La Malaria: in un pesce l’arma segreta per debellarla

La Malaria: in un pesce l’arma segreta per debellarla
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    La zanzara: la specie anofele è portatrice della terribile malaria, ma oggi un pesce potrebbe debellarla

    La Malaria, il flagello dei tempi andati, ma neanche troppo lontani, l’attuale minaccia per intere popolazioni del mondo, cui gli stessi Paesi sviluppati, ancora adesso, non hanno potuto mettere fine, del tutto, potrebbe finalmente trovare un nemico, invicincibile.

    Ad aiutarci a debellare questa gravissima malattia parassitaria, infatti, che ancor’oggi causa oltre un milione di morti all’anno in tutto il pianeta, soprattutto rappresentati da bambini, potrebbe pensarci un pesce, in grado di divorare le larve della zanzara che, come ben si sa, è provocata da un insetto, la zanzara anofele, appunto. Il pesce in questione è del genere, tilapia e mostra un grande interesse nei confronti di queste larve che stazionano in specchi d’acqua paludosi e che, una volta schiuse, si trasformano in zanzare, fameliche, in grado di trasmettere la terribile malaria.

    L’esperimento è stato condotto in Kenia, dove un gruppo di studio rappresentato da Francois Omlin dell’International Centre of Insect Physiology and Ecology,ha immesso in tre bacini paludosi della zona infestati dalle larve di zanzara, il pesce tilapia del Nilo (Oreochromis niloticus), osservando l’evolversi nel tempo. Ebbene, campionando l’acqua dopo 5 mesi, si è osservato che la quantità di larve era diminuita di ben oltre l’80%, della popolazione iniziale, sicuramente divorata dal pesce.

    La cosa strana è che la preferenza del pesce tilapia per le larve di zanzara che causa malaria è conosciuta fin dal 1917, ma, a detta del professore Omlin, “Per quanto ne sappiamo non è stata pubblicata nessuna ricerca sull’uso della tilapia per il controllo delle zanzare”. A questo proposito, interessante anche il pensiero di un entomologo, Peter Atkinson, dell’Università della California a Riverside (USA), esperto di vettori della malaria, il quale sostiene che, “il controllo delle zanzare attraverso l’introduzione di pesci predatori è da considerarsi un’azione complementare”, ciò, secondo lo studioso, per il fatto che alla lotta condotta dal pesce tilapia deve associarsi anche l’azione di pesticidi, bonifica dei pozzi stagnanti ed, eventualmente, introduzione di organismi geneticamente modificati che impediscano la riproduzione delle zanzare.

    È anche importante, continua Atkinson, tenere conto dell’impatto ecologico dell’introduzione di un pesce in un nuovo habitat.

    Tuttavia, la lotta alla malaria utilizzando questi pesci, pur con il successo ottenuto e laddove rappresentasse l’unica arma disponibile da attuarsi, ha anche dei limiti, lo dimostra il fatto che in Africa, come sostenuto da Clive Shiff della Johns Hopkins Bloomberg School of Health di Baltimore (Maryland, USA). le larve della zanzara potrebbero anche crescere nelle pozzanghere prodotte dalle impronte, laddove, come è comprensibile, è impossibile introdurre il pesce tilapia, o qualsiasi altro essere vivente e, dunque, anche solo per questo fatto, la lotta alla malaria e alla zanzara che la provoca, non può essere condotta, soltanto con un pesce che si ciba delle larve dell’insetto, ma con un complesso di armi, anche chimiche, che agiscano in sinergia, le une con le altre.

    Fonte:New Scientist

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