La nutrizione nel bambino allergico

La nutrizione nel bambino allergico
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    Il fenomeno allergie è sempre più in crescita in tutte le età; in Italia vi è una prevalenza del 4% e l’allergia più frequente è quella alle proteine del latte vaccino, circa il 90%. Oltre al latte ci sono altri alimenti ad elevato rischio come uova e grano. L’obiettivo della dieta in un bambino allergico è ovviamente quello di eliminare l’allergene prescrivendo diete corrette, quindi nel caso in cui bisogna escludere dalla dieta un determinato alimento contenente l’allergene, dovrò fornire indicazioni nutrizionali affinché quell’alimento venga adeguatamente sostituito.

    Un elemento importante è il monitoraggio della crescita e dello sviluppo del bambino. In queste situazioni risulta essere significativo il ruolo dei genitori. Bisogna insegnare ai genitori a leggere le etichette in quanto in molti alimenti sono presenti degli allergeni diciamo “nascosti” come ad esempio in alcuni alimenti troviamo: aromi naturali, caseina, caseinato, siero proteine e aroma di caramello che, come non tutti sanno, indicano la presenza di proteine del latte.

    In Italia nel 2006 è stato approvato un decreto legge che stabilisce che su ogni etichetta vi devono essere scritti gli ingredienti e gli additivi che possono dare manifestazioni di allergia; questo decreto ha facilitato il compito del genitore ma non l’ha risolto; importante è quindi la presenza di un nutrizionista che segua sia il bambino, impostando una dieta idonea, che la famiglia. Così facendo si otterranno dei benefici, non solo clinici, ma avremo anche una diminuzione di anticorpi coinvolti nell’allergia diminuendo così la risposta proliferativa che porta ad una reazione allergica.

    Una volta risolta l’allergia bisogna anche pensare a cosa sta facendo questa dieta sul versante nutrizionale; come prevengo il deficit di nutrienti? Come prima cosa prescrivendo diete corrette, evitando di togliere troppi alimenti e per far ciò è necessario avere conoscenza allergologica e nutrizionale: ad esempio ad un bambino allergico al latte vaccino dobbiamo dare qualcosa di alternativo, come un latte dietetico ipoallergenico, ovvero formule in cui le proteine del latte sono ridotte (minore di 1500 Da non ho reazioni allergiche).

    I diversi tipi di latte
    Latte di capra: dal punto di vista nutrizionale è una scelta errata in quanto ha una percentuale di proteine che è circa tre volte quella del latte materno 3,10 g/100ml contro gli 0.9g/100ml del latte materno, in più ha un massimo contenuto di calcio ma anche di sodio e cloro e, dal punto di vista nutrizionale per il bambino non è adeguato perché è poverissimo di acido folico e vitamina B12. Un bambino allergico alle proteine del latte vaccino sarà allergico al latte di capra al 99% .

    Latte di cavalla: ha un contenuto proteico che è circa quello del latte materno ed è quindi ben tollerato e non da allergie. L’analisi proteomica prova la somiglianza proteica tra latte materno, di cavalla e di asina e un’altra somiglianza proteica tra latte vaccino di capra e di pecora.

    Latte di asina: è simile al latte materno ma ha un contenuto lipidico estremamente basso e questo può essere un problema in quanto un neonato deve assumere circa 55% di lipidi; un neonato alimentato con solo latte di asina è un neonato malnutrito.

    Errori comuni
    Ad un bambino allergico alle proteine del latte molto spesso viene anche tolta dalla dieta la carne di manzo e di vitello, ma tra i due alimenti vi è una cross reattività solo del 10%.
    In bambini allergici alle arachidi vengono tolti anche altri legumi anche se la cross reattività è solo del 5%.
    Per capire se un bambino presenta cross reattività eseguo il test di provocazione analizzando i livelli di IgE nel sangue.

    Essenziale è quindi proporre una dieta corretta che vada a sostituire gli alimenti eliminati e che permetta di soddisfare i bisogni di intake giornalieri.

    Per il bambino sembra che la patologia allergica sia svantaggiosa per la crescita. In particolare lo stato infiammatorio che contraddistingue il soggetto allergico porta ad una serie di conseguenze sul piano molecolare e biologico come malassorbimento e ridotto intake calorico proteico. Molto spesso sono bambini con alterazione del ciclo sonno-veglia; la perdita di nutrienti porta ad un maggiore fabbisogno.

    Gli acidi grassi essenziali sono molto importanti per il corretto sviluppo del sistema nervoso; ad un bambino allergico al pesce devo assicurarmi che non vada in deficit di DHA (acido decosaesanoico) e EPA(acido eicosapentaenoico) proponendo quindi una dieta contenente oli vegetali. Quando si riscontra un deficit di calcio in un bambino allergico al latte devo sempre supplementare per evitare il rachitismo e l’osteoporosi; infatti nel latte ipoallergenico il calcio c’è ma non viene raggiunto il fabbisogno. (Se bevo una tazza e mezza di latte vado ad eguagliare il calcio che introdurrei con 1,5kg di broccoli). Per quanto riguarda il latte in polvere, si può ricostituire usando acqua con elevati valori di calcio in modo tale da coprire il 30-40% di intake giornaliero di calcio. Esistono dei preparati farmacologici il cui assorbimento è equivalente al 30% e preparati associati che contengono sia calcio che vitamina D.

    Dott.ssa Cavaletti Klizia
    Biologa Nutrizionista
    klizia.cavaletti@gmail.com
    348-0364159

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