L’altra aritmia, che in certi casi si presenta sotto forma di fibrillazione atriale, ovvero un aumento della frequenza che avviene, però, in maniera disordinata e scomposta, nei casi più severi deve essere anch’essa trattata chirurgicamente, per via del rischio per la vita rappresentato in chi ne soffra, con un intervento che prevede l’ablazione, ovvero si procede distruggendo quelle aree cardiache che intervengono per aumentare la frequenza del cuore ma che, siccome malate, lo fanno in modo patologico; l’attuale tecnica di ablazione ha raggiunto un grado sofisticato di perfezione al punto che ciò che una volta si curava farmacologicamente si preferisce demandarlo, in determinate situazioni, alla chirurgia cardiaca.

    Del resto ben venga l’ablazione, se si pensa che soprattutto le forme più impegnative di fibrillazione atriale che sono abbastanza rare nelle persone fino a 70/75 anni d’età, con una casistica che non va oltre il due per mille della popolazione, divengono significative quando si superano i 75 anni, tant’è che l’incidenza in questo caso può arrivare fino al 10% dell’intera popolazione anziana. Un rischio quello della fibrillazione atriale, soprattutto se lasciata a se stessa, che diviene significativo per il paziente che se non adeguatamente trattato è destinato ad andare incontro a morte a causa di questa patologia e che se invece trattato adeguatamente e nello specifico con un intervento che si risolve con due giornate di ricovero, nella stragrande maggioranza dei casi, gli restituisce salute e vigoria.

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