La sanità carceraria: il terzo mondo della salute

La sanità carceraria: il terzo mondo della salute
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    La sanità delle carceri e il diritto alla salute per i detenuti è drammaticamente venuto meno ancor di più negli ultimi anni, per il taglio netto ai finanziamenti

    La moderna medicina, come spesso abbiamo detto, fa enormi passi avanti, rendendo la vita, qualitativamente migliore ai malati, eppure, c’è un luogo, nella civilissima Italia, dove Aids, Tbc, malattie mentali, suicidi, tossicodipendenza e,ultimamente, sempre in forma più esplosiva, epatite C., hanno preso il sopravvento.

    Questi luoghi sono le carceri italiane dove a lanciare l’allarme sulla gravità della situazione sono proprio i medici che vi lavorano e che indicano quei luoghi, ai fini sanitari, come il vero terzo mondo della medicina moderna. Un esempio, parlando di epatite C, a rimanerne colpito è un detenuto su tre e se contiamo il numero di detenuti italiani, basta solo questo dato per farci capire quanto drammatica sia la situazione.

    Il fatto è, come sostengono i medici penitenziari ad un convegno svoltosi a Roma questo mese, che all’aumentare del numero dei detenuti che fanno parte della popolazione carceraria del nostro Paese, a fronte di una spesa sanitaria per le carceri parimenti aumentata, i finanziamenti per queste strutture sono diminuiti lasciando spesso le Regioni a tappare le falle di un sistema che fa acqua da tutte le parti e, in quei territori dove le Regioni hanno meno risorse, la situazioni sanitaria delle carceri si fa davvero esplosiva e drammatica.

    Secondo un’indagine dell’Eurisko, effettuata in 25 penitenziari italiani, su 100 detenuti, 62 necessiterebbero di una prestazione medico-sanitaria e, spesso non la ottengono, oltre 40 detenuti, sempre fatto 100 il totale, ha grossi problemi psichiatrici e quasi 30 ha serie malattie virali, anche a rischio di contagio.

    E, parlando di epatite C, nonostante l’enorme incremento di questa grave patologia nei termini che abbiamo riportato prima, il 50% dei malati ritarda le prime cure,la restante parte le rifiuta senza che nessuno si attivi per evitarlo o le sospende prima del previsto, divenendo un serbatoio di malattie a rischio contagio..

    Questa situazione induce ad una riflessione; se la salute è un bene che deve essere garantito a tutti e che nessuno, solo per il fatto di scontare una pena, dovrà essere privato del diritto alle cure, quanto accade nelle carceri italiane è semplicemente scandaloso e tale dovrebbe essere anche per coloro che ritengono , di non doversi interessare del problema, pensando che questo è circoscritto all’interno di alte mura e, dunque, lontano dagli sguardi di chi, invece, sta fuori.

    Ma c’è da ricordare che un malato, soprattutto affetto da una malattia infettiva, non curato, anche volendo prescindere da quel minimo di civiltà che dovrebbe indurre tutti a considerare le carceri tutto, fuorchè una “fossa dei serpenti”, una volta ultimata la custodia cautelare e riamesso nel tessuto sociale, se non adeguatamente curato, rappresenta, spesso inconsapevolmente, una minaccia per la salute di tutti, soprattutto quando molte di quelle malattie non curate si saranno cronicizzate o saranno rimaste ad alta virulenza.

    Un buon motivo, allora, per sperare vivamente che si riaprano in maniera adeguata i fondi, anche per la sanità penitenziaria, nel vero interesse di…. tutti.

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