La penicillina: il farmaco che rivoluzionò il cammino dell’umanità

La penicillina: il farmaco che rivoluzionò il cammino dell’umanità

Dobbiamo alla pennicillina non solo la guerra alle infezioni ma anche la scopertam di sempre nuovi e preziosi farmaci

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    Alexander Fleming scopritore della Pennicillina

    Sembra una notizia dell’altro mondo e, forse, proprio ad un altro mondo ci riferiamo quando pensiamo che nel 1924 il figlio del Presidente americano Calvin Coolidge morì per una banale infezione al piede provocata da una ferita arrecata dalle scarpe da tennis che in genere il giovane indossava e che trasformò l’infezione in setticemia annientando il paziente; come detto era il 1924 e la penicillina non esisteva ancora. Tale farmaco, ancora agli albori e non ancora una sostanza farmaceutica completa, incominciò ad essere riconosciuta intorno al 1929, anche se la commercializzazione cominciò molto più tardi, cambiando la storia della medicina, perché dagli anni quaranta, epoca in cui cominciò a diffondersi, diede una spinta inimmaginabile a tutte quelli che poi furono rappresentati dai veri progressi della moderna medicina. La storia della penicillina cominciò ad essere conosciuta nel 1928 quando il microbiologo londinese, Alexander Fleming, che studiava le molecole che uccidevano germi innocui per l’uomo e dunque privi del necessario interesse per l’umanità, fu messo davanti ad un fatto che stravolse la sua vita e quella dell’intera umanità.

    Una scoperta del tutto casuale

    Infatti al ritorno dalle sue vacanze estive lo scienziato notò che le piastre che utilizzava per studiare le colonie dei batteri sui quali lavorava, erano ammuffite e questo bastò per sbarazzarsene buttandoli nell’immondizia ma si accorse che gli stafilococchi che colonizzavano tali recipienti erano tutti morti, dunque, dove c’era la muffa, non risiedeva la vita. Non restò altro allo scienziato che filtrare il tutto e vedere di cosa di preciso si trattasse, ma, conoscenze ed attrezzature dell’epoca erano sicuramente primordiali per andare da soli avanti, decise così di pubblicare la scoperta sulla rivista scientifica British Journal of Experimental Pathology per sperare che qualcun altro scienziato in qualsiasi parte del mondo si trovasse potesse andare più avanti rispetto a dove era giunto lui stesso, con la speranza, anche, che da quella mistura si potesse ricavare un farmaco da utilizzare nel tempo.

    Un lavoro incessante di inglesi e americani

    Da questo momento in poi il lavoro di scienziati sia inglesi che americani si fece fervido avendo isolato nel frattempo il vero artefice di quella sostanza che produceva la morte dei batteri, estraendola e scoprendo che di un fungo si trattava, il Pennicillium Natatum, già conosciuto dal 1911 perché isolato da un ricercatore danese. Ma non bastava ancora, si dovette aspettare il 1940 per tentare i primi esperimenti sui 8 topi infetti da batteri, su quattro si provò la penicillina su gli altri quattro no, fatto che li fece morire in assenza di quell’abbozzo di primo antibiotico.

    Il risultato ottenuto era importantissimo, voleva dire che il prodotto funzionava e si poteva sperare di provarlo sugli uomini, un’emergenza questa determinata quanto mai dal conflitto mondiale che causava una moria di soldati feritisi in battaglia e morti dopo per setticemia, ma occorrevano sempre più risorse economiche per giungere alla realizzazione di un farmaco efficace e da utilizzare, anche perché, pur avendo appurato che la sostanza era in grado di guarire persone infettatisi, non si conosceva il dosaggio utile per poter ottenere un sicuro e certo successo terapeutico e, oltretutto, non essendo ancora in grado di isolare il giusto principio attivo, per sperare in una sostanza efficace bisognava utilizzare litri e litri del preparato sperando che fosse la quantità necessaria per uccidere i germi patogeni.

    La guerra, se da un lato forniva, purtroppo, molti casi su cui si sarebbe potuto intervenire, rappresentava essa stessa un limite alle ricerche successive visto che le risorse degli Stati dell’intero pianeta erano devolute al conflitto per la costruzione di armi sempre più sofisticate.

    Il primo vero esperimento su un uomo

    Fu un poliziotto americano a sperimentare di persona, in qualità di “cavia” la penicillina, era incorso in una gravissima infezione che lo stava uccidendo, si tentò dunque di somministrargli la penicillina ed in effetti l’uomo reagì immediatamente al meglio riuscendo a fronteggiare l’infezione e via, via, i sintomi della malattia regredirono. Ma la scarsa conoscenza della quantità necessaria costrinse i ricercatori ad un superlavoro per estrarre del nuovo principio attivo da impiegare, troppo tempo, che fu fatale all’uomo che morì. Ma, nonostante tutto, si era definitivamente capito che il farmaco funzionava bene, si trattava di studiare nei dettagli le dosi da utilizzare ed i tempi di somministrazione, tant’è che su altri cinque pazienti americani in stato terminale anch’essi affetti da una gravissima infezione, a cui furono somministrate le dosi del farmaco pur se dosate in maniera ancora del tutto empirica, i successi non si fecero attendere.

    Dal laboratorio all’industria farmaceutica

    A questo punto occorreva un’industria farmaceutica in grado di far divenire un farmaco a tutti gli effetti quella sostanza ancora poco raffinata che sarebbe divenuta in breve tempo l’abbozzo della moderna penicillina, problema che fu in parte risolto affidando ad un’industria dell’Illinois la purificazione del prodotto che, però, richiedeva un ulteriore trattamento, bisognava adesso modificare geneticamente i batteri che producevano le muffe in modo che questi fossero in grado, autonomamente, di produrre altra muffa e per, da una parte stimolare questa crescita e, dall’altra controllare ciò che accadeva nel frattempo, si ricorse all’uso dei raggi X, irradiando opportunamente i terreni di coltura dove proliferavano i batteri.

    Man mano che gli studi proseguirono ricercatori inglesi ed americani riuscirono ad isolare la penicillina in due diverse forme, denominate F, quella inglese e G, la variante americana. A questo punto occorreva passare ad una successiva sperimentazione umana e lo si fece somministrando il farmaco adesso nelle quantità più vicine possibile alla sua azione su 150 soldati gravemente infettatisi a causa di ferite da guerra; il risultato fu eccelso, tutti i soldati guarirono nell’arco di un breve periodo, oltretutto lo stesso nuovo farmaco funzionava molto bene anche nelle infezioni a trasmissione sessuale e dovette la sua vita alla penicillina anche Marlene Dietrich, ammalatasi di polmonite mentre si trovava a Bari.

    Siamo nel 1945, la penicillina viene venduta nelle farmacie americane, costa tanto, una dose anche 20 dollari, dopo la guerra costerà non più di sei centesimi. Ma prima della fine del conflitto mondiale non c’è alcuna speranza che il farmaco superi i confini americani e fuori da questi, nel mondo, si continua a morire di malattie da cui si potrebbe quasi certamente guarire, ciò accade soprattutto a quelle popolazioni che non sono alleate con l’America. Tuttavia, di lì a poco fu la volta della Germania e degli altri Stati, soprattutto del Nord Europa a fabbricare in “casa propria” il farmaco, addirittura, persino la Cina scese in campo per la fabbricazione del farmaco.

    La svolta dopo la guerra

    Si dovette attendere la fine del conflitto bellico mondiale e la nascita dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per trovare la penicillina quasi ovunque e fu solo allora che anche l’Italia potè trarre profitto per i suoi ammalati da questo nuovo organismo, soprattutto producendo a Roma la sostanza utilizzando la stessa tecnologia che prima aveva sfruttato per la costruzione di macchine da guerra.

    Il 1950 diviene un anno importante per la storia della medicina e per via dei benefici che l’allora e attuale umanità ne trassero e ne traggono tuttora vantaggio. Una vera pietra miliare in un cammino mai interrotto, anzi, sempre più incessante allargando sempre di più i campi di interesse come oggi sta accadendo nella ricerca medica a favore di quei farmaci e di quelle scoperte in direzione contro il cancro; una sfida quest’ultima che oggi si svolge ad armi pari e che coinvolge in perfetta simbiosi l’America, l’Europa ed ogni altra nazione progredita del mondo, dove l’Italia, nonostante le scarse risorse economiche destinate alla ricerca, continua a fare la parte del leone e in questo lungo cammino davanti a noi dovrà restare impressa la penicillina, come una tappa fondamentale per il futuro della ricerca medica in tutto il mondo.

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