La pazienza: come svilupparla e quando è giusto perderla

La pazienza: come svilupparla e quando è giusto perderla

I consigli della dr.ssa Susanna Elena Violanti per evitare che la rabbia prenda il sopravvento

da in Pazienti.it: l'esperto risponde, Psicologia
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    La pazienza, come svilupparla e quando è giusto perderla

    La settimana è stata troppo stressante? Il solito tran tran stanca più del solito? A volte, i ritmi frenetici portano a perdere la pazienza. Come restare calmi e sereni? A darci qualche utile consiglio la dr.ssa Susanna Elena Violanti, specialista in psicologia.

    La pazienza dal greco “pathos” rimanda alla capacità di soffrire, nell’accezione comune di oggi la capacità di tollerare la frustrazione.

    Questa capacità si acquisisce nelle primissime interazioni ed è strutturata già nei primi anni di vita, dunque, è un tratto della personalità molto profondo, che si modifica con difficoltà.

    Esistono tuttavia delle differenze. Quando, ad esempio, si dice “perdere la calma”, si fa riferimento a una situazione preoccupante e, lo stato di agitazione, ha una funzione utile per riparare a un errore, che può avere sviluppi nefasti. Perdere la calma spesso nell’arco della giornata, invece, può essere indice di un problema che non riusciamo a risolvere, di una crisi che stiamo attraversando che lascia strascichi attraverso l’irascibilità.

    Per questo motivo, l’unico modo per provare a limitare gli episodi d’intemperanza è prenderne coscienza, sia prestando attenzione alle reazioni di chi ci sta intorno, sia attraverso esperienze che spesso portano conseguenze negative: essere impazienti o impulsivi a scuola, al lavoro, in famiglia, quasi sempre produce effetti sgradevoli per noi e per gli altri.

    Quando cominciamo a notare che la nostra condotta può essere migliorata, possiamo cercare le cause del malessere che rende impazienti (siamo ansiosi per qualche motivo?), provare a rimuovere le cause (c’è qualcosa che ci infastidisce?), cercare delle fonti di rassicurazione e strategie alternative (scegliere orari ad hoc per visitare luoghi affollati), porci in atteggiamento attivo verso gli eventi che ci accadono (sebbene possano accadere episodi imprevisti e sgradevoli).

    La tolleranza alla frustrazione si può esercitare.

    Un metodo molto in voga è la meditazione nelle sue diverse forme orientali, allo scopo di migliorare il contatto con se stessi.

    In modalità un po’ più casalinga, si può provare a porsi degli obiettivi specifici raggiungibili, che potranno crescere nel tempo, in relazione alla nostra soglia di sopportazione attuale e a quella che vorremmo raggiungere.

    Perdere la pazienza, in realtà, è il principio del problema: dovremmo imparare a esternare la rabbia nel modo e nel tempo opportuni, in modo che questa non diventi sempre più intensa ed esploda, poi, nell’occasione meno adatta.

    È molto importante prendere contatto con le proprie emozioni negative, conoscere i propri bisogni e porvi attenzione. Ignorare i piccoli fastidi, quasi sempre, li fa crescere e ci fa perdere le staffe quando meno ce lo aspettiamo!

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr.ssa Susanna Elena Violanti
    Specialista in psicologia

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