La Paura d’amare: si chiama Philofobia, ma si può guarire

La Paura d’amare: si chiama Philofobia, ma si può guarire

sofferenza

Amare è un po’ come denudarsi, mostrarsi nel proprio intimo, mostrare le proprie miserie, gettare la maschera che siamo soliti mostrare in pubblico e che spesso denunciano la nostra forza, il nostro potere, nel lavoro, nella Società. Ma gettare la maschera potrebbe mostrarci deboli….e questo non lo vogliamo! Riassume così Cesare Pavese il suo aforisma, “Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”

E questo “nulla” è quello che non vorremmo o che qualcuno di noi, per lo meno, non vorrebbe mai dimostrare per non sentirsi improvvisamente indebolito all’occhio di un altro/a; lo scotto di un comportamento del genere è quello che gli psicologi chiamano Philofobia, ovvero, la paura di amare, una situazione non da poco che può sconfinare nella vera e propria patologia, lo dimostra il corollario di sintomi cui un individuo, uomo o donna, poco importa, può incorrere nei casi più impegnativi che sfociano nella psicopatologia e che si manifestano anche a livello organico con sintomi importanti rappresentati da sudorazione profusa, crisi d’ansia ricorrenti, insonnia, dispnea, in alcuni casi anche forme depressive magari slatentizzate.

Se andiamo a fondo della questione, individui che costellano ogni storia di amore nascente con meccanismi di questo tipo, generalmente, nel loro lontano passato potrebbero avere avuto un rapporto conflittuale coi genitori, dai quali si sono sentiti, a torto o a ragione, ma quasi sempre a ragione, poco amati, se non addirittura rifiutati e questa paura nel tempo di dare amore e di ricevere nulla, se non umiliazioni, a volte, li lacera dentro come una ferita mai rimarginata che finisce per aprirsi tutte le volte che si creano i presupposti per un amore nascente, per un innamoramento che potrebbe facilmente tramutarsi in un amore, in un’unione.

Ma è più frequente, nella persona affetta da Philofobia riscontrare qualcosa di più recente nella sua vita che riconduce il suo comportamento a cause reattivo-situazionali; ahinoi…. chi dall’altro lato sperimenta situazioni del genere verificando o cercando di intraprendere una relazione con una persona Philofobica sa bene di che si parla. Apparentemente è tutto normale, i due si piacciono e l’uno mostra interesse per l’altro, preludendo il tutto ad una unione nascente che trova spunti e spinte proprio da quell’unione di pensiero, quegli interessi comuni, quell’empatia reciproca che farebbe immaginare un futuro sereno per le due persone.

Ma è a questo punto che la persona affetta da latenti se non manifeste forme di Philofobia mette in atto meccanismi di difesa che l’altra persona non capisce; insomma la persona scappa e spesso senza accampare giustificazioni, dirada gli incontri, le telefonate, cambia numero per non essere cercata e fa intendere di non volerne sapere più di quella possibile relazione assumendo, a volte, persino un comportamento aggressivo che finisce per spaventare e scoraggiare il suo interlocutore incredulo per quanto sia avvenuto. La persona afflitta da forme di Philofobia, pur potendo manifestare soltanto qualcuno degli aspetti di questa forma di fobia, mette in atto, insomma, dei meccanismi di difesa apparentemente assurdi, visto che se da una parte costella con risposte compensatorie questa sua ritenuta defaillance nell’essersi esposta a questa possibile storia d’amore, mostrando quella debolezza che l’aveva portata a “gettare la maschera”, ricordando l’aforisma di Cesare Pavese, dall’altra finisce per potenziare la sua attività lavorativa assumendo sempre nuovi incarichi, spesso le persone più esposte a tale disagio sono uomini e donne in carriera o apparentemente appagati nella proprio lavoro per lo più di alta responsabilità, impegnandosi e, a volte, raggiungendo risultati ancora più eccelsi, fermo il fatto poi di trovarsi, generalmente a fine giornata lavorativa o nei giorni di riposo lavorativo, schiacciati dalla paura di non aver scelto e chissà, di avere perso l’opportunità di non aver dato seguito a quella persona della quale lei/lui stesso stavano per innamorarsi, pentiti quasi sempre per aver confessato il proprio amore nascente nei suoi riguardi. Ecco dunque assistere a quel corollario di sintomi, come sopra accennati, in cui l’ansia, persino patologico, sembra quasi prendere di più il sopravvento.

Dunque un meccanismo complesso è quello che si scatena in una persona che in forme diverse e con gravità differenti soffra di Philofobia. Le cause di una patologia come queste possono anche albergare in individui che abbiano sofferto una relazione chiusasi anche da tempo e rispetto alla quale non hanno mai ricucito quella delusione sofferta. Da una parta, infatti, la persuasione che quell’amore conclusosi anche parecchio tempo prima rimane unico e irripetibile costringendo queste persone in una posizione di sospensione, attaccati come sono a quel passato che continua a lusingarle per certi aspetti e per schiacciarle dall’altro, ma nello stesso tempo protesi come si è verso il futuro senza mai essersi affrancati dal dolore di ieri.

In una parola, la Philofobia, potrebbe spiegarsi con la paura di amare per non soffrire e sofferenza potrebbe anche intendersi come la paura di perdere la propria libertà, non è raro infatti che questi soggetti siano stati single per lunghissimo tempo e accettare l’”estraneo” all’interno della propria vita potrebbe significare anche sconquassare quell’ordine delle cose costituite che, volente o nolente, la persona che si avvicina a noi prima o poi sovverte.

Lo psicanalista americano Jacobson ha ben rappresentato il disagio vissuto da una persona affetta da Philofobia che rasentava livelli della malattia di tipo psicotico come il timore in lei di perdere i confini di se stessa, insomma, lasciarsi andare, il grosso limite di una persona che vive tale disagio, vissuto con forme fobiche che si manifestano con il perdersi, affogati dal sentimento dell’altro e incapaci di gestire il proprio comportamento. Insomma un equilibrio delicato che si istaura fra due persone dove il desiderio di unirsi coincide con la paura di fondersi e laddove questa prevalga, si sfocia nella Philofobia, forse una delle forme più brutte di fobia perché rovina il bello di un amore, dare e ricevere, amare e farsi amare e finchè non si supera la condizione, si rischia di stare nella sofferenza e nel disagio.

Ma non tutto è perduto, ciò vale per la persona affetta da questo disagio e per l’altra che aspetta segnali importanti per continuare a portare a termine il proprio progetto di vita insieme.A volte dietro comportamenti del genere non si cela la vera e propria malattia, ma alcuni aspetti della stessa, correlati con le paure appena viste. Ma non è escluso che si superi il disagio iniziale lasciandosi andare e innescando un meccanismo rimasto sopito in noi che aspetta soltanto il momento per risvegliarsi abbandonandosi all’altro. Oltretutto, innamorarsi è un’esigenza primaria dell’individuo, capace di farlo stare meglio, superare persino le malattie, riaffacciandosi alla vita e facendosi travolgere da quel turbinio di sensazioni, passioni, dolci devastazioni che finiscono esse stesse per rappresentare la vera molla capace di abbattere le iniziali resistenze.

Ne consegue che laddove coesistessero quelle riluttanze in grado di impedire che tutto ciò che di bello può nascere con un nuovo amore, la persona che soffra di questi disagi, se non riesce a vincere da sola il problema, dovrebbe rivolgersi ad un esperto della materia per cercare di venire a capo della situazione. Vero è però che spesso è la stessa persona a ritrovare in sé la forza di venir fuori da quello stato, ma non mancano i consigli che gli esperti rivolgono a queste persone che vivano tale difficoltà.

I consigli degli esperti

Per prima cosa non serve fuggire chiudendo la porta ad una nuova possibilità d’amare; insistere ostacolando una nuova unione finisce per innescare un meccanismo di paure che si rincorrono e che rafforzano l’angoscia. Per far ciò, a parere degli esperti, non bisogna sperimentare una nuova unione anticipandone inconsciamente l’esito nefasto che potrebbe avere e dunque per riuscire a scongiurare tale pericolo, l’individuo dovrà accuratamente evitare di fare continui paragoni con la storia passata che l’aveva visto sofferente nella situazione venutasi a creare, con la consapevolezza, spesso sbagliata, di ripercorrere lo stesso dolore con una nuova persona. Nessuna storia è uguale a quella che l’abbia preceduta, perché nessuna persona è uguale alla prima.

Un errore da non fare è quello di tacere al possibile nuovo partner le proprie paure; è inaspettata infatti la possibilità che il clima di fiducia che si vada istaurando possa finire per far crollare quel castello di paure che insistono forte nella mente della persona afflitta dal problema.

Insomma, spesso siamo angeli con una sola ala, per spiccare il volo dobbiamo volare abbracciati e chissà che l’altra ala perfettamente in linea con la nostra non si ritrovi proprio nella persona dalla quale ostinatamente rifuggiamo.

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Gio 25/03/2010 da

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emilia
Emilia 29 maggio 2010 16:57

ho paura di avere incontrato un ragazzo philofobico. per le prime due settimane è stato dedito, entusiasta, ansioso di mostrare che era interessato a stabilire una relazione positiva e che puntava, chissà, a durare. è stato affettuoso, presente, mi ha scritto messaggi e detto parole importanti (sebbene non eccessive, considerato il poco tempo della storia). poi, nell’arco di due giorni e senza nessuna apparente causa esterna (nessun’altra donna) ha detto che si è spaventato a morte, che ha avuto paura di affezionarsi, che io mi stessi affezionando, e che non ce la può proprio fare in questa fase della sua vita ad avere una relazione. mi ha lasciata in uno schiocco di dita. e da quel giorno ha sì risposto a qualche mia email di disappunto, ma tenendosi sulle stesse posizioni dell’ultimo incontro e senza che mai si riaffacciasse l’altra persona che avevo conosciuto. ci tiene a dirmi che gli piaccio come prima, che non è quello o forse è proprio quello, che è un problema suo che sta troppo male per stare con qualcuno perché non può donare il suo spazio emotivo. ne ha bisogno per far funzionare il suo lavoro e per se stesso. che ne pensate? io sono allibita. ho sofferto molto. ovviamente ho smesso di cercarlo, ma non credo che saprò mai farmene una ragione.

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Doraemon83
Doraemon83 18 febbraio 2011 10:13

Ciao sono un ragazzo di 27 anni e credo proprio di avere la Philofobia. Ogni relazione che ho avuto è stata costellata dai miei cambiamenti d’umore e dalle mie incertezze. Ho sempre vissuto in un forte stato d’ansia che si manifestava con i tipici mal di pancia. Ultimamente ho incontrato una ragazza molto dolce e carina e i mal di pancia si sono trasformati in veri attacchi di panico. Ho dovuto lasciare questa persona, si lo so che non è stata la decisione giusta ma le crisi erano sempre più fort. Mi bloccavano su ogni aspetto della mia vita. Sono dimagrito, non dormivo, non mangiavo, non studiavo più. Sono consapevole di avere un bel problema ma devo risolverlo. Ho creato un Blog per condividere la situazione con altre persone che hanno lo stesso problema. Parliamone e aiutiamoci. http://www.splinder.com/myblog/edit/view/822459

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cioccina
Cioccina 2 febbraio 2012 17:50

Ciao Doraemon, io ho incontrato una persona speciale anche io ho sbalzi di umore e cambio idea in continuazione l’altro giorno sentivo una cosa veramente forte per lui e quando gliel’ho detto dopo mi sono sentita male e ho tipo ritirato quello che ho detto!!ogni volta che mi sento bene e mi esprimo con lui mi sento male e cambio subito idea!!ci sono dei momenti che lo sento veramente mio e la cosa mi fa stare male dopo!!l’altro giorno sembravo pazza quando gli ho detto che tenevo molto a lui!!sono tornata a casa e mi mancava l’aria non riuscivo a respirare senza capirne il motivo poi siamo andati fuori ai castelli un paio di volte e sto male sto veramente male!!ho paura di attaccarmi a lui di sentirmi nel profondo della relazione senza neanche rendermene conto, all’inizio credevo che forse non stavo bene con lui punto ma ora ho capito che sono io ad avere delle reazioni che non mi rendo neanche conto!!i pimi giorni che uscivamo mi abbracciava e dopo mi prendeva la tremarella ero felice e subito dopo boom l’angoscia!!! io in passato ho avuto una storia di due anni e mezzo con un bastardo stronzo che mi ha fatto soffrire come un cane è successo che abbiamo avuto anche una bambina e mi ha lasciato subito dopo che è nata abbiamo ancora contatti per la bambina ma per lui non serbo ne rancore ne rabbia è acqua passata!!con il ragazzo con cui sto ora sto veramente bene mi ha smosso veramente qualcosa dal profondo, dalle viscere, dal cuore però purtroppo non riesco ad essere stabile e ho paura che questo mi porti a rovinare la storia!!anche se lui mi capisce perfettamente!!quando faccio un pensiero felice su di lui subito dopo ne esce uno negativo senza che io me ne renda conto!!! insomma tutto questo poema per dire che comunque sono felice di non essere l’unica ad avere questo problema e che vorrei tanto risolverlo!!chi mi può aiutare??come faccio a sconfiggere questa philofobia??un abbraccio a tutti!!cri

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Paola Bono
Paola Bono 19 febbraio 2011 01:06

circa due anni fa ho conosciuto un uomo di quarantadue anni , single, fisicamente molto attrante, con alle spalle due importanti storie finite con profonda sofferenza, al punto (come dice lui) di aver perso fiducia nelle donne. Io,di tre anni piu’ grande e reduce da una separazione, sono rimasta affascinata dai suoi modi , inizialmente avvolgenti e accattivanti e dal suo sguardo penetrante. l’ attrazione e’ stata forte e non e’ passato molto tempo prima che si arrivasse a stare insieme. Complicita’ ad alto livello, e da subito e’ stato evidente che la prestanza fisica e il sesso per lui sono un punto di forza , un campo su cui muoversi in scioltezza. Mai pero’ un complimento ne’ una frase dolce, neanche nell’ intimita’. Eppure a gesti avvolgente e tenero.

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Paola Bono
Paola Bono 19 febbraio 2011 01:49

lui pero’ ha sempre mantenuto i suoi spazi liberi con la compagnia di sempre, di cui io non ho mai fatto parte,riducendo il tempo con me ad una sera alla settimana,preferibilmente a casa sua.Io innamorata persa ,l’ ho sempre assecondato e lui per contro mi ha tenuta a distanza di sicurezza
con frasi tipo “noi non stiamo insieme”, “ho perso fiducia nelle donne” “quando cadra’ la mia ultima maschera guarderai qualcun altro” ecc. Poi ha deciso di accettare un offerta di lavoro in un’ altra citta’, molto lontano,con avanzamento di carriera e ritorno solo nel fine settimana. Gli ho detto che l’ avrei aspettato ,ma mi ha risposto che non sarebbe stato giusto nei miei confronti, che sarebbe partito per ritrovare se stesso e stare un po’ solo.Inizialmente la sera stessa del ritorno mi cercava e stavamo insieme, poi spariva come sempre fino al ritorno successivo.Anche i messaggi si sono fatti piu’ radi, se io mi allontano mi cerca, ma se prendo io l’iniziativa non sempre risponde . Ultimamente anziche’ sms manda mail,ma molto attento a non usare frasi che possano far pensare ad un coinvolgmento affettivo, bensi’ abile a far cadere la conversazione sul piano fisico, quasi erotico, dove si sente forte e sa di esserlo.Io mi sento molto svilita e mi colpevolizzo di non esser stata capace di scoprirmi poco per volta e farmi desiderare. Lui mi ha detto che sono una ragazza affidabile, ideale per una relazione seria, ma per la quale al momento lui non si sente pronto.Sento che lo sto perdendo, ma in realta’ non l ho mai avuto realmente….ci sto malissimo e ho provato a staccarmi da lui concentrandomi su me stessa. Non mi mancano altre occasioni, ma non riesco a pensare di poter essere di un altro uomo. La cosa peggiore e’ che lui lo sa..e si sente tranquillo. Mi ha detto che non e’ un buon compagno perche’ e’ troppo solitario per poterlo essere…e si sta allontanando sempre piu’. Leggendo questo articolo ho ritrovato molti punti in comune tra il suo atteggiamento e la sindrome sopra descritta… questo potrebbe spiegare molte cose e forse potrei avere qualche speranza..ma mi resta il dubbio di essere semplicemente caduta nella rete di un ” bastardo”. Qualcuno mi puo’ aiutare ? grazie. chiedo scusa per la prolissita’, ma non e’ facile concentrare una storia ( tra virgolette) di due anni in poche righe…

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26 febbraio 2011 17:47

…..confronta la philopobia con la sociopatia alienata….ci sono molte cose in comune e Martha Stout ne parla nel libro The Sociopath next door, purtroppo solo in inglese…sembra di averla incontrata questa persona..tratti caratteriali in comune..insomma un tormento..
uncaro saluto

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Paola Bono
Paola Bono 27 febbraio 2011 22:48

Grazie per avermi risposto. Mi sono documentata come mi hai consigliato, ma risulta che il sociopatico non riesce ad avere relazioni con patner femminili e si dimostra chiuso anche nei rapporti di amicizia. La persona con cui ho a che fare io ha molti amici che frequenta appena torna a casa per il fine settimana e ha alle spalle due storie importanti della durata, rispettivamente ,di 10 e 5 anni, concluse con sofferenza ma vissute intensamente. Anche quando sta con me e’ sempre avvolgente e dolcissimo… il problema e’ che decide lui quando esserci o no…e sempre ,dopo avermi fatto sentire come una regina, scompare per giorni e non si fa sentire neanche con sms…E’ questo atteggiamento che non capisco..e ormai va avanti cosi’ da quasi due anni.Mi rendo conto che l’unica soluzione sarebbe quella di non rispondere piu’ quando si degna di farsi vivo, ma non e’ facile. Ho provato a dimenticarlo, ma non riesco perche’ in fondo al mio cuore non e’ quello che voglio.Forse sarebbe piu’ facile, ma non meno doloroso, se fosse lui a chiudere. Io lo vivo come un fallimento personale e questo mi fa male. Ti ringrazio per avermi dato la possibilita’ di parlarne con qualcuno.Sfogarsi un po’ aiuta molto. un caro saluto anche a te.

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Lupo Solitario
Lupo Solitario 26 marzo 2011 10:53

Salve,potrebbe essere legato in un certo qual modo con la calliginefobia ovvero la paura per le belle donne?anke se quella crea problemi anke a livello affettivo oltre che sentimentale

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Chiara 14 settembre 2013 20:30

Io vorrei aiutare una persona che ha questo problema. Io me ne sono innamorata, ma lui scappa Si allontana ogni volta ed ha tutti gli atteggiamenti che avete scritto. Da un lato penso che non ci tenga a me, ma quando siamo insieme ho sensazioni ben diverse. E’ vero che è possibile che menta e reciti, ma io lo sento che sta bene, si vede, lo leggo nei suoi occhi. Una volta mi parlò di questo problema, per cose sue passate che si porta ancora dietro, ha un brutto pensiero sulle donne e pensa che alla fine tutto debba finire in tradimenti. Io ci tengo troppo, è la prima volta che non riesco e non voglio mollare, ma ho bisogno di un consiglio su come poterlo aiutare. Come mi devo comportare per far si che si fidi di me e si lasci andare. Si allontana ogni volta ed ha tutti gli atteggiamenti che avete scritto. Vi ringrazio

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Morena 27 novembre 2013 16:38

Mi sono da poco lasciata con un ragazzo con questi problemi, è la prima volta che lui stava bene con una ragazza.. tra l’altro una storia a distanza quindi aveva i suoi spazi, ma allo stesso tempo voleva che fossi li vicino, mi ha lasciata molte volte e poi ripresa fino a quando è poi esploso pochi giorni fa dicendo che non ce la faceva piu non per la distanza ma proprio per questo suo problema, è come se il cervello gli imponesse che deve stare solo realizzare se stesso, è davvero dura perchè stiamo malissimo entrambi e io non posso fare nulla..

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