La Papaia: l’elisir di lunga vita?

La Papaia: l’elisir di lunga vita?

E se fosse davvero la papaia a farci invecchiare meglio?

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    La Papaia possiederebbe indubbie qualità antinvecchiamento

    Sembrerebbe uno di quegli annunci civetta di un’azienda che commercializza, appunto, l’estratto di Papaia, il famoso frutto che nasce spontaneo ai tropici, se non avesse messo la firma sullo studio del succo di questa pianta, esortandone al consumo, niente meno che Luc Montagnier, l’infettivologo francese, scopritore del virus dell’AIDS.

    Sia chiaro, nessuna millantazione nel far credere che assumendo la Papaia non si invecchia più, né tanto meno che si giunga all’eterna giovinezza, questo no, ma che con il succo tropicale si invecchi meglio e, probabilmente, si viva di più, sembrerebbe questa la sfida che lo studioso francese si appresta a raccogliere.

    Secondo Montagnier, non è vero che l’uomo invecchi dopo i 50 o 60 anni, tutt’altro, il primo invecchiamento si ha molto prima, già a 20, 30 anni, quando ancora non si hanno i capelli bianchi, né le rughe, ma si è stati sottoposti, in momenti e situazioni diversi, all’aggressione, reiterata, degli agenti patogeni che, alla lunga, indeboliscono il sistema immunitario. A complicare le cose, i cosiddetti radicali liberi che ci rendono meno forti contro le malattie. Secondo lo studioso francese, un importante ruolo di protezione contro questi invecchianti, naturali e non, lo avrebbe proprio la Papaia, che sembrerebbe essere più potente, addirittura di venti volte, della vitamina E, in questo importante compito.

    Dunque un formidabile antiossidante che si cela all’interno del frutto tropicale, ma al contempo, anche tanto difficile da assumere allo stato puro, non conoscendo, né le quantità precise che di questo frutto bisogna assumere, né avendo la possibilità di procurarcene a sufficienza, proprio perché parliamo di un frutto esotico e di difficile reperimento. La soluzione, però, ce l’avrebbe offerta l’industria farmaceutica che ha estratto la giusta quantità di papaia da ingerire ogni giorno, direttamente dal frutto e bio-fermentandola per renderla immediatamente disponibile; artefici di questo rivoluzionario sistema di estrazione, i giapponesi dell’Osato Research Institute.

    A sentire gli studiosi di questo procedimento e i medici che l’hanno applicato, la papaia parrebbe che stia dando i risultati sperati, se solo si pensa che viene somministrata, in associazione alle terapie tradizionali, come supporto nella cura di patologie gravi quali l’Alzheimer e il Parkinson, entrambe malattie degenerative nervose, addirittura la sostanza venne data proprio dal professor Montagnier a Papa Giovanni Paolo II che, come è noto era affetto proprio dal morbo di Parkinsons, nel 2003, proprio per le virtù naturali antiparkinsoniane della sostanza. Come si sa, il Pontefice non guarì dalla malattia, ma pare che abbia avuto periodi, più o meno lunghi, di lenta remissione della stessa.

    Non manca lo scetticismo di fronte a questi dati confortanti che vorrebbero la papaia una sorta di alleata modello per renderci la vita, qualitativamente migliore; a vari livelli si frenano gli entusiasmi e ci si auspica una maggiore prudenza nel gridare al miracolo, come è giusto che sia, ma il fatto che sia proprio il famoso infettivologo francese a dimostrarsi il primo assertore delle proprietà antivecchiamento della papaia, conforta non poco, se solo si pensi che lo studioso è anche impegnato nel Camerun, all’ospedale Yaoundè, nella cura dei bambini affetti da AIDS , se ne contano ogni anno oltre mezzo milione e che gli stessi siano curati, anche con la papaia, ottenendo risultati incoraggianti.

    Stando così le cose, un minimo di speranza si accende anche nel cosiddetto…. uomo della strada.

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