La depressione: il tunnel nella mente e nell’animo

La depressione: il tunnel nella mente e nell'animo

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    La depressione è una malattia dai risvolti, a volte gravissime, ma esistono le cure

    Il male oscuro, come viene definita la depressione in tutte le sue manifestazioni, è ritenuta oggi una vera e propria emergenza sanitaria, che causa inabilità ed elevati costi sociali. Definirla malattia è necessario, perché come tale deve essere inquadrata,scordiamoci che il depresso sia un malato immaginario, un soggetto incapace di reagire alle circostanze e perciò un debole o peggio ancora un “viziato”, in cerca di espedienti per mettersi in mostra,il depresso è ed occorre sottolinearlo, un malato a tutti gli effetti, che soffre, a volte, indicibilmente, per il suo stato e, dunque, va curato e subito.

    Dovrà rincuorarci sapere che, mai come adesso, la depressione, in quasi tutte le sue forme è curabile, ciò perché l’ approccio con la malattia è stato bene indirizzato in ambito farmacologico, centrando quasi tutti i punti più inespugnabili di questa particolare patologia.

    Di contro, l’ atteggiamento ancora insensato di certi pazienti che non ricorrono allo specialista per farsi diagnosticare il proprio stato e conseguentemente ritardando ogni cura o rivolgendosi ad operatori fuori dall’ambito della medicina e della psicoterapia, è tanto insensato, quanto pericoloso.

    Anche il ritenere, da parte dei congiunti dell’ammalato, che l’approccio con il grave stato del depresso debba aversi sull’onda di una sorta di insopportabile compatimento dei sintomi lamentati, a torto curati con il semplice dialogo o forzate forme di distrazione, come, ad esempio, sane passeggiate, proposte di viaggi, od altro, siano in grado di arrecare giovamento a chi sta male e che il ricorso al medico invece debba essere considerato quale ultima ratio della patologia, è così sconsiderato da peggiorare, a volte, forme benigne di depressione col rischio che la stessa si conclami nell’individuo in forme più impegnative. Insomma, ripetiamo, il depresso è solo un malato e come tale va, imperativamente, curato!

    I sintomi della malattia

    Proprio la scarsa propensione di molti,pazienti compresi, di considerare la depressione una malattia ritarda l’approccio terapeutico della stessa col risultato che, molti malati non sanno di esserlo e, dunque, non si curano. E’ proprio questo il primo dramma di questa patologia che invece, se trattata adeguatamente, guarisce in una percentuale molto alta di casi. La moderna psichiatria individua le diverse forme della malattia al punto che parlare di depressione in maniera generica è, sulla base delle conoscenze moderne, persino riduttivo, poiché non da l’idea precisa della forma clinica cui soffre un paziente. Questo dato è tanto importante in funzione del tipo di trattamento cui dovrà sottoporsi il paziente che, oltretutto, ai fini di un risultato apprezzabile, dovrà essere quanto mai tempestivo.

    Dunque, terapia, scelta del medico più idoneo a curare la malattia e, fatto sicuramente da non trascurare, studio dell’ ambiente ove vive l’ ammalato stesso che dovrà essere affrontato, nel possibile, con i congiunti, visto che, l’ atteggiamento distorto del depresso verso la realtà, col tempo, finisce col rappresentare essa stessa, una eventuale causa scatenante di un nuovo evento patologico oppure potrebbe limitare l’ efficacia della cura.

    La stessa sintomatologia, variegata,a volte simile nelle varie forme quando è ben diagnosticata, anche avvalendosi di quanto la tecnologia ha messo a disposizione della moderna medicina, permette di catalogare la malattia nelle diverse manifestazioni cliniche e potendosi così iniziare un trattamento clinico farmacologico appropriato, quasi sempre in grado di sradicare la malattia.

    Semplificando la distinzione delle varie forme cliniche, è interessante notare innanzitutto che, contrariamente a quanto si riteneva un tempo,non sempre si è di fronte ad una causa scatenante, tant’è che nelle forme che si risolvono, spontaneamente, queste non conoscono una ben definita origine della patologia.

    Più spesso, invece, un inizio brusco dei sintomi è spesso messo in relazione con eventi traumatici o stress impegnativi, quali lutti,l’eventuale perdita del lavoro, il pensionamento o altri disagi individuali che finiscono magari con lo slatentizzare forme sopite che esplodono sotto lo stimolo di eventi esterni all’individuo. Oggi, queste forme si conoscono e classificano come Reattive, ovvero intese come la risposta dell’ organismo all’ evento che ne ha alterato l’ equilibrio. L’ approccio risulta impegnativo non tanto per la maggiore o minore gravità rispetto alle altre forme, quanto invece per la resistenza opposta dal paziente di fronte agli eventi che gli hanno stravolto l’esistenza.

    Nella depressione di tipo reattivo non è raro trovarsi di fronte a manifestazioni cliniche in cui a prevalere è una malattia organica sovrapposta alla depressione, tant’è che, manifestazioni patologiche, esempio, cardiache, gastriche, cefalalgiche che non traggano beneficio dai più moderni farmaci, farà, quasi sempre ritenere, nel medico specialista, la presenza che alla base di queste manifestazioni che partecipano esse stesse a prostrare il paziente, vi siano forme di depressione di non facile diagnosi.

    Oltre a quelle forme che individuano una causa più o meno scatenante nella loro manifestazione, esistono aspetti della malattia che si conclamano in quella che si definisce forma Bipolare, chiamata così perché il soggetto colpito ha alternanza di manifestazioni che vanno dalle profonde crisi depressive a veri e propri stati di eccitamento maniacale, con prevalenza anche di quattro volte delle prime sulle altre

    La depressione Bipolare è considerata la più grave e quanto mai richiede un intervento dello specialista, il più tempestivo possibile, perché l’ ammalato, oltre che soffrire della malattia stessa, rasenta episodi di tentato suicidio e in qualche caso, mette anche in atto il proposito di porre fine alla propria esistenza che, in assenza di cure, risulta essere inaccettabile e invivibile.

    I depressi in Italia

    Attualmente, la psichiatria ha meglio inquadrato il soggetto depresso, individuando, nella popolazione degli ammalati, una percentuale più alta di donne rispetto agli uomini. Su tre depressi, due di loro sono donne. Basandosi su dati statistici bisogna chiarire che gli uomini sono più restii delle donne ad ammettere un disagio riconducibile alla malattia stessa e giungono più tardi all’ osservazione del medico rispetto alle donne, fatto questo che potrebbe considerare per difetto il numero di malati uomini di depressione, anche se, è giusto considerare che fenomeni fisiologici della donna, quale ad esempio, i fattori ormonali, predisporrebbero il sesso femminile più di quello maschile alla malattia.

    Tracciando un identikit del depresso tipo, senza che questo comunque costituisca un valore assoluto delle caratteristiche del malato, gli specialisti individuano un soggetto di sesso femminile di età intorno ai 35 anni, divorziato o separato, di ceto e reddito medio.Ulteriori studi sulla malattia avrebbero messo in risalto il fatto che donne che non hanno un rapporto sentimentale stabile sono più esposte delle loro coetanee, alla depressione. Ma un dato importante e anche allarmante del fenomeno, sta nel fatto che non esiste un’ età d’ esordio della malattia, fermo il fatto che nella popolazione anziana esiste una forma senile ben individuata e curabile al tempo stesso. Ma si è osservato che la depressione è presente anche nell’ infanzia, prima del compimento dei 10 anni di età così come una percentuale prossima al 10% della popolazione mondiale affetta, è adolescente. L’ alta incidenza della malattia, l’ abitudine di non considerarla tale da parte di molti, gli effetti sociali, individuali, economici della stessa, hanno concentrato gli sforzi degli studiosi, sollecitati anche dall’ O.M.S. affinché si possa, in tempi celeri, pervenire a cure efficaci e tempestive di questa patologia.

    Cure per la Depressione

    Resta da vedere come si possa venire colpiti da questa malattia e se nello studiare ciò, si possa anche parlare di depressione su base ereditaria e/o tenacemente legata a fattori contingenti e ambientali oppure del tutto avulsa dal contesto che circonda l’ ammalato stesso. Oggi si è giunti alla conclusione che non si può parlare di ereditarietà assoluta alla depressione, contrariamente a come si sosteneva un tempo, semmai si ereditano quei fattori di rischio che facilitano l’ insorgenza della malattia. Sui fattori esterni che ne influenzano l’ insorgere e il suo decorso, laddove l’ambiente abbia avuto il sopravvento, la sua incidenza ha effetti sulla durata dei sintomi e, in piccola parte, anche sulla efficacia dei farmaci. Ma la vera battaglia contro la malattia viene condotta studiandola per i suoi effetti a livello cerebrale, dove si è riscontrato palesemente il dramma che colpisce l’ individuo partendo dall’ evidenza che, in natura e fisiologicamente parlando, le cellule nervose comunicano tra di loro, tenuto conto che lo stimolo nervoso, generato da una qualsiasi situazione, attraversa le cellule mediante un impulso.

    A veicolare questo impulso assolvono dei mediatori chimici chiamati, neurotrasmettitori e costituiti da due sostanze, la serotonina e la noradrenalina. Una volta trasferito lo stimolo tali sostanze si inattivano naturalmente. Tuttavia, nel depresso il livello di questi neurotrasmettitori è più basso rispetto al soggetto sano. Individuato il meccanismo fisiologico, ci si è orientati sulla cura che riporti allo stato di normalità la situazione e che si avvale di farmaci che ritardano il riassorbimento dei neurotrasmettitori. Poiché l’ umore, la creatività, la reazione agli stimoli, vengono mediati proprio dai neurotrasmettitori, riscontrare un livello basso nel sangue di questi ultimi è già un ottimo approccio diagnostico alla malattia pur nelle varie fasi e solo intervenendo su queste sostanze è possibile curare la patologia.

    Fino a poco tempo fa esisteva una categoria di farmaci, chiamati, Triciclici, che avevano effetti positivi sulla malattia stessa. Ma purtroppo gli effetti collaterali, anche gravi, di questi prodotti, ne limitava l’ uso. Attualmente la scoperta di sostanze quali le SNRI hanno contribuito a curare la depressione in maniera più incisiva senza presentare importanti effetti collaterali. Così come, la moderna farmacologia ha individuato sostanze dotate di potente attività chimica, con sempre minor assenza di effetti collaterali, per alcune forme della malattia, ieri di più difficile approccio. Proprio la forma più temibile, la bipolare, oggi viene trattata con un farmaco, la Lamotrigina, studiata dalla azienda farmaceutica Glaxo, il cui impiego ha ridotto di una percentuale alta il numero di suicidi fra gli affetti dalla malattia. Questi farmaci, a cui si aggiunge la classe dei cosiddetti, Nassa, lentamente, sta mettendo in soffitta il prezioso rimedio, ancora usato, quali è il litio che, pur nella sua efficacia, limitava l’ impiego clinico per le manifestazioni cliniche, anche serie, che dava a livello gastrico, cardiovascolare e oftalmico. In sostanza, al di là dei vari principi chimici usati, risulta attuale parlare di una forma di conquista dello stato di benessere con l’ uso dei moderni farmaci cui dispone oggi la classe medica, proprio per la razionalizzazione degli stessi, nelle varie fasi e nelle varie forme di depressioni che si presentano all’ osservazione dello specialista.

    Da segnalare, infine, anche quale supporto alle terapie farmacologiche, anche la psicoterapia che oggi si considera, a volte, persino basilare nel trattamento della depressione, non tanto per curare la malattia, quanto, invece, per riportare lo stato di benessere nel paziente una volta individuate le cause esterne al soggetto colpito che possono avere influenza sul ripresentarsi o nel peggiorare i sintomi o la stessa malattia.

    Dunque, sarebbe del tutto insensato non considerare la depressione una malattia e il consiglio migliore che dovrà essere dato a chi vi soffre è quello di indirizzarsi alle cure di un medico, anche nelle forme transitorie, poiché è molto meglio ritenere di essere affetti da una forma impegnativa che una volta diagnosticata si cura con relativa facilità, piuttosto che ritardare il ricorso al medico, con la convinzione di soffrire di transitori sintomi senza importanza, atteso che solo il medico è l’unico in grado di rendersi conto di che malattia soffra il paziente.