L’Artrosi: al di là delle false credenze

L’Artrosi: al di là delle false credenze

L'artrosi è una grave malattia delle articolazioni che ha una diffusione eneorme nella popolazione

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    L'artrosi è una grave malattia delle articolazioni che ha una diffusione eneorme nella popolazione

    Nell’uomo e negli animali superiori, il movimento e la conseguente stabilità, è garantita dall’apparato locomotore che si avvale di tre sistemi principali di organi: ossa, muscoli e articolazioni, tenuti sotto stretto controllo dal sistema nervoso e circolatorio.

    Parlando, dunque, di articolazioni, non si può non parlare anche della patologia che affligge questa parte fondamentale del nostro organismo, così come, non si può non fare riferimento alla degenerazione cui sono interessate, insomma, parleremo di artrosi ed artriti.

    Entrambe le affezioni sono caratterizzate dalla perdita di tessuto osseo e da una sintomatologia dolorosa, sovente insopportabile ma, mentre nelle artriti si palesa un fenomeno infiammatorio in atto, nel caso dell’artrosi, assistiamo, sempre, a fenomeni degenerativi a carico della cartilagine intrarticolare. Tale tessuto è costituito da cellule disposte in lacune all’interno di una capsula immersa a sua volta in una sorta di liquido, chiamata, appunto, liquido sinoviale. Quando la cartilagine, a seguito di malattie o di tutta una serie di fattori che vedremo essere importanti,si degenera, assistiamo a quel fenomeno, di grande significato clinico, che è, appunto, l’artrosi, chiamando osteoartrosi la degenerazione di tutta la parte che entra nella costituzione dell’articolazione e, in questo caso, si assiste a vere e proprie modificazioni non solo della cartilagine, ma dello stesso osso interessato dal fenomeno, compresa la membrana stessa. Per quanto riguarda, invece, le artriti, affronteremo questa patologia in altro momento.

    L’artrosi è un’affezione ubiquitariamente espressa in tutti i vertebrati, la si riscontra, persino nei volatili e nei pesci. Nell’uomo ha un’incidenza elevatissima e nel sesso femminile tocca punte vicine al 90% in età senile, mentre in quello maschile, si assesta intorno all’80%. In età meno avanzata, poco dopo i 50 anni, le donne vengono colpite in ragione del 20% e gli uomini del 15%, anche se a quest’età, i fenomeni artrosici, generalmente, sono riferiti ancora a qualche articolazione soltanto; addirittura, in soggetti molto giovani, si evidenziano fenomeni degenerativi dell’osso, nel 10% della popolazione di età compresa fra i 15 e i 24 anni, indipendentemente dal sesso, in questi casi, le manifestazioni sono evidenziabili soltanto radiologicamente a carico di una o più articolazione in maniera, quasi sempre, del tutto asintomatica.

    E’ chiaro dunque che, parlando di artrosi, ci riferiamo ad un quadro clinico di grande importanza, proprio per l’elevatissima diffusione che esso riveste nell’ambito della popolazione così come non si possono non considerare e, dunque, studiare, i fenomeni esterni che hanno incidenza nell’artrosi, come, l’ambiente, il lavoro, nonché la costituzione scheletrica individuale.

    Ma ancor prima di esaminare i fattori predisponenti, occorre precisare che la localizzazione di quest’affezione, dopo i 50 anni d’età, privilegia, quale zona d’insorgenza, le articolazioni delle mani e dei piedi, interessando, successivamente, anche la colonna vertebrale e le articolazioni delle ginocchia, mentre, gomiti e caviglie, sono quelli meno coinvolti da questi fenomeni degenerativi.

    Tuttavia, mentre da tempo siamo in grado di localizzare al meglio i distretti interessati dall’artrosi, del resto i metodi di indagine sono molteplici, ancora adesso, nonostante tutto, non è nota l’eziologia del problema, tant’è, che le false credenze e la scarsa informazione sull’artrosi, nel tempo si sono succedute. Oggi si preferisce suddividere il fenomeno artrosico in due momenti diversi individuando i fattori d’insorgenza, sistemici, quando tutte o quasi le articolazioni sono interessate dal fenomeno;
    locali, quando solo una o al massimo due articolazioni risentono dell’affezione.

    Il fattore età In passato si annetteva molta importanza all’ età, sostenendo che essa fosse, già di per sé, una delle cause primarie dell’artrosi; oggi si è potuto vedere che, invece, l’età, non avrebbe molto peso nell’affezione, stante l’osservazione che i tessuti non subiscono eccessive modificazioni negli anni. Se ciò invece accade, questo sarebbe dovuto al fatto che, nel tempo, gli insulti meccanici, pensiamo agli sforzi reiterati nel tempo, i traumi, così come, le modificazioni biochimiche che subisce l’organismo, giocano un ruolo importante nell’affezione.

    L’ereditarietà Più corretto pensare, invece, a delle forme di ereditarietà che avrebbero un ruolo attivo nell’insorgenza dell’artrosi, includendo in questa, anche una predisposizione genetica, provata scientificamente, ma ancora riferita soltanto ad alcune forme di artrosi ben classificate.

    Il sesso Per quanto concerne il sesso, invece, da sempre si è evidenziata una componente più marcata del fenomeno a carico del sesso femminile, rispetto a quello maschile, tant’è che, per diverso tempo, la donna è stata ritenuta più esposta dell’uomo all’affezione a causa di una costituzione ossea particolare compresa una componente ormonale considerata importante nel fenomeno.

    Alla luce delle più recenti acquisizioni medico-scientifiche, però,si evidenzia che, è vero che il sesso femminile, più di quello maschile, è afflitto dal problema,ma il motivo per cui ciò accade, contrariamente a quanto si pensava prima, non sarebbe stato messo in strettissima relazione in ordine alla diversa composizione di ormoni dell’uomo rispetto alla donna, testosterone per il primo, estrogeni e progestinici per la seconda, perché, se questi possono avere un loro ruolo nell’accelerare il decorso degenerativo a carico dell’osso, più importanti sarebbero i diversi stili di vita dei due sessi, a cominciare dalle diverse mansioni lavorative che per molto tempo hanno differenziato l’uomo dalla donna e, addirittura, alle diverse calzature indossate dagli uni rispetto agli altri. Persino il ruolo protettivo del tessuto osseo da parte degli estrogeni, venuto meno col climaterio, esponendo la donna al rischio artrosi, tant’è che si parla di “artrosi da menopausa”, non avrebbe nemmeno molti riscontri scientifici e, dunque, si dovrà pensare che non è tanto la menopausa a provocare l’artrosi, quanto invece la maggiore vulnerabilità della donna al manifestarsi di questa condizione, ovvero, all’esposizione che la perdita della protezione ormonale induce, aprendo la strada a diverse patologie, in altri organi, fin’anche, ad una ridotta sensibilità dolorosa che avrebbe una propria responsabilità nell’affezione stessa.

    E, dunque, l’età e la menopausa nella donna, non sono fattori predisponenti della degenerazione osteoarticolare, ma fenomeni naturali che aprirebbero la strada ai veri fattori che provocano, quasi certamente questa condizione patologica. E, dunque, ci riferiamo agli scompensi della circolazione arteriosa e questo fatto lo dimostrerebbe anche uno studio svoltosi in Estremo Oriente, dove la contaminazione di un fungo entrato nelle farine alimentari ha determinato artropatie degenerative in soggetti diversi, indipendentemente dall’età, dal sesso e dalle condizioni ambientali. (malattia di Kashinbeck da micete, Fusaria Sporotrichiella ), così come, la cattiva circolazione venosa degli arti inferiori, è dimostrato, scientificamente, causa artrosi delle ginocchia.

    Malattie e obesità Uno dei fattori predisponenti dell’artrosi, è accertato, è rappresentato dall’obesità e ciò a causa del sovraccarico cui sono costrette le articolazioni che alla lunga, già solo per questo fatto, sono soggette ad usura anomala. Ma, come si sa, l’obesità apre la strada a malattie del ricambio quale il diabete, le dislipidemia che hanno un ruolo attivo nella degenerazione dei tessuti articolari. Il diabete, per via dell’alterazione del metabolismo del glucosio che avrebbe la sua incidenza nelle sostanze che entrano a far parte della cartilagine intrarticolare, così come, l’eccessiva quantità di grassi nel sangue pare ormai accertato, possa avere responsabilità certa nei processi artrosici.

    A proposito delle false credenze, il clima, che, generalmente si imputa quale responsabile dell’affezione, non avrebbe, di fatto, alcuna responsabilità sulla stessa. Ciò in quanto, è semmai la sintomatologia dolorosa di chi già soffre dell’affezione a risentire, negativamente del freddo e dell’umidità e positivamente del caldo secco e non l’artrosi, in se e per se.

    Detto ciò, rimandiamo ad altra trattazione, vista la complessità del tema trattato, i fattori locali che hanno parte attiva nella formazione dell’artrosi, così come, della classificazione, delle manifestazioni cliniche e radiologiche e dell’eventuali cure che è possibile attuare per quest’importante affezione dell’organismo.

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