L’acqua in bottiglia per scegliere la purezza? Non sempre

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    Acqua

    Secondo il Decreto Ministeriale Numero 31 del 2001 le “Acque Oligominerali” in commercio sono tenute a rispettare dei parametri precisi per quanto riguarda il quantitativo e il tipo di minerale che esse contegono: per questo motivo quindi sono particolarmente indicate per la cura di taluni sintomi e di certe malattie, che richiedono appunto l’uso di uno specifico tipo di acqua, che in genere e’ scelta su prescrizione medica.

    Di per se’ pero’ quando si parla di acqua in bottiglia non si parla mai di sola acqua minerale, ma di acqua oligominerale, definizione che non la distingue pero’ dalle acque oligominerali che si trovano in natura, mentre quello che fa la differenza e’ il contenuto in fatto di quantita’ di minerali, che nelle acque confezionate varia a seconda del tipo di acqua, come segnalato sulle etichette, mentre nell’acque del rubinetto si mantiene su uno standard previsto dalla normativa in tema di acqua municipalizzata.

    Un fatto di interessi multipli: il costo di produzione di una cassa di oligominerale in bottiglia di plastica consente di guadagnare due volte, sia sulla vendita che sullo smaltimento del vuoto; sulla vendita del prodotto per via del guadagno che si ricava vendendo l’acqua e sullo smaltimento della plastica perche’ la competenza ricade sulle regioni.

    Le sole Nestle’ e Danone, insieme, rappresentano ben il 30% del business mondiale in fatto di acque oligominerali e vendono il loro prodotto sotto il nome di piu’ di 250 marche diffuse in tutto il mondo. Alcune marche: Terrier, San Pellegrino, Levissima, Panna, per la Nestle’ e Ferrarelle, San Benedetto, Guizza per la Danone.

    A questo grosso business si aggiunge il fatto che le acque municipalizzate, pur essendo potabili e rispettando i parametri richiesti per il rispetto della salute dei cittadini, non sono gradevoli al gusto, un fatto che non ha pero’ a che fare con la potabilita’ dell’acqua, mentre il contenuto in cloro, allo stato gassoso, causa una bassa fruibilita’ per quanto riguarda il bere, risolvibile solo con una purificazione dal cloro e dalle sostanze eterogenee che sono disciolte nell’acqua del rubinetto, che si ottiene con dei purificatori adattabili anche alla rete domestica, e rendendola cosi’ piu’ gradevole e piu’ fresca, nonche’ sana.

    L’acqua del rubinetto torna solo in questo modo a essere bevibile anche nelle grandi citta’, e grazie al filtraggio puo’ tornare ad essere competitiva anche nella ristorazione dove puo’ essere venduta con pari dignita’ delle acque in bottiglia.

    Valori limite acque minerali

    Secondo il Decreto Ministeriale del 2001

    Arsenico totale (µg/l) 10 50

    Cromo (µg/l) 50 50

    Piombo (µg/l) 10-25 10

    Nitrati (mg/l) 50 45-10*

    Tabella adeguata ai valori ritenuti validi per bambini e anziani