La malaria: dopo i viaggi esotici è un rischio da tenere in considerazione

La malaria: dopo i viaggi esotici è un rischio da tenere in considerazione

Dopo un indimenticabile viaggio ai tropici, se non si è fatta alcuna profilassi, il rischio malaria non è da escludere

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    Dopo un indimenticabile viaggio ai tropici, se non si è fatta alcuna profilassi, il rischio malaria non è da escludere

    Le vacanze sono per la maggior parte degli italiani terminate, per quelli che l’han trascorse in luoghi esotici, per lo più in zone tropicali, al rientro, potrebbe esserci un’angoscia in più, ciò soprattutto, se i primi giorni coincidono con dei malesseri di difficile interpretazione; l’ansia è, infatti data dalla possibilità di essere incorsi in qualche modo in un’infezione malarica, ma a questo punto, il fattore tempo, inteso come l’arco temporale che intercorre dal rientro dalla vacanza e i primi sintomi, ha la sua importanza.

    Perché, come dice il professore Adriano Lazzarin, primario del reparto Malattie Infettive dell’Università Vita Salute San Raffaele, «Dopo 30 giorni i rischi diminuiscono perché la malaria ha un periodo di incubazione che va dai 10 ai 30 giorni e le alte febbri tropicali si manifestano entro una decina di giorni». Se invece, siete rientrati da poco, meglio non abbassare la guardia e correre in ospedale se la temperatura corporea aumenta. «Circa il 10 per cento dei viaggiatori – dice Spinello Antinori, professore associato del reparto di Malattie Infettive dell’Università degli studi di Milano – torna da una vacanza in luoghi tropicali con febbre». Oltre alla più nota malaria si possono contrarre la febbre da virus Dengue e Chicungunya: «due tipi di influenze tropicali che – chiarisce Lazzarin -, salvo rari casi, possono essere superate senza drammatizzare». E poi ci sono le epatiti: «più facili da contrarre nelle zone tropicali – continua Lazzarin – per questo si consiglia sempre la vaccinazione contro l’epatite A».

    Un’altra malattia, che presso quelle zone non è difficile contrarre, è la diarrea del viaggiatore, ma per questa patologia il ricorso ai tradizionali farmaci di uso comune è sufficiente a scongiurare il peggio. Discorso ben diverso per la malaria, non foss’altro perché con questa grave patologia ci fanno i conti 500 milioni di persone e due milioni di casi sono letali, soprattutto per i bambini. E c’è anche da dire che questa malattia è sottovalutata, ritenendo che sia un problema lontano dai nostri sguardi, invece, per il fatto che molti partono per le zone tropicali senza adeguate precauzioni, i rischi di incorrere in questa infezione è alta, tanto che, secondo il professore Antinori, soltanto in Lombardia si è assistito ad un incremento di casi pari a 100 per cento, al punto che ogni anno si manifestano negli ospedali lombardi, circa 60 nuovi casi all’anno.

    Il motivo di questa situazione, secondo Antinori, è dovuto alla facilità con la quale è possibile raggiungere località esotiche a basso costo e facilmente, trascurando, in troppi, l’essenziale profilassi e vaccinazioni.

    Ma c’è un secondo rischio e, come dice il professore Antinori, non è certo meno importante del primo e riguarda l’incremento del fenomeno migratorio: «Ultimamente- continua Antinori – aumentano i casi di malati immigrati rispetto agli occidentali: stranieri che tornano dopo tempo nel loro paese d’origine o in quello dei loro genitori». Così, una volta rientrati in Italia, scoprono che il loro fisico si è «occidentalizzato» e che anche loro, ormai, possono andare incontro alle forme gravi di malaria contro le quali sono sprovvisti di protezione immunitaria.

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