La mammografia “taglia” la mortalità del tumore al seno

La mammografia “taglia” la mortalità del tumore al seno

L’arma vincente per contrastare il tumore al seno è la diagnosi precoce: lo screening personalizzato con la mammografia potrebbe ridurre notevolmente i casi e il tasso di mortalità

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    mammografia per combattere il tumore al seno

    E’ la forma tumorale più diffusa tra le donne, è il tumore al seno: un nemico agguerrito, che, però, può essere sconfitto efficacemente con un’arma semplice, la diagnosi tempestiva. In particolare, svolge un ruolo chiave in questa lotta contro il tempo per la diagnosi precoce e la prevenzione, un esame diagnostico che dovrebbe essere accessibile a tutti, la mammografia. Con lo screening mammografico regolare si può ridurre la mortalità da tumore al seno di bel il 45%.

    E’ la mammografia il segreto del successo contro il cancro al seno, l’arma vincente per diagnosticarlo il prima possibile e trattarlo al meglio. Il ruolo di questo esame strumentale emerge in modo impressionante da una fotografia della situazione italiana: nell’Italia meridionale, dove il tumore al seno è diagnosticato, mediamente, con maggiore ritardo, il tasso di mortalità per questa neoplasia è più elevato, circa il 50% in più rispetto al centro-nord della Penisola.

    Infatti, il programma di screening attivato dalla maggior parte delle aziende sanitarie del nord Italia taglia nettamente il rischio di mortalità, permettendo l’identificazione e la diagnosi precoce di circa il 50% dei casi di cancro al seno, rispetto al 30% del meridione.

    “Grazie alla diagnosi precoce e alle terapie target in Italia vivono oltre 520.000 persone che hanno avuto un tumore del seno.

    Un enorme successo che deve indurci a incentivare ancor più la prevenzione primaria e secondaria, su cui esistono ampi margini di miglioramento. E’ necessario, ad esempio, rinnovare i criteri finora utilizzati per lo screening che dovrà essere ‘su misura’: familiarità o condizioni genetico-ereditarie, mammella densa, terapia ormonale sostitutiva, precedenti condizioni patologiche del seno predisponenti al cancro e presenza di impianti protesici sono elementi da considerare per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto). Le stesse condizioni potranno orientare per una diversa modulazione sia dello strumento diagnostico da utilizzare (mammografia, ecografia, risonanza magnetica) che per un diverso timing degli esami.
Quindi non più la mammografia ogni 2 anni a tutte le donne ma una personalizzazione dei controlli sulla base del rischio individuale di ciascuna” ha osservato il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma.

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