La Malaria: ecco il metodo per sconfiggerla definitivamente

Di fatti il mondo scientifico sta adottando un’innovativa tecnica atta a rendere immune le zanzare che trasmettono la malattia

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    zanzara anofeles

    Per noi europei per lo più la malaria è un antico flagello fino ai primi anni del secolo scorso, ma nel mondo la malaria non è per nulla scomparsa, lo sanno bene quelli che si spostano verso Paesi ancora infestati dal parassita, con l’aggravante del problema che una volta tornati a casa, stante lo scarso allenamento dei medici nel doversi confrontare con una malattia conosciuta per lo più solo sui testi universitari e mai o quasi nella pratica clinica, l’approccio alla malattia diviene spesso drammaticamente tardivo. E proprio partendo dal presupposto che la malaria non è mai scomparsa dalla faccia della terra, bisogna ricordare che la sacca principale in cui si annida maggiormente il parassita è proprio l’Africa dove il Plasmodium Falciparium che ricordiamo essere un protozoo trasmesso per lo più dalla zanzara Anopheles, uccide qualcosa come tre milioni di persone e, nonostante tutto, non si è in grado di prevedere né delle cure del tutto efficaci, stante il fatto che la diagnosi spesso è effettuata con troppo ritardo per poter sperare in una guarigione, né tanto meno esiste un vaccino in grado di debellare la patologia.

    Ma adesso la strada sembra essere tracciata, lo rivela uno studio dell’Università Johns Opkins che si muove in una direzione del tutto diversa nell’approccio con il parassita.

    Di fatti il mondo scientifico sta adottando un’innovativa tecnica atta a rendere immune le zanzare che trasmettono la malattia. Interessante è comunque soffermarsi sul sistema di contagio ad opera dell’insetto che si infetta succhiando il sangue umano a sua volta infetto con la conseguenza che il parassita resta attivo nell’intestino della zanzara dove si riproduce trasferendosi nella saliva della zanzara pronto ad essere trasferito ad un altro uomo con un’altra puntura dell’insetto.

    Occorre però dire che il sistema immunitario dell’insetto non è inerte e distrugge la stragrande maggioranza dei protozoi ma non in modo tale da impedire il contagio, altrimenti non assisteremmo ai milioni di morti per malaria. Ed è proprio qui che fa leva il lavoro scientifico degli scienziati dell’Università Johns Opkins, dove George Dimopoulos, professore del Istituto di Ricerca sulla Malaria sta portando avanti un inedito e rivoluzionario sistema di cura preventiva che consiste nello studiare il codice genetico delle zanzare procedendo poi a disattivare il gene specifico al fine di potenziare la risposta immunitaria e distruggere del tutto il parassita, come ben si evince dall’articolo che è stato pubblicato sulla rivista PLoS Pathogens.

    Agendo in questo modo, ovvero modificando il DNA della zanzara, il parassita verrebbe del tutto distrutto “nella pancia” dell’insetto; “Quando la zanzara si nutre di sangue infetto, il parassita viene riconosciuto attraverso dei recettori specifici dal suo sistema immunitario e parte la risposta fisiologica. In condizioni naturali questa risposta avviene con troppo ritardo perché riesca a dar luogo a una difesa efficiente” spiega Dimopoulos. Nelle zanzare geneticamente modificate invece la risposta immunitaria viene indotta precocemente ed è in grado di debellare tutti i microorganismi nocivi.

    Alcuni già parlano di zanzare high-tech, fatto sta che riuscendo ad agire in tal senso davvero si potrebbe dire addio ad una malattia che ha rappresentato per noi un temibile spettro e che ancora tale resta in buona parte del pianeta.